20 ottobre 2013

Politica economica

Lo sanno tutti che la pressione fiscale in Italia è troppo alta, e che soprattutto lo Stato non restituisce in servizi quanto preleva, questo è il vero punto. Le risorse che lo Stato preleva dai redditi degli italiani non vengono restituite in servizi.
Dove finiscono quindi le risorse che non vengono restituite ai cittadini in servizi? in corruzione, burocrazia, arretratezza tecnologica grave, sprechi, evasione fiscale.
La tecnologia ha cambiato il mondo, i fini e i mezzi di produzione non sono più chiari come prima. Il confronto tra le capacità tecniche e politiche è aperto su scala planetaria. Certo non dimentico che le superpotenze militari sono sempre le solite due, Usa e Russia. Tuttavia anch'esse devono fare i conti e costringono a fare i conti con il nuovo assetto tecnologico mondiale. La retromarcia del presidente degli Usa sulla paventata guerra in Siria, per i modi i tempi e i soggetti che hanno agito per scongiurarla - Putin, il Papa, l'informazione globale - questa retromarcia dicevo è forse un indizio della fondatezza di quanto sostengo, quando dico che anche le superpotenze, nonostante il loro strapotere nucleare, devono fare attenzione alla globalizzazione.
Il nostro governo dichiara che ha ridotto le tasse ma toglie ai cittadini ogni strumento di controllo, perché? perché se è vero che ha ridotto le tasse ha cambiato le modalità di riscossione, i nomi delle tasse, i parametri di calcolo e così via? se vado al cinema oggi e pago 10 euro, e domani allo sportello mi vendono un biglietto facendomi pagare 9,90 euro, posso constatare e affermare che il biglietto è diminuito di 10 centesimi. Ma se invece di ridurre il biglietto di 10 centesimi mi dicono che d'ora in poi pagherò il film in base alla sua durata e che dunque se dura meno di novanta minuti pagherò 9,90 euro e se dura più di novanta minuti pagherò 10,10 euro, chi mi garantisce che i film, da quel momento non dureranno tutti più di novanta minuti e che la dichiarata riduzione del prezzo in realtà è una finta e che il prezzo in realtà è aumentato? non me lo garantisce nessuno e data l'esperienza di ognuno di noi è certo che i film, dopo la "riduzione" del prezzo, dureranno tutti come minimo 91 minuti.
Anche quest'anno il Pil decresce e pare che in sostanza non ci siano cenni di ripresa. Meno Pil meno introito fiscale da parte dello Stato (si suppone), ma in Italia non è così, meno Pil e maggiore gettito fiscale, è contraddittorio ma è così: questo significa forte aumento della pressione fiscale. Se produco meno e pago più tasse di prima, sfido chiunque a dirmi che non si tratta di un aumento della pressione fiscale (che l'aumento sia dovuto alla lotta all'evasione mi pare del tutto inconsistente come argomento).
L'Italia ha un debito enorme che le banche hanno acquistato anche con le risorse a basso costo che hanno ricevuto negli ultimi anni dalla BCE. Nel contempo le banche, che pure acquistano con larghezza debito pubblico, hanno chiuso i rubinetti ai piccoli e medi imprenditori italiani.
Ora facciamo un po' due conti. Il sistema economico-politico-istituzionale italiano ha dei gravi problemi che si sintetizzano in una riduzione del PIL. Lo Stato ha un grande debito che lo induce ad aumentare spaventosamente la pressione fiscale. Le banche destinano le loro risorse al finanziamento del debito pubblico e stringono invece i cordoni della borsa nei confronti dei piccoli e dei medi imprenditori. Detto questo, se la base dell'economia è l'impresa, sul prodotto della quale poi si regge tutto il sistema (privati, Stato, democrazia, eccetera), se l'economia per le ragioni più disparate esterne e interne al sistema Italia langue, se lo Stato preleva allegramente dalle tasche dei cittadini anche quando queste sono sempre disperatamente più vuote, se tutto questo è vero, l'unica via d'uscita è un aumento del credito all'economia e una riduzione dei consumi di Stato. Invece lo Stato non dà alcun segno concreto di ravvedimento, e le stesse banche che hanno serrato i cordoni della borsa ai piccoli e medi imprenditori continuano a finanziare lo Stato come se nulla fosse.

