10 maggio 2013

Eliminare gli oneri fiscali


Proposte per il lavoro

Una via per il lavoro

Le risorse degli Stati, in tutto il mondo, sono sempre più limitate: cosa fare?
In generale, approvare leggi che eliminino la corruzione, gli sprechi e l'evasione fiscale, per evitare che le risorse pubbliche vadano nella direzione sbagliata, e fin qui nulla di nuovo ma repetita iuvant.
Per il lavoro, una misura molto importante sarebbe rendere allettante, dal punto di vista contributivo e fiscale, per i datori di lavoro, l'assunzione di nuova manodopera e, nel contempo, meno conveniente, per il datore di lavoro, sempre dal punto di vista contributivo e fiscale, il lavoro straordinario. Questo ha un senso perché l'evoluzione tecnologica riduce il lavoro manuale e misure come questa aiuterebbero il sistema (mercato) a trovare un nuovo equilibrio nella distribuzione del lavoro.

13 aprile 2013

Lavoro, tecnologia, utopia

Nietzsche diceva che non ci sono fatti ma solo interpretazioni. Anche i pensatori successivi, benché partendo da presupposti diversi e giungendo a diverse conclusioni, sono concordi, sostanzialmente, con l'affermazione nietscheana.
Facendo tesoro quindi della premessa, chiarisco subito che l'argomento che sto per trattare non è una ricetta né un programma, "le cose stanno così e così" quindi la mia riflessione vuole esprimere una interpretazione sintetica, molto sintetica, del rapporto tra economia, tecnologia e lavoro umano.
Spesse volte mi sono chiesto, e ovviamente non sono il solo, se ha un senso misurare l'economia del mondo in un numero, il pil, la risposta che mi sono dato è che no, non ha un senso, la sintesi espressa dal pil è eccessiva, il pil dà solo una indicazione quantitativa: è come leggere un bilancio senza distinguere tra i crediti correnti e i crediti incagliati, i due numeri sono nello stesso comparto, l'attivo, ma la la valutazione della loro qualità è essenziale per valutare il soggetto economico cui il bilancio si riferisce. La lettura dei fatti economici dev'essere più complessa e l'analisi dev'essere qualitativa, altrimenti si corre il rischio di guidare un'auto guardando solo la pressione dell'olio del motore e trascurando la strada.
Vengo al punto del mio post.
In un certo tempo, con una data popolazione attiva, il prodotto complessivo è cento e, per esempio, il lavoro necessario per questo prodotto totale è dato per cinquanta dalla tecnologia e per il rimanente cinquanta dal lavoro umano. In un tempo diverso, restando invariata numericamente la popolazione attiva, se, su cento di prodotto, la tecnologia si espande fino a ottanta e il lavoro umano si riduce a venti, cosa accadrà alla popolazione attiva? il trenta che viene assorbito dalla tecnologia, e che dunque viene sottratto al lavoro umano, comporterà l'espulsione dalla società attiva di quegli uomini il cui lavoro ora è svolto dalla tecnologia? quel trenta che con una minore tecnologia prestava il suo lavoro, con l'avanzamento tecnologico dovrà perdere il lavoro?
Ripeto questa non è una ricetta né un programma ma una lettura molto semplice della realtà. Se nell'economia globale si riduce la necessità di lavoro umano, lavoro che viene assolto dalla tecnologia, il lavoro umano che rimane necessario dovrà necessariamente essere distribuito tra la popolazione attiva. Non vi è nessun'altra soluzione.
Del resto questo è già sempre accaduto, anche se in tempi molto più lunghi, fino da quando Adamo mangiò il frutto dell'albero della conoscenza, eritis sicut dii, con l'intento di essere come Dio. Il "problema" nel nostro tempo, che ci dicono porta con sé la peggiore crisi economica della storia, è solo che l'avanzamento tecnologico è diventato immensamente più veloce che in passato e le istituzioni socio-politiche non riescono a stargli dietro.
Questo ritardo della politica, la porta a ragionare senza tener conto di quanto ho detto sopra. La politica ci dice che dobbiamo consumare di più per rilanciare l'economia ma questa è una ricetta che porta alla distruzione della terra, ci porta in vicolo cieco. Bisogna invece rivedere alcuni passaggi essenziali, è necessario misurare il benessere dell'uomo e rispettare il nostro pianeta che è necessario per la vita umana.
La tecnologia che si fa carico del lavoro umano, è stato sempre così, deve solo alleviare l'uomo da qualche ora di lavoro, non espellerlo dal mondo attivo. I robot sono per l'essere umano non una per una sola parte della popolazione ma per tutta intera l'umanità.
L'economia è evidente che debba fondarsi sulla qualità, della vita, dell'ambiente, della cultura, insomma in una parola sola sulla qualità e non sulla quantità.
Quindi non bisogna consumare di più, bisogna consumare di meno, perché l'obiettivo è l'essere umano non il cieco aumento di un numero.
C'è oggettivamente meno bisogno di lavoro umano e il problema non si risolve producendo ciò che non ci serve, così si distrugge il pianeta, si risolve distribuendo il lavoro rimasto, e le risorse, salvaguardando ovviamente il merito, tra la popolazione attiva, non si risolve espellendo una grossa fetta della popolazione dalla possibilità di partecipare ai fatti umani e alle risorse del pianeta.