9 marzo 2013

Grillo e il sistema istituzionale italiano

E' sotto gli occhi di tutti, il sistema istituzionale italiano ha fallito in tutto: istruzione, ricerca, economia, corruzione, sprechi, sanità, tutto ha dei grossi problemi. La cosa strana è che gli attori politici che si sono presentati alle ultime elezioni, con l'eccezione dell'M5S, sono gli stessi che hanno gestito il potere negli ultimi vent'anni, e che si propongono come coloro che risolveranno i problemi italiani, ma temo che non siano più credibili per nessuno, nessun italiano è disposto veramente a fargli credito.
Mi pare che la linea politica dell'M5S sia quella di chi mette in discussione il sistema istituzionale italiano così come è stato fino a oggi, di chi vuole una democrazia diversa da quella attualmente vigente in Italia, una democrazia diretta e non rappresentativa, in cui i singoli cittadini partecipino alla gestione della cosa pubblica. Le assemblee dell'Atene di Pericle, che era comunque una piccola città, contavano migliaia di partecipanti. Questo, la democrazia diretta, è astrattamente possibile, perché i mezzi tecnologici che abbiamo consentirebbero enne votazioni al minuto da parte di ogni italiano, ma questo certamente non basta, bisogna vedere se queste enne votazioni c'è il sistema perché possano essere espresse senza che qualcuno possa manipolarle. Naturalmente la mia è una iperbole ma il senso di ciò che esprime l'M5S mi pare questo.
Il fatto che l'M5S non intenda dare la fiducia a nessun governo mi pare coerente con le dichiarazioni di Grillo e la filosofia democratica che il Movimento 5 Stelle vuole attuare. Se questo movimento condanna le istituzioni italiane così come hanno funzionato finora, per quale ragione dovrebbe entrare a farne parte come se ciò che è stato dichiarato prima delle elezioni fosse un mero esercizio retorico: se le dichiarazioni elettorali di Grillo sono vere, il M5S ha solo una strada da percorrere, quella della sua attuale posizione.
Il PD e il PDL hanno avuto più di un anno per darci una legge elettorale che consentisse di governare a chi avrebbe vinto le elezioni e non ce l'hanno data, quindi l'attuale situazione di stallo non può essere certo addebitata ai nuovi eletti o a un movimento che è entrato in Parlamento per la prima volta in questa legislatura. La situazione di stallo in cui ci troviamo, che probabilmente il Presidente della Repubblica tra qualche giorno riuscirà a superare, in ogni caso non può essere addebitata a Grillo e al suo movimento. Se Grillo votasse la fiducia al PD di fatto accetterebbe di entrare a far parte di un sistema istituzionale che invece, giustamente, ha criticato senza peli sulla lingua, sicché mi chiedo per quale ragione dovrebbe rinnegare le proprie idee? forse per togliere le castagne dal fuoco a chi non ha colpevolmente previsto e evitato quello che comunque non è un evento straordinario e imprevedibile, visto che già nella storia recente una situazione di stallo aveva condizionato il governo Prodi e poi lo aveva fatto cadere rovinosamente.
Grillo giustamente è pronto a votare per ciò che è coerente con il suo movimento, quindi suppongo una nuova legge elettorale, ma non intende affatto entrare a far parte di una classe dirigente che oggettivamente ha portato l'Italia nella sua attuale drammatica situazione.

