10 maggio 2015
Italicum
L'attività umana è per definizione imperfetta, sicché sarà imperfetta anche l'Italicum, tuttavia questo dato di fatto, l'imperfezione dell'attività umana, non può certo essere un alibi per restare fermi e non fare nulla. Le riforme vano assolutamente fatte e poi, se sono state fatte bene, potranno essere affinate dal legislatore. L'Italicum è una riforma fatta bene perché prevede la formazione di un governo stabile e l'eliminazione del bicameralismo perfetto; i contrappesi democratici per garantire la democraticità dei processi decisionali potranno essere verificati ed eventualmente migliorati con la prossima già programmata riforma costituzionale del Senato. Che ovviamente non deve essere l'occasione per neutralizzare l'Italicum, bensì per indirettamente migliorarlo nell'interesse della democrazia e del governo efficiente ed efficace dell'Italia.
Il motivo, per cui Renzi non ha voluto più discutere sull'Italicum e ha posto la questione di fiducia, non è come si è sentito dire dappertutto che Renzi è uno arrogante e vuole fare di testa sua, chi dice questo o è stupido oppure mente. Se il governo Renzi avesse accettato anche un emendamento "virgola", ciò avrebbe comportato la non approvazione della legge, che avrebbe dovuto essere riapprovata dal Senato, e di fatto avrebbe rimandato sine die la sua approvazione, lasciando l'Italia in una situazione terribile: cioè in balia del proporzionale puro, il che come tutti sanno se da una parte rispecchia puntualmente i voti dall'altro produce una situazione di sicura ingovernabilità.
La tanto gridata deriva autoritaria è una sciocchezza, del resto con la legge utilizzata per l'elezione di questo Parlamento abbiamo assistito a ben tre governi nati nelle aule parlamentari e non dalle elezioni: Monti, Letta e Renzi. Questa secondo i critici tout court dell'Italicum era una legge democratica e garantiva il rispetto delle minoranze. A mio avviso invece la legge elettorale bocciata dalla Consulta in realtà ha dato prova di essere una legge che garantiva solo il mantenimento di un assetto istituzionale a garanzia di corruzione, burocrazia e sprechi. Non va del resto dimenticato che dei tre governi citati: Monti, Letta e Renzi, l'unico che ha avuto una legittimazione popolare, benché indiretta, è il governo Renzi (elezioni europee).
Democrazia non significa governo della minoranza ma governo della maggioranza del popolo, sicché la minoranza vigila, denuncia, contesta ma poi chi decide è la maggioranza, altrimenti significherebbe che le parole, la parola democrazia inclusa, sono vuote, non significano nulla. In un regime democratico, quali che siano le regole che il Parlamento decide, quello che conta è che chi vince le elezioni debba governare per un arco di tempo limitato e prestabilito. Chi ha perso potrà rifarsi al turno successivo. In questi giorni abbiamo assistito al rinnovo del Parlamento Inglese, in poche ore, dopo le elezioni, si è saputo chi ha vinto, chi governerà e già addirittura anche quali ministri sono stati confermati: senza attese che ovviamente uno Stato del terzo millennio, nessuno Stato, può più permettersi; e non può più permettersele nell'interesse dei cittadini, non dei politici.
Le analisi critiche a prescindere sappiano benissimo che sono sempre possibili, in tutte le direzioni, quella vera e quella falsa, quella razionale e quella irrazionale. Questo perché un conto è lo sviluppo di un'analisi critica di fronte a un pubblico qualificato e dotato di tutti gli strumenti procedurali e sostanziali per valutare gli asserti dell'oratore o dell'autore di una critica; altro conto è un coacervo di informazioni buttate lì, non coerenti benché convincenti, con critici scelti per propugnare un punto di vista e un contraddittorio scelto per soccombere di fronte alle tesi contrapposte. Il vizio di un ragionamento spesso è molto sottile e in un contesto massmediatico non è facile e agevole rilevarlo o perlomeno evidenziarlo adeguatamente.
