18 aprile 2010

Lo Stato e le sue risorse economiche.

Lo Stato italiano, purtroppo, come tutti sappiamo, ha un debito enorme, che riduce enormemente le possibili scelte di politica economica.
Alcuni politici sostengono che il governo italiano dovrebbe attuare una politica economica più attiva, per sostenere i più deboli. Altri che il governo ha già fatto tutto il possibile e che il debito pubblico italiano non consente di fare di più.
Una parte politica ritiene che il peso dello Stato, nell'economia, debba ridursi, un'altra parte politica non si preoccupa di questo e anzi sostiene che lo Stato non debba preoccuparsi di aumentare il proprio peso nell'economia della Nazione, e che debba invece intervenire per sostenere i deboli prelevando le risorse dai più fortunati.
In concreto, l'ultimo governo Prodi ha avuto luogo in un momento di ripresa dell'economia, tanto che il gettito fiscale era costantemente sopra le attese e si parlava di continuo di tesoretti (surplus del gettito), e ciò nonostante, per migliorare i conti pubblici, non ha esitato nel fare una manovra fiscale da cento miliardi di euro. Al contrario, l'attuale governo Berlusconi non introduce nuove imposte e, tenuto conto della crisi e del minore gettito fiscale da questa prodotto, attua una politica che nell'immediato non può che aumentare il debito pubblico.
Fatta questa breve premessa, mi chiedo per quale ragione le forze politiche di destra e di sinistra non concordino, prima di entrare nella disputa confrontando le varie scuole di pensiero economico, sulla necessità di controllare la bontà e la serietà della spesa pubblica.
Le autostrade, gli impianti ferroviari e le infrastrutture italiani costano molto più di quelli realizzati nell'Europa del nord. Avviene che una impresa vinca una gara indicando un prezzo e che poi le leggi vigenti consentano ritardi e anche quadruplicazioni del prezzo iniziale. A questo riguardo la prima cosa da fare non sarebbe quella di emendare il sistema normativo per far sì che ciò non si ripeta? O, per esempio, il governo non potrebbe muoversi per far sì che la normativa sul divieto di subappalto non venga violata platealmente, con appaltatori che hanno vinto la gara che, a cascata, cedono i lavoro a imprese che poi in ultima battuta non hanno risorse sufficienti nemmeno per pagare la manodopera?
Tutti i cittadini italiani sanno e toccano con mano tutti i giorni le inefficienze della pubblica amministrazione; è anche noto che nella pubblica amministrazione vi sono sprechi enormi di denaro.
Detto questo, mi sembra logico che le forze politiche si alleino, nell'interesse generale, per combattere sprechi e inefficienze. Il denaro pubblico sprecato costituisce un danno incalcolabile per la Nazione italiana. Ridurre o eliminare questo danno è quindi interesse di tutti i cittadini e dunque di tutte le forze politiche.

18 febbraio 2010

Quello che vorrei e che non vorrei.