3 ottobre 2013

Europa, migranti, ipocrisia

L'ennesima tragedia si è consumata.
Papa Francesco come al solito si è distinto per spontaneità e immediatezza.
La spinta formidabile verso i luoghi dove, nonostante la crisi, si mangia è irresistibile. Questo fenomeno, la migrazione di massa, non può essere trattato come un qualunque affare, la realtà è quella che è, i migranti sopraggiungono non per sport ma per fame, sopraggiungono perché sanno che in occidente si mangia anche quando c'è la crisi, nonostante tutto; in un modo o nell'altro ce la si fa, si va avanti: non è così nei luoghi da dove provengono: non si mangia, si muore di malattia, si muore di guerra, si muore di corruzione, si muore non di vecchiaia.
Lampedusa è territorio italiano ma anche e soprattutto europeo. Ma il vecchio continente si commuove con distacco, esso è lontano: conti in ordine, biciclette, classe dirigente impeccabile, silenzio, stato sociale, futuro, aumento della longevità, ecologia; sì ecologia per salvare la terra, ma la terra non è una pietra la terra sono gli essere umani, gli emigranti sono esseri umani identici agli occidentali,sono la terra, ma essi non mangiano, essi muoiono non di vecchiaia, essi cercano un lavoro, essi, prima di cercare la salvezza trascendentale, cercano la salvezza terrena, cercano un posto dove sopravvivere in modo meno duro della loro vita là da dove provengono.
Se l'emigrazione di massa è un fenomeno "storico" inarrestabile, ed è così; se Lampedusa è territorio europeo; se l'europa è occidente a pieno titolo; ebbene, se è così, l'Europa tutta insieme deve mobilitarsi contro i criminali che sfruttano questo fenomeno e a favore di coloro che hanno bisogno di ogni tipo di aiuto, per evitare il ripetersi di queste tragedie. Certamente non respingendoli ma assistendoli convintamente sia in Europa sia nei loro paesi.
Se l'Europa dovesse restare silente allora ciò significa che l'Europa è solo un nome vuoto, e non è vero che Lampedusa è Europa: allora Lampedusa è Italia e se è così, se quando l'Europa deve dimostrare di esistere non lo fa, per quale ragione l'Italia dovrebbe sottostare ai regolamenti e alle direttive europee? 

