31 gennaio 2013

Economia e politica

Il nostro è un tempo in cui le distanze sono praticamente state azzerate. La rete fa girare notizie e opinioni in tempo reale in tutto il globo. I mezzi di trasporto, ormai, finalmente, alla portata di tutti, consentono spostamenti rapidi da un punto all'altro del nostro pianeta.
I governi e i parlamenti hanno una sovranità limitata al proprio territorio, mentre gli organismi multinazionali, profit e no profit, di fatto si muovono liberamente su quasi tutta la terra. Questo fa sì che, di fatto, gli organismi multinazionali abbiano spazi di manovra, per i loro interessi, economici, politici, culturali, eccetera, di gran lunga maggiori di quelli dei governi e dei parlamenti nazionali.
Questo stato di cose, è sotto gli occhi di tutti noi, ha portato a una accelerazione del mutamento di tutti gli scenari. Questo vuol dire che quello che va bene oggi potrebbe non andare bene domani quindi, per restare in equilibrio rispetto al resto del mondo, e mantenere le proprie posizioni, è necessario adeguarsi ai mutamenti alla stessa velocità con cui avvengono. In caso contrario, si perdono posizioni e il recupero, in questo caso, sarà molto, molto difficile.
Per fare un esempio di ciò che intendo, alcuni giorni fa il Ministero dell'istruzione ha consentito ai cittadini di iscrivere on line i propri figli a scuola, subito dopo si è avuta notizia di una adesione di massa dei genitori a questa iniziativa, di un ingorgo informatico che ha frustrato le aspettative delle moltitudini che avrebbero voluto utilizzare quel servizio e, dopo qualche giorno, abbiamo avuto la notizia che il Ministero ha raddoppiato la capacità del sito per consentire a un maggior numero di persone di accedervi. Questa notizia è utile per aiutarmi a esprimere quello che voglio dire. Il governo attiva un servizio on line ma lo fa in misura insufficiente, questo che cosa significa? che il numero dei genitori si è improvvisamente decuplicato o che la stima del governo sulla domanda di quel servizio era inadeguata? la risposta è la seconda, il governo non ha stimato correttamente il grado di diffusione della tecnologia e dunque ha attivato strumenti inadeguati, correndo subito dopo ai ripari con il raddoppio della capacità di ricezione dei server del Ministero. La risposta dell'autorità politica è stata dunque più lenta di quella dei cittadini italiani e ciò ha comportato perdite di tempo e denaro, per i privati e per la pubblica amministrazione.
Quello che è accaduto nell'esempio che ho fatto, se riferito a tutte le attività pubbliche, dà una idea del disallineamento tra necessità, e oggettiva capacità di stare al passo con i tempi, della nazione e capacità della pubblica amministrazione di offrire quanto viene richiesto dagli italiani, il che, ovviamente, porta l'Italia a rallentare il proprio passo in tutti i settori a vantaggio esclusivo di tutti i competitori stranieri.
Le energie italiane, culturali, sociali, economiche, creative, finanziarie devono così passare attraverso l'imbuto di una pubblica amministrazione che è sprecona e disorganizzata, e aggiunge al proprio costo diretto, che è assolutamente rilevante, i danni che produce all'economia nazionale rallentandone lo sviluppo con la burocrazia, gli sprechi e le proprie inefficienze sistematiche.