No alla violenza. No alla corruzione. No agli sprechi di danaro pubblico. No alla medicina politica. No alla burocratizzazione del medico di base. No alla burocratizzazione della scienza. No alla pubblicazione di atti giudiziari, prima che sia pronunciata una condanna definitiva. No al nepotismo. No alle raccomandazioni. No alla burocrazia. No ai processi mediatici.
Sì alla ricerca scientifica. Sì all'innovazione. Sì al rispetto. Sì all'educazione. Sì all'istruzione per tutti i cittadini. Sì al merito. Sì al sostegno dei deboli. Sì alla sana amministrazione della cosa pubblica. Sì alle carriere pubbliche fondate sul merito e non sulla politica. Sì al medico di base: medico. Sì a una giustizia rapida e giusta.
I fatti di via Padova parlano, parlano di un'Italia che c'è, parlano di una Italia che si è già formata. Quando l'Italia ha "accolto" milioni di immigrati senza preoccuparsi di inserirli in un contesto abitativo decoroso, di dare loro un lavoro non nero, di dare loro giustizia e senza chiedere agli stessi immigrati il rispetto delle leggi italiane, quando ha fatto questo l'Italia ha posto le basi per eventi come quello di via Padova e di Rosarno.
Il lavoro per riparare ai danni che si può fare oggi mi pare molto arduo. Milioni di stranieri (gli italiani già erano al corrente) hanno conosciuto le ingiustizie diffuse e la diffusa possibilità di defilarsi rispetto all'ordinamento giuridico. Milioni di stranieri, residenti in Italia, hanno imparato pregi, vezzi e vizi italiani, e li hanno in qualche misura assorbiti. L'immigrato francese ha acquisito un po' della cultura francese, quello inglese un po' della cultura inglese, quello italiano si è adeguato alla cultura italiana.
La globalizzazione, con i movimenti che comporta, di denaro, di persone, di fabbriche, di "cervelli", la globalizzazione produce delle forti frizioni a ogni livello: enormi masse di denaro possono essere spostate con un click e questo se da un lato è vantaggioso per gli investitori dall'altro produce instabilità per gli Stati, perché dall'oggi al domani un Stato può perdere grandi risorse e un altro invece può acquisirle. Del resto queste grandi masse di denaro e di investimenti sono mossi dalle multinazionali che per definizione sono di fatto sovranazionali, cioè hanno una unità economico-giuridica che le rende enormemente più forti degli Stati dove operano, i quali per forza di cosa hanno giurisdizione entro i propri ormai angusti limiti territoriali.
Un grande numero di persone si muove da una regione all'altra della terra. I "cervelli", quando giungono in uno Stato occidentale, portando con sé la loro cultura, lo arricchiscono potenziando in esso la ricerca scientifica e tutte quelle attività che richiedono un alto livello intellettivo e culturale, cioè tutte quelle attività che in teoria dovrebbero ridare all'occidente i posti di lavoro che perde con la globalizzazione. Ma questo vale in teoria, in pratica, i fatti ci mostrano che, non è proprio così.
Delle due l'una, o l'Occidente accetta una ridistribuzione senza controllo di produzioni, di ricchezze, di tecnologia, di scienza a livello planetario, ma questo suppongo che significhi l'impoverimento indiscriminato dell'intera popolazione mondiale con incapacità planetaria di qualunque ulteriore sviluppo economico; o l'Occidente ridistribuisce quanto sia possibile per migliorare le condizioni delle parti del pianeta che sono in difficoltà, ma conservando i livelli di benessere raggiunti in Occidente. Certo quest'ultima soluzione è egoistica, ma comporta anche la capacità dell'Occidente di continuare a occuparsi di ricerca e conseguentemente di migliorare le basi scientifiche e tecnologiche che sono le uniche che possono tentare di ridurre gli innumerevoli mali del mondo.

12 febbraio 2010

Informazione e processi.

L'informazione è il cuore di uno Stato democratico. Se non ci fossero i giornali, i telegiornali, i giornalisti, i potenti potrebbero fare praticamente tutto il bene e tutto il male possibili.
La facoltà di criticare l'operato di grandi imprenditori, politici, sindacalisti, intellettuali, magistrati, professionisti, è l'alimento di uno Stato moderno e trasparente.
Tuttavia, quando l'informazione non chiarisce bene l'oggetto del suo lavoro e diffonde notizie che non sono verificate o sono suscettibili di radicale mutamento, in questo caso l'informazione, invece che un elemento essenziale della democrazie, diviene uno strumento che contribuisce a diffondere dati e convincimenti fallaci.
Il preziosissimo lavoro delle Procure della Repubblica costituisce una serie di atti e azioni di parte, delle Procure della Repubblica appunto, atti che potranno essere confermati o smentiti dopo un iter processuale in cui dovranno superare le difese degli imputati e il vaglio del Giudice terzo. Se il Giudice al termine del processo pronuncerà una sentenza di condanna e questa non sarà riformata o annullata nei successivi gradi di giudizio, allora e solo allora gli atti e le azioni delle Procure della Repubblica coincideranno con la verità processuale.
Dunque la diffusione di notizie sull'azione penale, esercitata dalle Procure, potrebbe radicare nell'opinione pubblica convincimenti errati sugli indagati.
Il problema qual è? è il seguente: se a processo finito l'indagato sbattuto sui giornali risulta innocente ma nel frattempo ha perso onore, famiglia, lavoro, serenità, salute, chi paga? e soprattutto come fare recuperare l'onore, la carriera, la famiglia? un risarcimento economico non può rendere l'onore, la famiglia, la serenità, dunque gli eventuali danni alla persona rimangono per sempre.

