Anche la maggioranza di cui fa parte il ministro Brunetta continua a sfornare leggi con una tecnica di scrittura pessima. Ministro Brunetta, per favore, faccia qualcosa per introdurre italiano, coesione e coerenza nei testi legislativi. Come Lei ben sa non è affatto difficile, richiede solo un po' di considerazione per i lettori, cioè per i cittadini.
Testi legislativi chiari e comprensibili riducono le violazioni e sono dunque più efficaci.
Grazie.
24 maggio 2009
19 maggio 2009
Crisi economica.
Tutti o quasi tutti i PIL del mondo sono in picchiata. Cioè, la ricchezza prodotta in un anno dalle nazioni non cresce o tende a diminuire.
Non sono un economista, per questo mi sono sempre chiesto se la crescita del PIL mondiale ha un fondamento teorico e se, in caso affermativo, questa crescita può essere considerata costante, entro una certa forbice. Questo per me è un problema.
La crisi attuale propone notizie che suggeriscono cambiamenti che, se confermati, cambierebbero il panorama industriale mondiale. Mi riferisco al dato secondo il quale la domanda di automobili, nel mondo, si sarebbe ridotta del trenta/quaranta percento. Questo dato, se confermato, scatenerà un guerra commerciale che, nel pianeta, avrà come effetto, in ogni caso, quale che sia il vincitore, una riduzione almeno del trenta/quaranta percento degli addetti in questo settore, il settore automobilistico.
Senza allargare l'analisi, e supponendo che la riduzione della domanda di automobili non sia temporanea, la conclusione è che questo settore darà al PIL un contributo molto minore rispetto al passato.
Ora, se questo fenomeno dovesse interessare anche altri settori, e dovesse per assurdo determinare una riduzione della ricchezza prodotta nel mondo, cosa dobbiamo aspettarci sul piano sociale? una perdita colossale di posti di lavoro? un enorme disagio economico di tutti coloro che direttamente e indirettamente saranno colpiti dalla riduzione della ricchezza prodotta?
La risposta alle due domande è decisamente sì, se si ridurrà la ricchezza prodotta nel mondo, grandi fasce di popolazione soffriranno della situazione economica.
Riepilogando, se la ricchezza prodotta nel mondo dovesse ridursi stabilmente, una grossa fetta di esseri umani vedrebbe peggiorare sensibilmente la propria condizione di vita, e ciò potrebbe anche innescare delle reazioni a catena che potrebbero alterare gli equilibri politici attuali.
Un'idea (di un non economista) per affrontare la situazione potrebbe, forse, essere quella di creare, e quindi misurare, la ricchezza del mondo anche qualitativamente, non più solo in termini economici. Produrre e misurare non il PIL ma il PQIL (Prodotto Qualitativo Interno Lordo).
Vale a dire, alzare gli standard di qualità richiesti per produrre un servizio, un oggetto, un'automobile; ridurre il numero di ore lavorate; ridurre i bisogni indotti inutili o dannosi; investire sull'ambiente, e così via.
In altri termini, spendere e produrre meglio, con maggiore qualità e minori sprechi (zero sprechi, soprattutto quelli pubblici), rivalutare le priorità di ognuno di noi, trovare il coraggio da parte dei cittadini tutti e dei governanti di pensare in termini anche e soprattutto qualitativi.
Non sono un economista, per questo mi sono sempre chiesto se la crescita del PIL mondiale ha un fondamento teorico e se, in caso affermativo, questa crescita può essere considerata costante, entro una certa forbice. Questo per me è un problema.
La crisi attuale propone notizie che suggeriscono cambiamenti che, se confermati, cambierebbero il panorama industriale mondiale. Mi riferisco al dato secondo il quale la domanda di automobili, nel mondo, si sarebbe ridotta del trenta/quaranta percento. Questo dato, se confermato, scatenerà un guerra commerciale che, nel pianeta, avrà come effetto, in ogni caso, quale che sia il vincitore, una riduzione almeno del trenta/quaranta percento degli addetti in questo settore, il settore automobilistico.
Senza allargare l'analisi, e supponendo che la riduzione della domanda di automobili non sia temporanea, la conclusione è che questo settore darà al PIL un contributo molto minore rispetto al passato.
Ora, se questo fenomeno dovesse interessare anche altri settori, e dovesse per assurdo determinare una riduzione della ricchezza prodotta nel mondo, cosa dobbiamo aspettarci sul piano sociale? una perdita colossale di posti di lavoro? un enorme disagio economico di tutti coloro che direttamente e indirettamente saranno colpiti dalla riduzione della ricchezza prodotta?