29 gennaio 2013

Partite iva, contratti a progetto e a termine

La riforma Fornero è intervenuta su questi contratti e ha introdotto una serie di norme che, nelle intenzioni, dovrebbero renderne molto più difficile l'utilizzo illegittimo.
I contratti che prevedono l'emissione di fattura e i contratti a progetto, se non passano il vaglio delle caratteristiche che la riforma li obbliga ad avere, possono essere facilmente contestati in giudizio, per questo i datori di lavoro non li stanno rinnovando e in ogni caso li stanno valutando con estrema attenzione.
I contratti a termine invece, la prima volta e per massimo un anno, non hanno più bisogno di motivi e possono essere conclusi con maggiore facilità.
Le rigidità e l'aumento dei costi fiscali dei contratti che prevedono l'emissione di fattura e a progetto hanno ridotto drasticamente il numero di questi contratti. Ora, ci si chiede in che modo i datori di lavoro stanno inquadrando i rapporti di lavoro che prima della riforma venivano regolarizzati con le partite iva e con i contratti a progetto. Certamente questi rapporti non stanno confluendo tra i rapporti subordinati a tempo indeterminato. E, allora, che via stanno imboccando questi rapporti? le indagini che stiamo avviando dovrebbero darci qualche risposta. Nel frattempo mi chiedo perché non venga incentivata la conclusione di rapporti a tempo indeterminato con la previsione, solo per i nuovi rapporti, di riduzioni degli oneri fiscali. Incentivi che potrebbero interessare sia i rapporti precedentemente regolati dai contratti a partita iva e a progetto sia i contratti a termine, anche quelli semplificati previsti dalla legge Fornero.
Mi spiego meglio. Se al termine del rapporto a termine si incentivasse, con interventi sul lato degli oneri fiscali e contributivi, la stipula di un contratto a tempo indeterminato, perché i datori di lavoro non dovrebbero approfittare di questa possibilità? Sull'occupazione norme di questo tipo avrebbero un impatto positivo, ma lo avrebbero anche sulla situazione dei lavoratori precari e sulla efficienza delle imprese. Il lavoratore precario uscirebbe da questa situazione di incertezza continua, che è stata aggravata dalla previsione dei nuovi contratti a termine (che si applicano solo al primo rapporto e massimo per un anno), con una riduzione di fatto della speranza di durata del rapporto dai trentasei mesi (sempre vigenti ma disincentivati dal contratto a termine semplificato che ripeto si può stipulare solo una volta e massimo per un anno); il datore di lavoro non sarebbe costretto a rinunciare a tutti vantaggi che sono dati dall'avere a propria disposizione lavoratori già formati e con un anno di esperienza, solo per cercare di avere rapporti di lavoro più elastici.
Al mio discorso si può obiettare che i datori di lavoro non è detto che, anche se incentivati da una riduzione dei carichi fiscali, concludano nuovi contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato, ma questa è una obiezione cui è facile rispondere. Data la situazione economica, una riduzione dei costi per i nuovi posti di lavoro non può non avere effetto, bisogna solo trovare la giusta misura della riduzione dei costi correlati alla gestione di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

21 gennaio 2013

Riflessioni: Luci e ombre della legge Fornero

Riflessioni: Luci e ombre della legge Fornero: L'intenzione è buona ma i risultati sono pessimi. Dal punto di vista economico, l'elasticità in uscita è aumentata notevolmente, infatti ...

Luci e ombre della legge Fornero

L'intenzione è buona ma i risultati sono pessimi.
Dal punto di vista economico, l'elasticità in uscita è aumentata notevolmente, infatti la reintegrazione nel posto di lavoro è rimasta per pochissimi casi, ma la tutela giudiziaria è divenuta più complessa, e questo in realtà si traduce in un aumento dei costi di giudizio. Una vertenza di lavoro, conseguente a una impugnazione di licenziamento, può richiedere fino a tre cause per giungere a un risultato, positivo o negativo che sia, che prima richiedeva una sola causa. Questo, a sommesso parere di chi scrive, comporta maggiori costi per le parti e maggior lavoro per la magistratura. Non voglio credere che il governo Monti abbia voluto rendere ancora più elastica l'uscita dei lavoratori con l'introduzione di qualche complicanza procedurale, mi piace pensare che l'attuale situazione sia dovuta a una svista. Svista che il prossimo governo, di qualunque colore esso sia, potrà mettere a fuoco e correggere.
Quanto ai giovani, la legge Fornero è stata molto miope. Da un lato ha irrigidito le regole per la stipula  dei contratti a progetto e di collaborazione con emissione di fattura, ma dall'altro non ha creato un percorso virtuoso in cui far confluire i rapporti di lavoro precedentemente regolati da contratti a progetto, o con emissione di fattura, illegittimi. E' ovviamente giusto che non si stipulino contratti illegittimi, ma i rapporti che avevano preso quella strada (quella dei contratti atipici illegittimi)  e che dunque avevano una loro collocazione del sistema economico, oggi che strada possono prendere? Credere che irrigidendo la normativa i contratti atipici illegittimi divengano contratti subordinati a tempo indeterminato forse è un po' ingenuo.
Sul fronte del contratto a termine, invece, la semplificazione adottata, consistente nella eliminazione dei motivi di ricorso al contratto a tempo determinato, mi pare efficace e dovrebbe azzerare il contenzioso. Peccato però che questi contratti, che possono essere stipulati solo una volta e per un massimo di un anno, in concreto renderanno più precario il già precario rapporto di lavoro dei giovani, e dei meno giovani, in cerca di lavoro. Non è difficile pensare che, stando così le cose, il datore di lavoro, scaduto il contratto che non richiede motivi, per non perdere la facoltà che la legge gli consente, ne stipuli un altro con un nuovo giovane lavoratore precario. Questo metodo, di fatto suggerito dalla legge vigente, danneggia il lavoratore precario  perché riduce la durata del suo lavoro a massimo un anno con lo stesso datore di lavoro, danneggia il datore di lavoro perché il patrimonio di conoscenza che acquisisce un lavoratore in un anno di lavoro e che va a vantaggio dell'imprenditore viene così irrimediabilmente perduto.