18 luglio 2009

Il PIL e il potere d'acquisto.

Gli economisti, generalmente, si interrogano sulla efficacia dei provvedimenti adottati dalle autorità per incidere sull'economia. Nei quali sono comprese le decisioni contro l'inflazione e i provvedimenti anti crisi.
Quando i dati macroeconomici si manifestano, gli eventi microeconomici sono già avvenuti e le loro cause, per ovvie ragioni, li hanno preceduti. Se immaginiamo che un evento sia causa di una crisi, questo evento è collocato in un dato momento; l'effetto di questa causa è collocato in un momento successivo; la misura anti crisi è successiva al momento dell'effetto. Le decisioni anti crisi, dunque, tentano di agire su qualcosa che è avvenuto prima e prendono vita quando il corso degli eventi è già andato avanti e si trova in uno stato non conosciuto dall'autorità che decide.
Cioè, un'auto tampona (causa) un'auto che la precede, questa subisce dei danni (effetto), il carro attrezzi porta l'auto tamponata in carrozzeria dove viene riparata (misura anti crisi). La riparazione dell'auto incidentata però potrebbe essere troppo onerosa, tenuto conto dell'entità dei danni e del valore dell'auto, potrebbe essere inopportuna perché il proprietario ha già provveduto a comprare un nuovo veicolo e così via.
Ora, nel caso del veicolo, chi deve decidere è in possesso delle informazioni in tempo reale e quindi non accadrà che decida di riparare un veicolo troppo vecchio o troppo malridotto, nel caso dei governi i dati sono astratti, generali e molto più distanti dalla realtà microeconomica dell'individuo; sicché potrà accadere che il proprietario abbia già comprato una nuova auto e il governo, per misura anticrisi, decida di riparare il veicolo incidentato, il che evidentemente sarebbe un gravissimo spreco di denaro pubblico con conseguente ulteriore aggravamento dello stato di crisi.
I governi, come sicuramente fanno, per evitare misure anacronistiche, devono tener conto del necessario sfasamento spazio-temporale tra crisi e misure anticrisi.
Un altro profilo di analisi interessante è quello della valutazione dello stato di salute economico dei cittadini partendo dai dati del PIL. Se quando il PIL italiano cresceva, il petrolio era arrivato a circa 160 dollari al barile, le bollette erano molto più pesanti di quelle attuali, l'inflazione era molto più alta di quella attuale, si deve concludere che, allora, vale a dire quando il PIL cresceva, i cittadini stavano meglio? oppure la cosa va valutata in modo diverso?
Attualmente il prezzo del petrolio è sceso di quasi due terzi, le bollette si sono alleggerite, l'inflazione si è ridotta in modo significativo, tuttavia il PIL decresce; questo, siamo sicuri che si debba leggere come un peggioramento effettivo delle condizioni economiche del singolo (lasciando fuori del discorso l'ovvietà che chi perde il lavoro o va in cassa integrazione subisce un gravissimo peggioramento delle sue condizioni economiche)?

5 giugno 2009

Europa, Usa, Russia.