13 settembre 2013

Libertà, casualità, causalità

Un triangolo "magico".
Il debito, di questa mia riflessione, soprattutto verso uno dei massimi pensatori contemporanei, è evidente, sicché non lo citerò per non attribuirmi una vicinanza intellettuale che certamente non merito.
Entriamo ora nel tema  indicato per cercare di vedere più chiaramente come possono stare insieme i concetti rappresentati da queste tre parole, che sono presentissime nella vita di tutti i giorni , anche negli ambiti più elevati della riflessione contemporanea. Cultura, scienza e religione argomentano senza mai (o quasi) dubitare della loro fondatezza e verità.
Libertà e casualità sono concetti coerenti tra loro. Se gli enti sono casuali, e dunque possono essere oppure non essere, allora non è immediatamente contraddittorio che siano condizionabili liberamente.
Libertà e casualità sono coerenti anche con il concetto di causalità. Una concatenazione causale degli enti a prima vista non contraddice il concetto di libertà, resta da vedere come la libertà, all'interno di una concatenazione causale, possa uscire liberamente dalla concatenazione causale per interferire con la medesima concatenazione causale.
Sulla terra la libertà è fondamentale, partire o non partire, studiare o non studiare, discutere o lasciar correre, dare un bacio o farselo dare, fare l'ingegnere o l'artista, insomma tutto si può decidere liberamente, certo è ammesso anche comunemente che la nostra libertà incontra i limiti oggettivi (il possesso di un veicolo per viaggiare, la possibilità economica di proseguire gli studi, un'indole più o meno forte, la libertà dei nostri simili, eccetera). Superati gli ostacoli oggettivi è ammessa comunemente dunque la facoltà di decidere, la libertà. Il mondo contemporaneo, o almeno una sua schiacciate maggioranza, ormai da secoli, prende in considerazione come reale solo ciò che è sperimentabile: la pioggia, un aereo, un caffè, un manager, uno smartphone; dunque la maggior parte della cultura laica contemporanea considera nulla la metafisica ovvero, in questa accezione, ciò che non è sperimentabile.
Ed eccoci arrivati al punto. Proviamo a verificare la sperimentabilità della libertà. Decido di partire per le vacanze e mi reco al mare. Giunto alla mia destinazione, mi trovo a pensare che forse sarei potuto andare in vacanza in montagna. Son convinto che avrei potuto liberamente decidere di venire qui al mare, come in effetti ho deciso, oppure decidere di andare da un'altra parte, ma sono venuto al mare. Bene, come possiamo andare oltre questa nostra convinzione e avere in mano la certezza che avrei potuto decidere di andare in montagna, come posso sperimentare la libertà che sono certo di aver avuto di scegliere il mare o la montagna? Ho deciso di andare al mare e ora sono qui al mare, il momento della decisione è oramai nel passato, ma io so che nel passato la mia decisione, che è stata libera, poteva essere diversa, avrei potuto andare in montagna. Ora, come posso sperimentare che la mia è stata una decisione libera? la risposta è fin troppo semplice, la libertà non si può sperimentare. Dunque il mondo laico contemporaneo che crede solo nel fisico, che è definito l'unica realtà, si fonda su un concetto, la libertà, che non fa parte del mondo "reale" e che dunque è metafisico.
Fuori delle religioni, che in ogni caso hanno visioni parzialmente diverse del tutto, è dato per certo che il passato lascia ricordi, opere, documenti, ma non è più; il presente, l'attuale, l'adesso è la realtà e il futuro non è ancora. Questa è ciò che "sperimentiamo" e che perciò è alla base del pensiero, della scienza, della cultura, dell'arte. Con riferimento al concetto di causalità però sorge un problema, e cioè: come può un passato che istante per istante diventa un mero ricordo causare un presente, che è il reale? se il presente diventando passato si annulla, e ciò avviene istante per istante, come può il passato (ormai nullificato dal passare del tempo) essere connesso causalmente con il presente? quando parliamo di nesso causale sosteniamo una tesi che equivale a dire che poggiamo un bicchiere colmo d'acqua su una scrivania che è stata spostata un istante prima. Il bicchiere cadrà per terra e si frantumerà. Eppure tutti i nostri pensieri, le notizie, i processi, la scienza, tutto il nostro mondo poggia sulla causalità. Su un concetto che poggia a sua volta sul nulla, il passato.
Il pensiero contemporaneo ha superato da un pezzo l'idea deterministica della realtà, quindi non tutto è retto dal nesso causale. Ora se non tutto si fonda sul nesso causale il resto o è conseguenza delle scelte libere o è casuale.
Abbiamo visto che la libertà è una fede, non è sperimentabile, e che la causalità entra in collisione con il medesimo pensiero che la fonda. Quanto alla casualità, l'essere o non essere possibile di qualunque cosa, cosa comporta, è quello della casualità un concetto immediatamente contraddittorio o no?
Se l'apparire del futuro è casuale questo vuol dire che tutto può essere, e che tutto può nascere ovvero restare eternamente nel nulla. Ripeto, se le cose stanno così, la libertà, che tuttavia resta non sperimentabile, trova un notevole appoggio. Purtroppo però, anche la convinzione che il presente è casuale non è sperimentabile, è solo una congettura. Noi viviamo nel presente, dunque di quel che è dopo (il passato) e di quel che è prima nulla possiamo sperimentare.
Da quando è apparso il pensiero, il tema centrale è stato ed è come conciliare il principio di non contraddizione (l'essere è e non può non essere) con il divenire. La risposta che è stata data e su cui poggia tutto l'occidente, e che implica la legittimità di libertà, causalità e casualità, è che, seguendo l'insegnamento di Aristotele, il principium firmissimum è sottoposto al tempo.
Le "nostre" sintetiche riflessioni su libertà, causalità e casualità, però, non lasciano scampo. Gli assiomi fondamentali del nostro pensiero attendono di essere chiariti.