Ho anche sentito spesso critiche del tipo "il governo sta pensando alla legge elettorale mentre l'Italia ha bisogno di riforme economiche, del mondo del lavoro, eccetera". Anche questo è un ragionamento straordinariamente falso. Come si possono fare riforme di qualunque tipo se non si garantisce al Parlamento (eliminazione del bicameralismo perfetto) e al governo (certezza della maggioranza e del governo di chi ha vinto le elezioni) la capacita di agire in modo efficiente ed efficace?
5 aprile 2015
Lucio Battisti, Mogol e Panella
Lucio Battisti era un musicista e cantante ma anche e soprattutto un poeta.
Tutte le canzoni di Lucio Battisti e Mogol, ognuna di esse, proiettano un racconto, una storia nell'immaginazione dell'ascoltatore, ognuna di esse sta in piedi da sola, narra un tratto di vita che, pur essendo espressione della cultura, dell'intelligenza, dell'esperienza, dell'arte di Mogol, è tale che consente a chi ascolta di immedesimarsi di divenire in qualche modo, almeno per qualche sfumatura, la storia dell'ascoltatore.
Con l'ultimo Battisti, quello che mette in suono la poesia ermetica di Panella, versi tanto eleganti quanto ritrosi a una immediata comprensione, che vanno assunti un po' per volta, pensati, rimuginati, riascoltati per scoprire nuove sfumature, nuovi significati, il poeta Lucio Battisti fornisce la prova definitiva della sua poesia.
Certo il successo di Battisti-Mogol non è paragonabile a quello dell'ultimo Battisti, ma la qualità non si misura con la quantità, la bellezza è bellezza e non ha bisogno di conferme economicomassmediologiche.
Perché ho parlato di poesia con riferimento a Lucio Battisti, e non di musica, egli ha scritto le musiche dei brani che interpretava, e non di grande cantante, cantautore? la parola scritta è un segno che richiama l'immagine vocale del suono, dunque un poeta, un musicista scrivono quello che hanno "sentito" con la loro sensibilità, con la loro cultura, il loro talento la loro esperienza, ma quello che scrivono è una registrazione dell'immagine musicale che essi hanno concepito, dunque di un suono che essi hanno fissato nei segni. L'interprete partendo dalla parola scritta, interpretandola, dice la parola ma, nel caso del cantante, la ripensa, la riconcepisce, restando fedele al segno per quanto riguarda la coesione e la coerenza di esso, ma dando al suono un significato, mediante la sua interpretazione sonora, del tutto nuovo e personale.
Lucio Battisti interpretando i testi dei poeti Mogol e Panella li ha (con il massimo rispetto per i due poeti) riscritti e fatti propri. La grandezza di questo grande artista è tutta qui: nei colori, nei profumi, nei suoni, nelle atmosfere, nei sentimenti nelle Emozioni, nei mondi che egli ha saputo suscitare in tanti milioni di ammiratori con le sue interpretazioni tanto profonde, non canoniche, inusuali, quanto poetiche.
Lucio Battisti era anche un grande poeta.
26 gennaio 2015
Il nucleo della filosofia di Emanuele Severino
Il pensiero di questo grande pensatore, Emanuele Severino, indaga da numerosi punti di vista lo sviluppo logico del nucleo fondamentale del suo pensiero.
Il nucleo fondamentale del pensiero di Emanuele Severino è il seguente: l'esperienza è innegabile e l'essere si oppone incontrovertibilmente al nulla. Può sembrare riduttivo ma non lo è affatto, le implicazioni del significato di queste due proposizioni sono tali da cancellare in un colpo solo tutte le convinzioni del mondo Occidentale, peraltro oramai convinzioni del mondo tout court.
Alcune delle implicazioni della Struttura originaria (nucleo fondamentale del pensiero del filosofo) sono l'eternità del tutto, l'illusorietà della libertà, la coesistenza incontrovertibile di passato, presente e futuro e mi fermo qui.
La parola di Severino (il linguaggio che testimonia il destino della verità) non è ipotetica ma incontrovertibile, dunque si esprime fuori dei canoni dei saperi che dominano l'Occidente, fondati soprattutto sulla ipoteticità/controvertibilità della conoscenza.