Se i nostri parlamentari europei esprimessero una politica europea dell'Italia e avessero i numeri per contare, questo avvantaggerebbe il nostro paese? sì, è innegabile che la vittoria di un forza che rispondesse a queste caratteristiche è auspicabile.
Una frammentazione del voto, che porti in Europa numerosi partiti, danneggerebbe il nostro paese, perché questo significherebbe non dare all'Italia i numeri per poter esprimere una politica europea coerente e soprattutto nell'interesse dell'Italia.
L'Europa non è una classe dove gli scolaretti italiani devono mostrarsi ubbidienti e assecondare le politiche propugnate da Germania, Inghilterra e Francia. I nostri parlamentari, se sono coesi, e ciò può accadere solo se non sono espressi da troppi partiti, se sono coesi, dicevo, possono agire per condizionare la politica europea in direzione degli interessi italiani. Per fare questo, non bisogna ubbidire ai forti, si deve invece trattare con tutte le forze rappresentate in parlamento su ogni singolo punto. Solo in questo modo, la legislazione europea potrà tenere conto delle peculiari esigenze del nostro paese.
Se poi, cambiando livello di ragionamento, esistesse un'Europa politica, che oggi non c'è, cosa comporterebbe questo su scala globale? Comporterebbe che su scala planetaria si mischierebbero le carte: ai due giganti, USA e RUSSIA, se ne aggiungerebbe un terzo, l'EUROPA. Quello che poi pare inverosimile e che invece è vero è che l'Europa non sarebbe il terzo, neanche il secondo, sarebbe il primo Stato fra i tre. Questo scenario non è certamente gradito né agli USA né alla RUSSIA, che quindi faranno di tutto per evitare che possa nascere un'Europa politica.

3 giugno 2009

Scienza, tecnica e futuro.

Quando, e se, la scienza e la tecnica avranno prevalso sulle ideologie, e l'umano stato di bisogno dell'uomo sarà superato, e non sarà più necessario consumare la terra per esistere; allora le cose potrebbero cambiare radicalmente rispetto all'oggi.
Certo, in una Terra dove una piccola percentuale di persone possiede quasi tutta la ricchezza e la forza disponibili sul pianeta, l'ipotesi di un futuro fuori del bisogno è un'utopia.
Per iniziare, dopo il fallimento del socialismo reale, e dopo la constatazione che il capitalismo è l'ideologia che ha dato la miglior prova di produzione della ricchezza, è dunque chiaro che le risorse economiche per la scienza e la tecnica provengono dal capitalismo, così com'è chiaro che l'ipotesi utopica del primo paragrafo implica il superamento del capitalismo. Sicché come conciliare una ideologia (il capitalismo) che produce i mezzi per raggiungere un fine (il superameno del bisogno umano), che in quanto superamento del bisogno ucciderebbe l'idologia che l'ha generato? evidentemente la conciliazione non è possibile, eppure non ci sono altre vie d'uscita, come ha dimostrato il grande pensatore contemporaneo che ha sviluppato compiutamente questa tematica, e al quale ovviamente rimando (Emanuele Severino).
Una cosa sola è certa, scienza e tecnica prevarranno su tutto il resto, ma cosa accadrà, quale via seguiranno la scienza e la tecnica per giungere sulla vetta del potere mondiale, questo non è dato sapere: è certo il traguardo ma sconosciuti vie e tempi.
Quando, e se, l'uomo fosse liberato dai suoi bisogni, in un futuro imprecisabile ma potenzialmente non lontanissimo, penso a meno di un secolo: il tempo da dedicare al lavoro sarebbe estremamente ridotto, le differenze di stato tra gli uomini si ridurrebbero a differenze qualitative (pregi di natura: intelligenza, bellezza, attitudine all'arte, eccetera) e non quantitative (capacità di produrre e accumulare denaro, potere). Le differenze tra gli uomini sarebbero attenuate e non odiose: gli esseri umani sarebbero diversi perché più o meno dotati dalla natura; e queste differenze potrebbero sempre essere attenuate da una maggiore o minore disponibilità all'apprendimento e al pensiero.
In un tempo come quello descritto in questi miei pensieri svolazzanti l'uomo, forse, avrebbe più probabilità di porre al centro dei suoi fini la specie umana in quanto tale?

24 maggio 2009

Leggi italiane.

Anche la maggioranza di cui fa parte il ministro Brunetta continua a sfornare leggi con una tecnica di scrittura pessima. Ministro Brunetta, per favore, faccia qualcosa per introdurre italiano, coesione e coerenza nei testi legislativi. Come Lei ben sa non è affatto difficile, richiede solo un po' di considerazione per i lettori, cioè per i cittadini.
Testi legislativi chiari e comprensibili riducono le violazioni e sono dunque più efficaci.
Grazie.

19 maggio 2009

Crisi economica.

