16 settembre 2014

Contratto di lavoro part-time

Ho già scritto che, se il lavoro umano viene sostituito in tutto o in parte dall'uso sempre più massiccio della tecnologia, se  dunque una unità prodotta contiene sempre meno lavoro, la domanda complessiva di lavoro necessariamente tende a ridursi.
La tecnologia di cui parlo ovviamente non è solo quella elettronica ma anche quella meccanica, quella cioè che ha consentito all'uomo di evolversi durante i millenni. Dalla rivoluzione industriale a oggi, da un lato l'orario e i giorni di lavoro si sono ridotti, dall'altro il controvalore del lavoro è aumentato considerevolmente. Due secoli fa, un operaio, con il suo salario, riusciva a malapena a nutrirsi, oggi (nonostante la crisi) con il salario si fanno molte altre cose. Lo stato attuale dell'economia del lavoro in occidente non è il regalo di qualcuno, capitalista o sindacato che sia, esso è il portato dell'evoluzione tecnologica.
Negli ultimi anni, la tecnologia aumenta i suoi confini sempre più rapidamente e si fa carico di quote di lavoro umano sempre maggiori. Certo questo ragionamento dev'essere temperato con il fatto della globalizzazione, che pone a confronto diritti e principi occidentali con quelli dei paesi di nuova industrializzazione, dove vigono diritti e principi molto più deboli di quelli occidentali; tuttavia l'avanzata tecnologica è inarrestabile e la domanda di lavoro per unità prodotta tende a scendere.
Il mio è un ragionamento non matematico ma certamente coerente, quindi non penso che sia possibile mettere in dubbio le mie conclusioni, nonostante non abbia determinato con esattezza il numero, non essendo questo lo scopo di questo mio scritto, che indichi matematicamente il rateo di riduzione di lavoro per unità prodotta.
Per tener conto delle mie conclusioni, e consentire al mercato del lavoro di trovare un equilibrio che tenga conto del processo di riduzione di lavoro per unità prodotto dovuto all'evoluzione tecnologica, un metodo "automatico" e del tutto soft potrebbe essere quello di rendere più economico per via fiscale e normativa (senza intaccare in nessun modo i redditi dei lavoratori e anzi aumentandoli), per i datori di lavoro, l'assunzione di lavoratori part-time.

13 settembre 2014

Il governo Renzi e le agognate riforme

In un mondo nel quale il costo del lavoro di una regione è trenta volte maggiore di quello di un'altra regione, le quali però possono vendere i loro prodotti in qualunque regione del mondo, in questo mondo è evidente che l'economia che ha funzionato per più di due secoli, così com'è stata concepita fino alla fine del secondo millennio,  non è più adeguata alla situazione attuale, caratterizzata da una efficacissima informazione planetaria e da economici e facili spostamenti di massa, sia di persone che di merci.
"Improvvisamente", la concorrenza tra l'uomo occidentale e quello dei paesi di nuova industrializzazione incide sulla carne viva dell'economia, micro e macro che sia. Da un lato, la casa, l'auto, i diritti, l'ecologia, l'istruzione, il welfare, dall'altro due pasti caldi quando va bene: il confronto è disarmante.
In attesa che emerga un quadro economico globale chiaro e che sia imboccata una nuova via dello sviluppo, i paesi forti e indipendenti (Usa, Giappone, Russia) adottano tutte le politiche possibili per combattere la crisi economica, anche in contrasto con la teoria dei conti in ordine; i paesi meno forti e meno indipendenti, l'UE, seguono regole anacronistiche ma soprattutto non hanno una struttura politica che consenta una politica di sviluppo, quale che sia, coerente con la situazione economica globale, attuale, e con il benessere di tutti i popoli dell'Unione.
Veniamo all'Italia, Renzi sta incontrando ostacoli enormi nel suo tentativo di modificare l'assetto politico-economico attuale, la ricetta, a parole, è semplice, a fatti è terribilmente difficile da realizzare. Eliminazione della criminalità organizzata, eliminazione della corruzione (con conseguente enorme risparmio per le casse dello stato e promozione dei soggetti economici sani a discapito di quelli corrotti), eliminazione degli sprechi, eliminazione dell'evasione fiscale, riduzione delle imposte, eliminazione della burocrazia: sono i principali obiettivi del governo Renzi.
Se il governo riuscisse a realizzare questo programma, sarebbe superata la crisi? a mio avviso no, tuttavia questi obiettivi è comunque necessario realizzarli. Nel contempo bisogna lavorare per adeguare il paese alla nuova economia globalizzata.
Il contratto a garanzie crescenti, la semplificazione del diritto del lavoro, la riduzione del costo del lavoro per via fiscale, l'incentivazione dei contratti a part-time (che dovrebbero essere resi più convenienti per il datore di lavoro rispetto ai normali contratti a full-time), il miglioramento del sistema creditizio a favore dei piccoli e medi imprenditori, la riforma del sistema giudiziario (l'aumento della sua efficienza) sono tutti obiettivi che se realizzati potrebbero dare sicuramente un contributo significativo all'Italia che deve guardare al mondo globalizzato.