4 settembre 2013

Nuova legge elettorale

A più di quattro mesi dall'insediamento del governo Letta, non c'è ancora ombra della nuova legge elettorale. Questo significa che in caso di crisi di governo si andrà a votare con la legge attuale, che ha portato al governo di coalizione di destra e sinistra.
La priorità dell'attuale governo dovrebbe essere la nuova legge elettorale ma, beninteso, non una qualunque legge elettorale purché sia nuova, la nuova legge elettorale, in sostanza, dovrebbe avere i seguenti requisiti.
La formazione politica che vince le elezioni, anche di un solo voto, deve poter governare questo Paese, dal giorno successivo a quello delle elezioni, senza burocrazia e tentennamenti di sorta.
Altre soluzioni che non consentano a chi vince di governare vanno rifiutate.
La legge che ho in mente, la cui scrittura è ovvio dovrà essere affidata agli esperti della materia, deve possedere tutti i requisiti necessari per garantire l'opposizione e la assoluta democraticità dell'attività di governo.
In caso contrario, il miglioramento del funzionamento dello Stato italiano temo sia destinato a rimanere una mera speranza.

23 luglio 2013

Imu e catasto

I nostri politici ci raccontano della loro intenzione di eliminare l'Imu sulla prima casa, e ci dicono anche che contestualmente è necessario riformare il catasto. Detta così la questione sembra innocua, ma scendendo, appena un po', in profondità il progetto governativo mostra risvolti inquietanti.
Riformare il catasto significa modificare i parametri con cui si calcolano le imposte sugli immobili, il che lascia supporre che il governo (ammesso che ci riesca), con una mano, elimini l'Imu sulla prima casa, con l'altra, con un gioco di prestigio, con la modifica dei parametri catastali, aumenti la tassazione sugli immobili a piacere, cioè potrebbe limitarsi a modificare il catasto per recuperare quanto perde con l'Imu, ma potrebbe anche andare oltre e, per esempio, ridurre l'Imu di quattro e aumentare i parametri catastali di venti, risultato: aumento delle imposte di sedici. Staremo a vedere.
Invece di compensare l'attuazione degli slogan con aumenti di imposte: ridurre burocrazia, sprechi, corruzione, evasione fiscale, risparmi no, eh?

13 giugno 2013

Sprechi pubblici e burocrazia

Il Governo in carica, come si sa, è sostenuto da forze politiche che dichiarano progetti diversi per l'Italia, ma ci sono cose, come gli sprechi pubblici e la burocrazia, la cui eliminazione rientra di sicuro nelle intenzioni di tutte le classi dirigenti.
Detto questo, è lecito domandarsi perché il Governo non prende in considerazione l'eliminazione degli sprechi pubblici e della burocrazia autoreferenziale come fonte privilegiata di finanziamento dei suoi progetti? siano essi l'eliminazione dell'IMU sulla prima casa o dell'aumento dell'IVA.
Certo, lo comprendo, riformare tutto è una impresa non da poco, ma se si cominciasse da un piccolo settore qualunque, e lo si rendesse efficiente, economico, efficace, utile alla Nazione, per dimostrare di essere capaci di realizzare quello che si dice di voler fare.
Un Governo come quello in carica è un Governo di compromesso che quindi a un certo punto potrebbe fermarsi, dunque non sarebbe stato saggio, forse, in primo luogo, scrivere una legge elettorale che in caso di elezioni anticipate consenta a chi le vince di governare?