8 marzo 2013

Trasparenza e informatica

Prendo spunto da un tema caro sia a Matteo Renzi che a Beppe Grillo: la rete.
La combinazione di informatica e rete può elevare enormemente la produttività e ridurre/azzerare molti costi sia nel privato sia nel pubblico.
La rete è nata nel 1991, cioè 22 anni fa, quasi un quarto di secolo. Perché l'Italia non ne faccia un uso massiccio non è dato sapere.
Da alcune settimane, nel nostro Paese è possibile iscrivere a scuola i proprio figli online, cioè si può fare uso della rete per compiere una operazione che finora era eseguita esattamente come si poteva fare già nel '700, con grande, grandissimo sperpero di denaro di tutti noi. Ma la decisione del Ministero dell'Istruzione non mi pare che sia stata seguita da altre pubbliche amministrazioni.
La rete potrebbe, al tempo stesso, azzerare tutti i costi legati alle vecchissime prassi cartacee e rendere trasparente l'intera azione della pubblica amministrazione. Non ho idea di cosa possa significare in termini monetari quanto ho appena affermato, ma sicuramente i volumi di risparmio, di aumento di produttività e di trasparenza, sono enormi, di certo gli importi di cui si avvantaggerebbero tutti gli italiani sono miliardari in euro.
Per essere più concreto, il bilancio dello Stato è, come tutti i bilanci, la sintesi di tutte le transazioni contabili compiute dal soggetto cui il bilancio si riferisce in un dato arco di tempo. L'informatica e la rete consentirebbero, se solo lo si volesse, di rendere pubbliche tutte le transazioni delle amministrazioni dello Stato, dallo scontrino del caffè alla fattura pagata per una macchina blu, dal contratto di appalto alle fatture emesse per il pagamento dei lavori realizzati con il contratto d'appalto medesimo. In altri termini, conti pubblicati e conti necessari per la gestione dovrebbero essere una sola cosa pubblica, le amministrazioni dovrebbero lavorare alla loro contabilità online mettendo a disposizione di tutti, urbi et orbi, perché no?, tutto ciò che avviene, di finanziario, patrimoniale ed economico, nella pubblica amministrazione.
Se quello che dico può sembrare a prima vista utopistico in realtà è molto realistico. Con la tecnologia cloud tutto questo è possibile ed economicissimo, già da lungo tempo.
La rete e l'informatica dovrebbero essere applicate anche alle proposte politiche, anzi immagino che la pubblica amministrazione già ne faccia uso, solo che non mi spiego perché le proposte fatte dai vari leader non siano seguite dalla diffusione dei dati sugli effetti economici che deriverebbero dalla attuazione delle loro idee. Mi spiego meglio. Se il leader x propone un dato aumento o riduzione d'imposta, il rimborso dell'Imu o il salario di cittadinanza, il modello matematico di cui dispone il Ministero dell'Economia sicuramente è in grado di svelarne gli effetti economico-finanziari per valutarne il reale impatto e cosa eventualmente si dovrebbe fare (utilizzando il medesimo modello matematico) per ottenere l'effetto sperato dal leader. Beninteso, ciò di cui parlo è solo una metodo di sviluppo e modifica immediata di un budget, per valutare l'impatto delle proposte che vengono poste in campo, che nulla toglie alla visione politica degli uomini che ricevono dai cittadini il difficile compito del governo di uno Stato; visione politica che ha certamente effetti che vanno al di là di un mero calcolo pur potente e immediato. Tuttavia, ferma restando la necessità della politica, intesa come visione vera e giusta di una data società in un dato tempo, informatica e rete potrebbero testare la bontà e la fattibilità delle idee e dei progetti in campo, fattibilità che varierebbe istantaneamente (indicando anche in senso economico, finanziario e patrimoniale l'effetto delle politiche adottate, adottande e da adottare), con il sopraggiungere degli effetti positivi o negativi delle visioni politiche adottate dal governante di turno.

27 febbraio 2013

Cosa ci aspetta dopo le elezioni

Cosa deciderà il Presidente della Repubblica non si sa, ma gli scenari possibili non sono poi così numerosi.
Le "larghe intese" pare che siano preferite dall'establishment del Pd, ma un accordo in questo senso, tra Pd e Pdl, sicuramente non sarebbe accettato dal Sel di Vendola e, altrettanto sicuramente, sarebbe una iattura per l'Italia. Nel Pdl non è emerso niente di nuovo, l'assetto politico è praticamente immutato, dunque se fosse determinante per il governo tenterebbe di portare avanti le politiche attuate fino alle dimissioni di Berlusconi nel 2011, vale a dire cercherebbe di far seguire al nostro Paese la via che ci ha portati malamente fin qui: nessun controllo sui conti pubblici, nessuna riduzione della burocrazia, nessuna eliminazione degli sprechi. Il Pd (che ha colpevolmente bocciato Renzi) appartiene anch'esso alla classe dirigente che ha assistito impotente e complice al declino italiano, sicché se fosse vero che la sua nomenclatura è favorevole alle "larghe intese" con il Pdl, questo non può significare altro che, insieme con il Pdl, cercherebbe di salvare il salvabile di un sistema istituzionale che negli ultimi dieci anni ha dato una pessima prova di sé.
L'Italia ha bisogno di riforme che ridisegnino tutte le istituzioni e che mirino al futuro affrancando lo Stato italiano da ogni luogo comune, nazionale e internazionale, da ogni incrostazione politica e culturale, dagli interessi dei troppi privilegiati, dai politici politicanti, dalle ingiustizie, ma anche dagli sprechi, dalla burocrazia e dalla corruzione. Il nostro Paese deve concentrarsi di più sull'istruzione, per porre al centro gli studenti e non gli addetti ai lavori, che ovviamente vanno rispettati ma senza dimenticare che l'istruzione deve avere al centro gli italiani di domani e non i professori, il personale ausiliario e quant'altro: prima gli studenti, poi tutti gli altri. L'Italia deve sviluppare la ricerca e, ripeto, non gli apparati burocratici e spreconi, le risorse devono essere destinate ai ricercatori non alle strutture che gli sono state costruite attorno per i soliti motivi nepotistici e clientelari. E' dunque evidente che un governo, cui partecipassero il centro sinistra e il Pdl, non potrebbe mai affrontare temi di questa portata e che un governo di questo tipo servirebbe solo per far passare invano il tempo a spese di tutti gli italiani.
L'altra ipotesi in circolazione, un appoggio, a un governo di centro sinistra, sui singoli provvedimenti, da parte del Movimento 5 Stelle, finalizzato ad approvare alcune leggi urgenti, con al primo posto una legge elettorale che garantisca a chi vince le elezioni di poter governare, quest'altra ipotesi mi pare quella più realistica e soprattutto disegna uno scenario che non prevede proroghe a una classe dirigente che deve cedere il passo a nuove idee e a donne e uomini nuovi in tutte le forze politiche.