8 gennaio 2013

Prospettive elettorali

Monti ha pubblicato la sua agenda, Berlusconi ha stipulato un nuovo accordo con la Lega, Bersani ha chiesto e ottenuto la collaborazione di Renzi, cosa dobbiamo aspettarci da tutto ciò?
L'entrata nella contesa elettorale di Monti, lo rende inutilizzabile con funzioni analoghe a quelle da lui svolte nel governo che tuttora presiede. Se per una qualunque ragione non fosse possibile formare un governo politico che rispecchi il risultato elettorale, in questo caso Monti non sarebbe più utilizzabile perché egli è divenuto attore politico e dunque non può più svolgere funzioni super partes.
Berlusconi è riuscito a concludere un nuovo accordo con la Lega con scopi evidentemente elettoralistici. Viene perciò spontaneo chiedersi, quale linea programmatica avrebbe un ipotetico, molto ipotetico, governo Berlusconi/Lega? assisteremmo a una riedizione dei governi Berlusconi? nei quali la linea politica era solo quella di stare al governo per il governo? e nei quali le richieste degli alleati venivano assunte per appunto conservare la linea politica: il potere per il potere, e che tutto il resto "vada al diavolo"?
Bersani ha incontrato Renzi e a quanto pare lo ha coinvolto nella campagna elettorale del PD, questa mi pare un'ottima mossa. Renzi potrà rappresentare quella parte di elettorato che non accetta di sostenere chi cerca il potere per il potere e che vorrebbe un'azione di governo concentrata su eliminazione degli sprechi, istruzione, ricerca, trasparenza.

22 dicembre 2012

Elezioni in Italia

Se il centro sinistra, come purtroppo è probabile, non avrà la maggioranza nei due rami del parlamento, sarà necessario allargare la maggioranza a un altro partito.
Se però, per qualunque ragione, ciò non fosse possibile, e non fosse possibile tornare subito al voto, un Monti non di parte potrebbe essere molto utile. Ma se invece, nelle prossime elezioni, Monti entrasse, in qualunque modo, in un soggetto politico, non sarebbe più terzo e quindi non più utilizzabile come tecnico.

15 settembre 2012

La riforma del mercato del lavoro del governo Monti

La semplificazione dei contratti a tempo determinato ha il pregio che, almeno in teoria (in pratica vedremo), azzererà il contenzioso giudiziario, cioè non si faranno più cause di lavoro con riferimento al primo anno di lavoro a termine. Ma il rovescio della medaglia è che i datori di lavoro, da questa legge, sono praticamente incentivati a cercare rapporti di lavoro della durata massima di un anno, perché appunto in questi limiti di tempo i contratti a tempo determinato possono essere stipulati indiscriminatamente. Questo, in pratica, riduce la speranza di durata del rapporto di lavoro dei giovani da trentasei mesi a dodici mesi.
Un altro aspetto negativo di questa legge è che tendenzialmente aumenterà il contenzioso conseguente ai licenziamenti illegittimi. Prima della riforma, infatti, per il datore di lavoro era sufficiente scrivere una lettera, che successivamente il lavoratore poteva impugnare incardinando una sola vertenza, dopo la riforma il quadro è necessariamente il seguente:
1) procedimento davanti alla Direzione Territoriale del Lavoro, a cura del datore di lavoro;
2) ricorso per impugnazione del licenziamento;
3) reclamo dell'ordinanza che decide il ricorso per impugnazione del licenziamento;
4) ulteriore ricorso nel caso che le ulteriori pretese del lavoratore non siano tra quelle che la nuova legge consente di abbinare all'impugnazione del licenziamento.
Dunque da un primo grado che si svolgeva in un'unica fase si è passati a un primo grado che si svolgerà in tre/quattro fasi.
A chi ha giovato tutto questo non si sa.

