Un triangolo "magico".
Il debito, di questa mia riflessione, soprattutto verso uno dei massimi pensatori contemporanei, è evidente, sicché non lo citerò per non attribuirmi una vicinanza intellettuale che certamente non merito.
Entriamo ora nel tema indicato per cercare di vedere più chiaramente come possono stare insieme i concetti rappresentati da queste tre parole, che sono presentissime nella vita di tutti i giorni , anche negli ambiti più elevati della riflessione contemporanea. Cultura, scienza e religione argomentano senza mai (o quasi) dubitare della loro fondatezza e verità.
Libertà e casualità sono concetti coerenti tra loro. Se gli enti sono casuali, e dunque possono essere oppure non essere, allora non è immediatamente contraddittorio che siano condizionabili liberamente.
Libertà e casualità sono coerenti anche con il concetto di causalità. Una concatenazione causale degli enti a prima vista non contraddice il concetto di libertà, resta da vedere come la libertà, all'interno di una concatenazione causale, possa uscire liberamente dalla concatenazione causale per interferire con la medesima concatenazione causale.
Sulla terra la libertà è fondamentale, partire o non partire, studiare o non studiare, discutere o lasciar correre, dare un bacio o farselo dare, fare l'ingegnere o l'artista, insomma tutto si può decidere liberamente, certo è ammesso anche comunemente che la nostra libertà incontra i limiti oggettivi (il possesso di un veicolo per viaggiare, la possibilità economica di proseguire gli studi, un'indole più o meno forte, la libertà dei nostri simili, eccetera). Superati gli ostacoli oggettivi è ammessa comunemente dunque la facoltà di decidere, la libertà. Il mondo contemporaneo, o almeno una sua schiacciate maggioranza, ormai da secoli, prende in considerazione come reale solo ciò che è sperimentabile: la pioggia, un aereo, un caffè, un manager, uno smartphone; dunque la maggior parte della cultura laica contemporanea considera nulla la metafisica ovvero, in questa accezione, ciò che non è sperimentabile.
Ed eccoci arrivati al punto. Proviamo a verificare la sperimentabilità della libertà. Decido di partire per le vacanze e mi reco al mare. Giunto alla mia destinazione, mi trovo a pensare che forse sarei potuto andare in vacanza in montagna. Son convinto che avrei potuto liberamente decidere di venire qui al mare, come in effetti ho deciso, oppure decidere di andare da un'altra parte, ma sono venuto al mare. Bene, come possiamo andare oltre questa nostra convinzione e avere in mano la certezza che avrei potuto decidere di andare in montagna, come posso sperimentare la libertà che sono certo di aver avuto di scegliere il mare o la montagna? Ho deciso di andare al mare e ora sono qui al mare, il momento della decisione è oramai nel passato, ma io so che nel passato la mia decisione, che è stata libera, poteva essere diversa, avrei potuto andare in montagna. Ora, come posso sperimentare che la mia è stata una decisione libera? la risposta è fin troppo semplice, la libertà non si può sperimentare. Dunque il mondo laico contemporaneo che crede solo nel fisico, che è definito l'unica realtà, si fonda su un concetto, la libertà, che non fa parte del mondo "reale" e che dunque è metafisico.
Fuori delle religioni, che in ogni caso hanno visioni parzialmente diverse del tutto, è dato per certo che il passato lascia ricordi, opere, documenti, ma non è più; il presente, l'attuale, l'adesso è la realtà e il futuro non è ancora. Questa è ciò che "sperimentiamo" e che perciò è alla base del pensiero, della scienza, della cultura, dell'arte. Con riferimento al concetto di causalità però sorge un problema, e cioè: come può un passato che istante per istante diventa un mero ricordo causare un presente, che è il reale? se il presente diventando passato si annulla, e ciò avviene istante per istante, come può il passato (ormai nullificato dal passare del tempo) essere connesso causalmente con il presente? quando parliamo di nesso causale sosteniamo una tesi che equivale a dire che poggiamo un bicchiere colmo d'acqua su una scrivania che è stata spostata un istante prima. Il bicchiere cadrà per terra e si frantumerà. Eppure tutti i nostri pensieri, le notizie, i processi, la scienza, tutto il nostro mondo poggia sulla causalità. Su un concetto che poggia a sua volta sul nulla, il passato.
