Per ora mi pare che questo governo non abbia provato di essere capace di invertire la tendenza ad allargarsi della spesa pubblica italiana.
Il governo Monti ha salvato l'Italia dal baratro finanziario, bene. Ma ora urge un intervento selettivo sulla spesa pubblica, sugli sprechi, sulla corruzione.
Se il governo italiano non riuscirà a mettere il guinzaglio a tutte le spese cattive, il resto sarà stato fatto invano.
Per esempio, i parlamentari dovrebbero essere ridotti di numero. Circa mille parlamentari, anche grazie al confronto con le democrazie più avanzate dell'occidente, è intuitivo che sono troppi. Eliminando il bicameralismo perfetto, cioè la necessità che le leggi siano approvate dalla Camera dei deputati e dal Senato, si dimezzerebbe il lavoro e si velocizzerebbe l'iter di approvazione delle leggi. Una riduzione del dieci, quindici per cento mi sembra però un contentino per l'opinione pubblica non una misura efficace. Lo so che quello che si risparmierebbe riducendo il numero dei parlamentari non cambierebbe di molto la situazione economico-finanziaria italiana, ma da qualche parte si deve pur cominciare.
Anche un risparmio sulla spesa pubblica di quattro, cinque miliardi, se rapportato al totale della spesa pubblica italiana in un anno, cioè 800/900 miliardi di euro mi pare più un contentino che una misura economica efficace.
Se la maggioranza che sostiene il governo frena, allora mi pare opportuno che la maggioranza sia messa di fronte alla propria responsabilità. Le intelligenze al governo non devono accettare la museruola dai partiti che sostengono il governo.
Sono stati chiesti forti sacrifici agli italiani, che li hanno responsabilmente accettati senza battere ciglio, ora è il turno della moralizzazione della spesa pubblica, di tutta la spesa pubblica. Il danaro pubblico, proprio perché è di tutti non dev'essere speso come se non fosse di nessuno, come invece avviene.
Gli sprechi vanno tagliati ovunque siano ma, salvo gli sprechi appunto, gli investimenti per la ricerca e l'istruzione, per gli studenti e non per gli apparati, devono essere salvaguardati; su tutto il resto bisogna revisionare e tagliare tutto ciò che non è necessario. Da un lato si deve avere il coraggio di adottare provvedimenti dall'altro bisogna usare le risorse così recuperate per investimenti, non spesa ma investimenti, per stimolare la crescita dell'economia.
Il governo Monti ha salvato l'Italia dal baratro finanziario, bene. Ma ora urge un intervento selettivo sulla spesa pubblica, sugli sprechi, sulla corruzione.
Se il governo italiano non riuscirà a mettere il guinzaglio a tutte le spese cattive, il resto sarà stato fatto invano.
Per esempio, i parlamentari dovrebbero essere ridotti di numero. Circa mille parlamentari, anche grazie al confronto con le democrazie più avanzate dell'occidente, è intuitivo che sono troppi. Eliminando il bicameralismo perfetto, cioè la necessità che le leggi siano approvate dalla Camera dei deputati e dal Senato, si dimezzerebbe il lavoro e si velocizzerebbe l'iter di approvazione delle leggi. Una riduzione del dieci, quindici per cento mi sembra però un contentino per l'opinione pubblica non una misura efficace. Lo so che quello che si risparmierebbe riducendo il numero dei parlamentari non cambierebbe di molto la situazione economico-finanziaria italiana, ma da qualche parte si deve pur cominciare.
Anche un risparmio sulla spesa pubblica di quattro, cinque miliardi, se rapportato al totale della spesa pubblica italiana in un anno, cioè 800/900 miliardi di euro mi pare più un contentino che una misura economica efficace.
Se la maggioranza che sostiene il governo frena, allora mi pare opportuno che la maggioranza sia messa di fronte alla propria responsabilità. Le intelligenze al governo non devono accettare la museruola dai partiti che sostengono il governo.
Sono stati chiesti forti sacrifici agli italiani, che li hanno responsabilmente accettati senza battere ciglio, ora è il turno della moralizzazione della spesa pubblica, di tutta la spesa pubblica. Il danaro pubblico, proprio perché è di tutti non dev'essere speso come se non fosse di nessuno, come invece avviene.
Gli sprechi vanno tagliati ovunque siano ma, salvo gli sprechi appunto, gli investimenti per la ricerca e l'istruzione, per gli studenti e non per gli apparati, devono essere salvaguardati; su tutto il resto bisogna revisionare e tagliare tutto ciò che non è necessario. Da un lato si deve avere il coraggio di adottare provvedimenti dall'altro bisogna usare le risorse così recuperate per investimenti, non spesa ma investimenti, per stimolare la crescita dell'economia.