Tutti o quasi tutti i PIL del mondo sono in picchiata. Cioè, la ricchezza prodotta in un anno dalle nazioni non cresce o tende a diminuire.
Non sono un economista, per questo mi sono sempre chiesto se la crescita del PIL mondiale ha un fondamento teorico e se, in caso affermativo, questa crescita può essere considerata costante, entro una certa forbice. Questo per me è un problema.
La crisi attuale propone notizie che suggeriscono cambiamenti che, se confermati, cambierebbero il panorama industriale mondiale. Mi riferisco al dato secondo il quale la domanda di automobili, nel mondo, si sarebbe ridotta del trenta/quaranta percento. Questo dato, se confermato, scatenerà un guerra commerciale che, nel pianeta, avrà come effetto, in ogni caso, quale che sia il vincitore, una riduzione almeno del trenta/quaranta percento degli addetti in questo settore, il settore automobilistico.
Senza allargare l'analisi, e supponendo che la riduzione della domanda di automobili non sia temporanea, la conclusione è che questo settore darà al PIL un contributo molto minore rispetto al passato.
Ora, se questo fenomeno dovesse interessare anche altri settori, e dovesse per assurdo determinare una riduzione della ricchezza prodotta nel mondo, cosa dobbiamo aspettarci sul piano sociale? una perdita colossale di posti di lavoro? un enorme disagio economico di tutti coloro che direttamente e indirettamente saranno colpiti dalla riduzione della ricchezza prodotta?
La risposta alle due domande è decisamente sì, se si ridurrà la ricchezza prodotta nel mondo, grandi fasce di popolazione soffriranno della situazione economica.
Riepilogando, se la ricchezza prodotta nel mondo dovesse ridursi stabilmente, una grossa fetta di esseri umani vedrebbe peggiorare sensibilmente la propria condizione di vita, e ciò potrebbe anche innescare delle reazioni a catena che potrebbero alterare gli equilibri politici attuali.
Un'idea (di un non economista) per affrontare la situazione potrebbe, forse, essere quella di creare, e quindi misurare, la ricchezza del mondo anche qualitativamente, non più solo in termini economici. Produrre e misurare non il PIL ma il PQIL (Prodotto Qualitativo Interno Lordo).
Vale a dire, alzare gli standard di qualità richiesti per produrre un servizio, un oggetto, un'automobile; ridurre il numero di ore lavorate; ridurre i bisogni indotti inutili o dannosi; investire sull'ambiente, e così via.
In altri termini, spendere e produrre meglio, con maggiore qualità e minori sprechi (zero sprechi, soprattutto quelli pubblici), rivalutare le priorità di ognuno di noi, trovare il coraggio da parte dei cittadini tutti e dei governanti di pensare in termini anche e soprattutto qualitativi.

19 ottobre 2008

I costi della pubblica amministrazione.