Il pensiero contemporaneo ha superato da un pezzo l'idea deterministica della realtà, quindi non tutto è retto dal nesso causale. Ora se non tutto si fonda sul nesso causale il resto o è conseguenza delle scelte libere o è casuale.
Abbiamo visto che la libertà è una fede, non è sperimentabile, e che la causalità entra in collisione con il medesimo pensiero che la fonda. Quanto alla casualità, l'essere o non essere possibile di qualunque cosa, cosa comporta, è quello della casualità un concetto immediatamente contraddittorio o no?
Se l'apparire del futuro è casuale questo vuol dire che tutto può essere, e che tutto può nascere ovvero restare eternamente nel nulla. Ripeto, se le cose stanno così, la libertà, che tuttavia resta non sperimentabile, trova un notevole appoggio. Purtroppo però, anche la convinzione che il presente è casuale non è sperimentabile, è solo una congettura. Noi viviamo nel presente, dunque di quel che è dopo (il passato) e di quel che è prima nulla possiamo sperimentare.
Da quando è apparso il pensiero, il tema centrale è stato ed è come conciliare il principio di non contraddizione (l'essere è e non può non essere) con il divenire. La risposta che è stata data e su cui poggia tutto l'occidente, e che implica la legittimità di libertà, causalità e casualità, è che, seguendo l'insegnamento di Aristotele, il principium firmissimum è sottoposto al tempo.
Le "nostre" sintetiche riflessioni su libertà, causalità e casualità, però, non lasciano scampo. Gli assiomi fondamentali del nostro pensiero attendono di essere chiariti.
Il debito, di questa mia riflessione, soprattutto verso uno dei massimi pensatori contemporanei, è evidente, sicché non lo citerò per non attribuirmi una vicinanza intellettuale che certamente non merito.
Entriamo ora nel tema indicato per cercare di vedere più chiaramente come possono stare insieme i concetti rappresentati da queste tre parole, che sono presentissime nella vita di tutti i giorni , anche negli ambiti più elevati della riflessione contemporanea. Cultura, scienza e religione argomentano senza mai (o quasi) dubitare della loro fondatezza e verità.
Libertà e casualità sono concetti coerenti tra loro. Se gli enti sono casuali, e dunque possono essere oppure non essere, allora non è immediatamente contraddittorio che siano condizionabili liberamente.
Libertà e casualità sono coerenti anche con il concetto di causalità. Una concatenazione causale degli enti a prima vista non contraddice il concetto di libertà, resta da vedere come la libertà, all'interno di una concatenazione causale, possa uscire liberamente dalla concatenazione causale per interferire con la medesima concatenazione causale.
Sulla terra la libertà è fondamentale, partire o non partire, studiare o non studiare, discutere o lasciar correre, dare un bacio o farselo dare, fare l'ingegnere o l'artista, insomma tutto si può decidere liberamente, certo è ammesso anche comunemente che la nostra libertà incontra i limiti oggettivi (il possesso di un veicolo per viaggiare, la possibilità economica di proseguire gli studi, un'indole più o meno forte, la libertà dei nostri simili, eccetera). Superati gli ostacoli oggettivi è ammessa comunemente dunque la facoltà di decidere, la libertà. Il mondo contemporaneo, o almeno una sua schiacciate maggioranza, ormai da secoli, prende in considerazione come reale solo ciò che è sperimentabile: la pioggia, un aereo, un caffè, un manager, uno smartphone; dunque la maggior parte della cultura laica contemporanea considera nulla la metafisica ovvero, in questa accezione, ciò che non è sperimentabile.