22 febbraio 2013

Oscar Pistorius

Prima degli ultimi fatti di cronaca, avevo associato Oscar Pistorius a una idea di uomo straordinario che, pur non avendo le gambe, è un campione paralimpico. Un uomo che fa camminare una contraddizione apparente, dico apparente perché è chiaro che quest'uomo corre perché usa delle protesi sofisticate che sostituiscono le gambe.
Dopo che è accaduto ciò che tutti sappiamo, cioè è morta uccisa la povera Reeva Steenkamp, prima ancora che si sappia con certezza come sono andati i fatti, l'atleta paralimpico ha perso l'immagine che si era conquistato negli ultimi anni.
Oscar Pistorius è stato arrestato e dopo pochi giorni, quest'oggi, è stato scarcerato su cauzione. Ho letto alcuni tweet di persone che biasimano il rilascio di Pistorius e affermano che chi ha i soldi può anche uccidere, ma hanno torto, la vicenda processuale di Oscar Pistorius, almeno finora, va letta in modo diverso.
Per prima cosa, quello che è accaduto nella sua casa, al momento, non lo sa nessuno e, sul piano della realtà storica, non lo saprà mai nessuno. Al termine del processo cui, salvo colpi di scena, Pistorius sarà sottoposto, conosceremo la verità processuale, il che è già qualcosa.
Cercherò di spiegarmi meglio. Nella casa del delitto pare che ci fossero solo l'atleta e la sua fidanzata, che purtroppo è morta, quindi l'unico che potrebbe raccontare quello che è accaduto è la stessa persona che è accusata di omicidio. Il fatto che sia accusato di omicidio lascia aperti alcuni possibili sviluppi: primo. Pistorius ha ucciso volontariamente Reeva Steenkamp e sta tentando di far passare l'accaduto per un banale quanto tragico incidente: in questo caso probabilmente non racconterà mai come si sono svolti i fatti. La dinamica potrà essere ricostruita dai giudici nel processo sulla base degli elementi di accusa e di difesa raccolti dagli investigatori e dagli avvocati dell'imputato; secondo. Pistorius, come dichiara da qualche giorno, ha ucciso la sia fidanzata per un tragico incidente. Anche in questo caso, la dinamica dei fatti potrà essere ricostruita nel processo, nel contraddittorio tra accusa e difesa. Se la tesi difensiva di Pistorius è fondata, anche in questo caso il giudizio non potrà fondarsi sulle sue dichiarazioni, che dovranno essere verificate attimo per attimo dal giudice incaricato di giudicarlo. Che egli sia dunque colpevole o innocente dovrà deciderlo un giudice che non può in nessun modo conoscere la verità reale ma solo quella processuale, non vi è via d'uscita.
Da quello che ho scritto sopra si evince che anche dopo la sentenza la verità accertata sarà solo una verità processuale, quella reale, realmente accaduta, potrebbe raccontarla l'imputato che però, proprio per questa sua veste non è credibile. Anche una confessione di Pistorius, non solo la sua dichiarazione di innocenza, dovrebbe essere sottoposta alla verifica processuale.
Oscar Pistorius, dunque, finché non sarà condannato o assolto, rimane potenzialmente innocente o colpevole. Qui interviene la libertà su cauzione che, lungi dall'essere un privilegio per i ricchi, è invece un importantissimo istituto che si rifà a uno dei principi fondamentali del diritto, l'habeas corpus. L'Habeas corpus è concettualmente il diritto dell'imputato di arrivare libero al processo, al fine di difendersi nel migliore dei modi. Infatti, prima che sia concluso il processo, quali che siano gli indizi, le confessioni, gli elementi tutti dell'accusa e della difesa, l'imputato può essere colpevole o innocente.
Con ciò non voglio dire che chiunque riesca a difendersi adeguatamente in un processo, è evidente che chi dispone dei mezzi adeguati può permettersi i migliori tecnici e quindi ottenere la migliore difesa possibile, ma questo è un altro aspetto del problema.
Sia chiaro anche che le società moderne devono mettere a disposizione della collettività tutti i mezzi possibili, a qualunque costo, per proteggere le vittime del fenomeno che in Italia viene attualmente chiamato femminicidio. Ogni costo dev'essere sostenuto per ottenere il risultato che cessino una volta per tutte le violenze degli uomini sulle donne, meno uno, meno la giustizia sommaria. Lo Stato di diritto deve tutelare gli innocenti, sia tutte le donne che subiscono violenza, e questo ripeto è più che ovvio, sia gli innocenti che siano ingiustamente accusati di un delitto che potrebbero non aver commesso. Uno Stato che indulgesse alla giustizia sommaria diverrebbe egli stesso un bruto.