Il governo in carica ha dichiarato di volere e dovere ridurre i costi della pubblica amministrazione. Il ministro Brunetta, applicando le leggi esistenti, ha ottenuto una formidabile riduzione delle assenze per malattia. La ministra Gelmini, con la sua riforma, intende ridurre i costi della scuola e migliorarne l'efficienza.
Il danaro che spende la pubblica amminsitrazione è danaro pubblico, cioè versato nelle casse dello stato dai contribuenti. In altri termini, i contribuenti sottraggono una quota del proprio reddito per finanziare lo stato, che con questo denaro provvede al proprio funzionamento.
Tutti i cittadini italiani sanno bene che ogni volta che si entra in contatto con la pubblica amministrazione, quale che sia il problema e quale che sia il diritto (se cioè si ha torto o ragione), per ottenere udienza e soprattutto per chiarire un qualunque disguido, c'è da sudare freddo. Perché? perché non è facile parlare con i responsabili; gli orari di ricevimento degli uffici non tengono conto degli orari di lavoro dei cittadini; quando finalmente si è trovata la strada giusta, nove volte su dieci, bisogna fare una lunga coda, e dunque sottrarre ingiustamente tempo al proprio lavoro e al proprio tempo libero.
Fatta questa breve premessa, vengo al punto. L'intento del governo di aumentare l'efficienza e ridurre i costi della pubblica amministrazione, fermo restando che è assolutamente necessario tutelare le fasce deboli della popolazione e non ledere alcun diritto, questo intento dicevo è giusto o sbagliato? naturalmente è giusto. Un governo che non si ponesse questo obiettivo, quale che fosse la sua appartenenza politica, non sarebbe un buon governo: perché sprecare danaro pubblico significa distruggere quanto ogni cittadino, anche con sacrifici, soprattutto nelle fasce più basse di reddito, ha sottratto al proprio reddito, al proprio tenore di vita. Le imposte versate allo stato dai cittadini, soprattutto dai possessori dei redditi minimi, riducono il potere di acquisto del contribuente, lo obbligano a comprare cose più economiche e di minor qualità, a mangiare meno, a non fare o fare meno vacanze, ad andare meno al cinema, al teatro, o a non andarci affatto e così via.
In altri termini, le code, l'insofferenza degli impiegati pubblici, i servizi inesistenti o di scarsa qualità, sono l'espressione esplicita della distruzione di danaro versato anche da quei cittadini che faticano a mettere assieme il pranzo con la cena, sicché sono espressione di una cattiva gestione del denaro dei cittadini che bene fa un governo a combattere con decisione.
Le imposte sono necessarie per finanziare lo stato, ma lo stato ha il dovere cogente di non sprecare risorse pubbliche (leggi: sottratte al reddito dei cittadini, soprattutto dei meno abbienti), lo stato deve spedere con oculatezza assoluta le risorse che gli derivano dal gettito tributario. I governi possono perseguire la propria politica ma devono eliminare tutti gli sprechi, e ottenere la massima efficienza della spesa, non farlo significa tradire il mandato elettorale.

16 maggio 2008

Il metodo argomentativo del giornalista Marco Travaglio.

Innanzitutto, la libertà d'espressione è sacra, e ciò vale chiunque sia il soggetto parlante: il Presidente della Repubblica o un cittadino comune; il direttore Vittorio Feltri o il giornalista Marco Travaglio.
Certo, quando si ascoltano certi monologhi si resta molto impressionati, e ci si chiede se l'oratore ci è o ci fa. In tutta onestà (rammento che io sono una persona ingenua) a me pare che chi parla sia in buona fede, tuttavia l'analisi dei fatti, delle deduzioni, dei rilievi, delle conclusioni che vengono formulati rivela che il fluente eloquio di cui sto parlando non è coerente.
Si sente parlare di reati, di amicizie disdicevoli, di condannati, di pregiudicati; e il tono del discorso è perentorio e non ammette repliche o smentite. Probabilmente i dati così forniti vengono imparati acriticamente dal pubblico e questo apprendimento difficilmente potrà essere modificato in futuro. In qualche modo un affascinante monologo, che tocca temi di attualità, che dal suo angolo visuale dà una spiegazione del mali del mondo (leggi: Italia), che si fonda sulla citazione di fonti autorevoli (magistratura e forze dell'ordine), e che dunque risulta anche fortemente verosimile, diventa, agli occhi dell'ascoltatore, racconto di fatti realmente accaduti.
Bene, bene, ma però questo straordinario effetto oratorio (del tutto invidiabile) forse non coincide con la realtà fattuale; anzi, per meglio dire, non è la piana descrizione di fatti realmente accaduti, questo è ciò che i monologhi di cui parlo ricercano e ottengono come effetto, tuttavia, a un'attenta analisi, forse l'oratore ha raccontato con toni enfatici opinioni, deduzioni, conclusioni, documenti, che non sono fonti oggettive, bensì fonti soggettive e partigiane, che per questa ragione non possono fondare la verità. Cercherò di spiegarmi meglio nelle righe che seguono.
Il processo penale, in estrema sintesi, funziona nel modo seguente: l'accusa è affidata a un magistrato (collega sì del Giudice, ma con funzioni assolutamente diverse) che persegue l'interesse della pubblica accusa: vale a dire, il pubblico ministero esercita l'azione penale e indaga su un cittadino, affinché, se il p.m. riesce a provare le sue accuse in un processo, il cittadino indagato sia condannato a una pena che sarà decisa da un Giudice imparziale. Dunque, da una parte l'accusa (p.m.), dall'altra l'avvocato, che difende il cittadino indagato e che dunque sosterrà tesi opposte a quelle dell'accusa. Insomma, da una parte il pubblico ministero dall'altra l'avvocato difensore, questi due protagonisti del processo si confrontano nell'ambito processuale, al termine del quale il Giudice, imparziale e terzo, che sostanzialmente assiste agli atti delle due parti processuali, pronuncia la sentenza. Questa sentenza diventerà verità processuale solo quando si consoliderà in cosa giudicata, cioè quando non potrà più essere messa in discussione da un Giudice di grado superiore.
Precisato questo, se in un monologo si inserisce il contenuto di atti di parte della pubblica accusa o della polizia giudiziaria, che sono senza dubbio atti rilevanti per la funzione dei soggetti che li hanno formati ma che pur sempre atti di parte sono; se nel monologo s'inserisce il contenuto di articoli giornalistici che spessissimo sono equilibrati, verosimili e autorevoli, ma che infine sono sempre articoli di giornale, che per definizione sfumano come gli eventi che appunto interessano il giorno umano transeunte; e se ciò che si ricava da queste fonti di parte, o in ogni caso non oggettive, viene recitato con una grande capacità oratoria e comunicativa che giocando sulla indubbia autorevolezza delle fonti fa un'operazione di oggettivazione di fonti soggettive o partigiane, il gioco è fatto: quello espresso non è più un punto di vista. La forma sofisticata di espressione e il contesto adeguato producono, forse inconsapevolmente, un effetto verità, che per lungo tempo resterà tale, e ciò anche se nessuno che sia intellettualmente onesto potrà affermare che si tratti davvero di Verità, anche, ma non solo, per le aporie filosofiche che una tale affermazione produrrebbe.
In ogni caso, io che sono un privato cittadino e la penso così come ho scritto sopra, sono convinto che anche chi usa la parola in questo modo abbia il diritto di farlo e debba avere la possibilità di continuare a farlo: se ne avessi il potere affiderei al dott. Marco Travaglio un programma televisivo tutto suo, su Rai uno in prima serata.