Ed eccoci arrivati al punto. Proviamo a verificare la sperimentabilità della libertà. Decido di partire per le vacanze e mi reco al mare. Giunto alla mia destinazione, mi trovo a pensare che forse sarei potuto andare in vacanza in montagna. Son convinto che avrei potuto liberamente decidere di venire qui al mare, come in effetti ho deciso, oppure decidere di andare da un'altra parte, ma sono venuto al mare. Bene, come possiamo andare oltre questa nostra convinzione e avere in mano la certezza che avrei potuto decidere di andare in montagna, come posso sperimentare la libertà che sono certo di aver avuto di scegliere il mare o la montagna? Ho deciso di andare al mare e ora sono qui al mare, il momento della decisione è oramai nel passato, ma io so che nel passato la mia decisione, che è stata libera, poteva essere diversa, avrei potuto andare in montagna. Ora, come posso sperimentare che la mia è stata una decisione libera? la risposta è fin troppo semplice, la libertà non si può sperimentare. Dunque il mondo laico contemporaneo che crede solo nel fisico, che è definito l'unica realtà, si fonda su un concetto, la libertà, che non fa parte del mondo "reale" e che dunque è metafisico.
Fuori delle religioni, che in ogni caso hanno visioni parzialmente diverse del tutto, è dato per certo che il passato lascia ricordi, opere, documenti, ma non è più; il presente, l'attuale, l'adesso è la realtà e il futuro non è ancora. Questa è ciò che "sperimentiamo" e che perciò è alla base del pensiero, della scienza, della cultura, dell'arte. Con riferimento al concetto di causalità però sorge un problema, e cioè: come può un passato che istante per istante diventa un mero ricordo causare un presente, che è il reale? se il presente diventando passato si annulla, e ciò avviene istante per istante, come può il passato (ormai nullificato dal passare del tempo) essere connesso causalmente con il presente? quando parliamo di nesso causale sosteniamo una tesi che equivale a dire che poggiamo un bicchiere colmo d'acqua su una scrivania che è stata spostata un istante prima. Il bicchiere cadrà per terra e si frantumerà. Eppure tutti i nostri pensieri, le notizie, i processi, la scienza, tutto il nostro mondo poggia sulla causalità. Su un concetto che poggia a sua volta sul nulla, il passato.
Il pensiero contemporaneo ha superato da un pezzo l'idea deterministica della realtà, quindi non tutto è retto dal nesso causale. Ora se non tutto si fonda sul nesso causale il resto o è conseguenza delle scelte libere o è casuale.
Abbiamo visto che la libertà è una fede, non è sperimentabile, e che la causalità entra in collisione con il medesimo pensiero che la fonda. Quanto alla casualità, l'essere o non essere possibile di qualunque cosa, cosa comporta, è quello della casualità un concetto immediatamente contraddittorio o no?
Se l'apparire del futuro è casuale questo vuol dire che tutto può essere, e che tutto può nascere ovvero restare eternamente nel nulla. Ripeto, se le cose stanno così, la libertà, che tuttavia resta non sperimentabile, trova un notevole appoggio. Purtroppo però, anche la convinzione che il presente è casuale non è sperimentabile, è solo una congettura. Noi viviamo nel presente, dunque di quel che è dopo (il passato) e di quel che è prima nulla possiamo sperimentare.
Da quando è apparso il pensiero, il tema centrale è stato ed è come conciliare il principio di non contraddizione (l'essere è e non può non essere) con il divenire. La risposta che è stata data e su cui poggia tutto l'occidente, e che implica la legittimità di libertà, causalità e casualità, è che, seguendo l'insegnamento di Aristotele, il principium firmissimum è sottoposto al tempo.
Le "nostre" sintetiche riflessioni su libertà, causalità e casualità, però, non lasciano scampo. Gli assiomi fondamentali del nostro pensiero attendono di essere chiariti.