14 febbraio 2013

San Valentino

Devo essere sincero, quando sento parlare le coppie, i concetti che vengono espressi sono sempre legati al possesso. Lui che vuole da lei, lei che vuole da lui: un comportamento, una scelta, una rinuncia, una attenzione, un sì, un no, insomma chi ama vuole qualcosa.
"Sì lei è la mia fidanzata, la mia donna, ma vorrei che non lavorasse, che lavorasse, che non avesse figli, che avesse figli, che vestisse così, che non vestisse così". "Sì lui è il mio uomo, ma vorrei che amasse il calcio, che non amasse il calcio, che vestisse elegantemente, che vestisse casual, che mi portasse al cinema, che la finisse di portarmi al cinema".
E' tutto un volere qualcosa dall'amato. Amiamo una persona ma la vorremmo diversa, vorremmo che si adeguasse ai nostri desideri, che somigliasse a una idea che abbiamo dentro di noi: vorremmo che l'amato non fosse chi è ma fosse un altro, un'altra; che non fosse chi è ma fosse qualcuno che non esiste.
Dietro il mio discorso c'è un fondamento filosofico forte, ma quello che affermo, perché sia compreso, non ha bisogno di un approfondimento, il mio discorso è comprensibile nella sua semplicità, senza ulteriori indagini che comunque sono possibili ma, ripeto, non sono necessarie: l'amore vero è evidente da sé, naturalmente la fondatezza di quello che dico non la esprime quest'ultima frase che si presterebbe da sola a qualunque travisamento, anzi forse sono proprio frasi come questa che lasciano circolare pensieri errati sull'amore.
L'amato dev'essere voluto esattamente come egli è, con tutti i suoi pregi, i suoi difetti, le sue eleganze, le sue ineleganze. L'amato dev'essere voluto così com'è soprattutto quando la sua scelta non coincide con i nostri desideri e le nostre speranze. Si ama soprattutto quando l'amato sceglie un altro, un'altra, infatti solo in questo caso l'amante dà la massima prova d'amore. Amare vuol dire amare l'amato così com'è e accettare i suoi desideri soprattutto quando sono opposti ai desideri dell'amante.

13 febbraio 2013

Gli interessi che interessano

Se è vero che le banche italiane hanno in portafoglio circa 400 miliardi del debito pubblico italiano, cioè circa il 20 percento del totale. Se è vero che la maggior parte di questi titoli di Stato è stata acquistata con il prestito ricevuto dalle banche italiane dalla BCE al tasso d'interesse dell'1 percento. Proviamo a fare due conti.
Il debito pubblico italiano costa, a noi contribuenti, circa ottanta miliardi di euro ogni anno. Il venti per cento di ottanta è uguale a 16 miliardi di euro. L'uno percento di 400 miliardi è uguale a 4 miliardi. Per sapere quanto vale la differenza tra gli interessi pagati dai contribuenti italiani sul debito acquistato dalle banche con il prestito della BCE, e gli interessi pagati dalle banche alla BCE per il denaro usato per comprare debito pubblico italiano, basta fare una sottrazione: 16 - 4 = 12. Ecco, questa sarebbe la quota di interessi pagati dai contribuenti italiani sul debito pubblico italiano che sarebbe guadagnata dalle banche con gli euro ricevuti in prestito dalla BCE.