29 febbraio 2008

Sicurezza stradale.

Penso che i pedoni dovrebbero avere la precedenza su tutti i veicoli, sempre e comunque. Personalmente, quando vedo una persona che attraversa fuori delle strisce pedonali, mi fermo e la lascio passare. Mi è capitato di sentire ruggire un'auto o una moto perché, mentre attraverso sulle strisce pedonali, il verde è diventato giallo e poi subito dopo rosso (questo accade nonostante io cammini piuttosto velocemente).

Un programma per il PD.

Ho letto che il PD ha predisposto il programma di governo da presentare agli elettori: ma non c'era già anno zero?

31 gennaio 2008

Elezioni.

Certo, dopo che la Corte Costituzionale si è pronunciata positivamente sui referendum, tenuto conto del dialogo che era in corso, per la riforma elettorale, tra Veltroni e Berlusconi, i piccoli partiti hanno cominciato a vedere a tinte fosche la corrente legislatura. L'accordo tra i leader, delle due maggiori forze politiche, sicuramente avrebbe posto, nella nuova legge, uno sbarramento che avrebbe impedito l'ingresso in parlamento delle formazioni minori; stessa situazione, per i partiti più piccoli, in caso di svolgimento del referendum con vittoria dei sì.
Per questi motivi, non mi pare che i partiti più piccoli vedano di buon occhio la prosecuzione della legislatura.

17 gennaio 2008

La bufera giudiziaria che si è abbattuta sul ministro Mastella.

Per formazione culturale sono garantista, sicché attendo di conoscere gli sviluppi dell'inchiesta. Tengo solo a dire che, a mio modestissimo avviso, una persona indagata non dovrebbe entrare nel circuito dei mass-media, se non con la massima cautela. Infatti è noto che solo al termine del processo, e con una sentenza non più appellabile, si può conoscere la "verità" giudiziaria dei fatti giudicati.