Monti II


Un secondo governo Monti sarebbe cosa del tutto diversa dal primo governo Monti. In questo il Presidente del Consiglio ha potuto esprimere una "forza" politica fondata sul sostegno dei due principali partiti. L'azione del governo, pure molto imperfetta e poco equa, si è vista e sentita. L'azione di un eventuale Monti II sarebbe di natura diversa e priva della "forza" di cui sta godendo nella sua prima esperienza. L'ipotetico Monti II sarebbe sostenuto dalla coalizione vincente alle elezioni, e dunque sarebbe uno dei soliti governi italiani, pur contraddistinto dalla fama e dalla serietà dell'attuale Presidente del Consiglio; e come tale sottoposto alla farraginosa dialettica istituzionale italiana che tanti danni ha provocato con la prima e la seconda repubblica.
Le inquietudini, nazionali e internazionali, sull'annacquamento dell'azione di governo italiano, per effetto della normale dilettica istituzionale italiana, dopo le prossime elezioni politiche, non vengono eliminate dalla prospettiva, da qualcuno avanzata, di un Monti II.

20 giugno 2012

Sprechi italiani

Per ora mi pare che questo governo non abbia provato di essere capace di invertire la tendenza ad allargarsi della spesa pubblica italiana.
Il governo Monti ha salvato l'Italia dal baratro finanziario, bene. Ma ora urge un intervento selettivo sulla spesa pubblica, sugli sprechi, sulla corruzione.
Se il governo italiano non riuscirà a mettere il guinzaglio a tutte le spese cattive, il resto sarà stato fatto invano.
Per esempio, i parlamentari dovrebbero essere ridotti di numero. Circa mille parlamentari, anche grazie al confronto con le democrazie più avanzate dell'occidente, è intuitivo che sono troppi. Eliminando il bicameralismo perfetto, cioè la necessità che le leggi siano approvate dalla Camera dei deputati e dal Senato, si dimezzerebbe il lavoro e si velocizzerebbe l'iter di approvazione delle leggi. Una riduzione del dieci, quindici per cento mi sembra però un contentino per l'opinione pubblica non una misura efficace. Lo so che quello che si risparmierebbe riducendo il numero dei parlamentari non cambierebbe di molto la situazione economico-finanziaria italiana, ma da qualche parte si deve pur cominciare.
Anche un risparmio sulla spesa pubblica di quattro, cinque miliardi, se rapportato al totale della spesa pubblica italiana in un anno, cioè 800/900 miliardi di euro mi pare più un contentino che una misura economica efficace.
Se la maggioranza che sostiene il governo frena, allora mi pare opportuno che la maggioranza sia messa di fronte alla propria responsabilità. Le intelligenze al governo non devono accettare la museruola dai partiti che sostengono il governo.
Sono stati chiesti forti sacrifici agli italiani, che li hanno responsabilmente accettati senza battere ciglio, ora è il turno della moralizzazione della spesa pubblica, di tutta la spesa pubblica. Il danaro pubblico, proprio perché è di tutti non dev'essere speso come se non fosse di nessuno, come invece avviene.
Gli sprechi vanno tagliati ovunque siano ma, salvo gli sprechi appunto, gli investimenti per la ricerca e l'istruzione, per gli studenti e non per gli apparati, devono essere salvaguardati; su tutto il resto bisogna revisionare e tagliare tutto ciò che non è necessario. Da un lato si deve avere il coraggio di adottare provvedimenti dall'altro bisogna usare le risorse così recuperate per investimenti, non spesa ma investimenti, per stimolare la crescita dell'economia.