Immutabilità del possibile del passato
16 settembre 2014
Contratto di lavoro part-time
La tecnologia di cui parlo ovviamente non è solo quella elettronica ma anche quella meccanica, quella cioè che ha consentito all'uomo di evolversi durante i millenni. Dalla rivoluzione industriale a oggi, da un lato l'orario e i giorni di lavoro si sono ridotti, dall'altro il controvalore del lavoro è aumentato considerevolmente. Due secoli fa, un operaio, con il suo salario, riusciva a malapena a nutrirsi, oggi (nonostante la crisi) con il salario si fanno molte altre cose. Lo stato attuale dell'economia del lavoro in occidente non è il regalo di qualcuno, capitalista o sindacato che sia, esso è il portato dell'evoluzione tecnologica.
Negli ultimi anni, la tecnologia aumenta i suoi confini sempre più rapidamente e si fa carico di quote di lavoro umano sempre maggiori. Certo questo ragionamento dev'essere temperato con il fatto della globalizzazione, che pone a confronto diritti e principi occidentali con quelli dei paesi di nuova industrializzazione, dove vigono diritti e principi molto più deboli di quelli occidentali; tuttavia l'avanzata tecnologica è inarrestabile e la domanda di lavoro per unità prodotta tende a scendere.
Il mio è un ragionamento non matematico ma certamente coerente, quindi non penso che sia possibile mettere in dubbio le mie conclusioni, nonostante non abbia determinato con esattezza il numero, non essendo questo lo scopo di questo mio scritto, che indichi matematicamente il rateo di riduzione di lavoro per unità prodotta.
Per tener conto delle mie conclusioni, e consentire al mercato del lavoro di trovare un equilibrio che tenga conto del processo di riduzione di lavoro per unità prodotto dovuto all'evoluzione tecnologica, un metodo "automatico" e del tutto soft potrebbe essere quello di rendere più economico per via fiscale e normativa (senza intaccare in nessun modo i redditi dei lavoratori e anzi aumentandoli), per i datori di lavoro, l'assunzione di lavoratori part-time.
13 settembre 2014
Il governo Renzi e le agognate riforme
"Improvvisamente", la concorrenza tra l'uomo occidentale e quello dei paesi di nuova industrializzazione incide sulla carne viva dell'economia, micro e macro che sia. Da un lato, la casa, l'auto, i diritti, l'ecologia, l'istruzione, il welfare, dall'altro due pasti caldi quando va bene: il confronto è disarmante.
In attesa che emerga un quadro economico globale chiaro e che sia imboccata una nuova via dello sviluppo, i paesi forti e indipendenti (Usa, Giappone, Russia) adottano tutte le politiche possibili per combattere la crisi economica, anche in contrasto con la teoria dei conti in ordine; i paesi meno forti e meno indipendenti, l'UE, seguono regole anacronistiche ma soprattutto non hanno una struttura politica che consenta una politica di sviluppo, quale che sia, coerente con la situazione economica globale, attuale, e con il benessere di tutti i popoli dell'Unione.
Veniamo all'Italia, Renzi sta incontrando ostacoli enormi nel suo tentativo di modificare l'assetto politico-economico attuale, la ricetta, a parole, è semplice, a fatti è terribilmente difficile da realizzare. Eliminazione della criminalità organizzata, eliminazione della corruzione (con conseguente enorme risparmio per le casse dello stato e promozione dei soggetti economici sani a discapito di quelli corrotti), eliminazione degli sprechi, eliminazione dell'evasione fiscale, riduzione delle imposte, eliminazione della burocrazia: sono i principali obiettivi del governo Renzi.
Se il governo riuscisse a realizzare questo programma, sarebbe superata la crisi? a mio avviso no, tuttavia questi obiettivi è comunque necessario realizzarli. Nel contempo bisogna lavorare per adeguare il paese alla nuova economia globalizzata.
Il contratto a garanzie crescenti, la semplificazione del diritto del lavoro, la riduzione del costo del lavoro per via fiscale, l'incentivazione dei contratti a part-time (che dovrebbero essere resi più convenienti per il datore di lavoro rispetto ai normali contratti a full-time), il miglioramento del sistema creditizio a favore dei piccoli e medi imprenditori, la riforma del sistema giudiziario (l'aumento della sua efficienza) sono tutti obiettivi che se realizzati potrebbero dare sicuramente un contributo significativo all'Italia che deve guardare al mondo globalizzato.