La risposta alle due domande è decisamente sì, se si ridurrà la ricchezza prodotta nel mondo, grandi fasce di popolazione soffriranno della situazione economica.
Riepilogando, se la ricchezza prodotta nel mondo dovesse ridursi stabilmente, una grossa fetta di esseri umani vedrebbe peggiorare sensibilmente la propria condizione di vita, e ciò potrebbe anche innescare delle reazioni a catena che potrebbero alterare gli equilibri politici attuali.
Un'idea (di un non economista) per affrontare la situazione potrebbe, forse, essere quella di creare, e quindi misurare, la ricchezza del mondo anche qualitativamente, non più solo in termini economici. Produrre e misurare non il PIL ma il PQIL (Prodotto Qualitativo Interno Lordo).
Vale a dire, alzare gli standard di qualità richiesti per produrre un servizio, un oggetto, un'automobile; ridurre il numero di ore lavorate; ridurre i bisogni indotti inutili o dannosi; investire sull'ambiente, e così via.
In altri termini, spendere e produrre meglio, con maggiore qualità e minori sprechi (zero sprechi, soprattutto quelli pubblici), rivalutare le priorità di ognuno di noi, trovare il coraggio da parte dei cittadini tutti e dei governanti di pensare in termini anche e soprattutto qualitativi.
19 ottobre 2008
I costi della pubblica amministrazione.
Il governo in carica ha dichiarato di volere e dovere ridurre i costi della pubblica amministrazione. Il ministro Brunetta, applicando le leggi esistenti, ha ottenuto una formidabile riduzione delle assenze per malattia. La ministra Gelmini, con la sua riforma, intende ridurre i costi della scuola e migliorarne l'efficienza.
Il danaro che spende la pubblica amminsitrazione è danaro pubblico, cioè versato nelle casse dello stato dai contribuenti. In altri termini, i contribuenti sottraggono una quota del proprio reddito per finanziare lo stato, che con questo denaro provvede al proprio funzionamento.
Tutti i cittadini italiani sanno bene che ogni volta che si entra in contatto con la pubblica amministrazione, quale che sia il problema e quale che sia il diritto (se cioè si ha torto o ragione), per ottenere udienza e soprattutto per chiarire un qualunque disguido, c'è da sudare freddo. Perché? perché non è facile parlare con i responsabili; gli orari di ricevimento degli uffici non tengono conto degli orari di lavoro dei cittadini; quando finalmente si è trovata la strada giusta, nove volte su dieci, bisogna fare una lunga coda, e dunque sottrarre ingiustamente tempo al proprio lavoro e al proprio tempo libero.
Fatta questa breve premessa, vengo al punto. L'intento del governo di aumentare l'efficienza e ridurre i costi della pubblica amministrazione, fermo restando che è assolutamente necessario tutelare le fasce deboli della popolazione e non ledere alcun diritto, questo intento dicevo è giusto o sbagliato? naturalmente è giusto. Un governo che non si ponesse questo obiettivo, quale che fosse la sua appartenenza politica, non sarebbe un buon governo: perché sprecare danaro pubblico significa distruggere quanto ogni cittadino, anche con sacrifici, soprattutto nelle fasce più basse di reddito, ha sottratto al proprio reddito, al proprio tenore di vita. Le imposte versate allo stato dai cittadini, soprattutto dai possessori dei redditi minimi, riducono il potere di acquisto del contribuente, lo obbligano a comprare cose più economiche e di minor qualità, a mangiare meno, a non fare o fare meno vacanze, ad andare meno al cinema, al teatro, o a non andarci affatto e così via.
In altri termini, le code, l'insofferenza degli impiegati pubblici, i servizi inesistenti o di scarsa qualità, sono l'espressione esplicita della distruzione di danaro versato anche da quei cittadini che faticano a mettere assieme il pranzo con la cena, sicché sono espressione di una cattiva gestione del denaro dei cittadini che bene fa un governo a combattere con decisione.
Le imposte sono necessarie per finanziare lo stato, ma lo stato ha il dovere cogente di non sprecare risorse pubbliche (leggi: sottratte al reddito dei cittadini, soprattutto dei meno abbienti), lo stato deve spedere con oculatezza assoluta le risorse che gli derivano dal gettito tributario. I governi possono perseguire la propria politica ma devono eliminare tutti gli sprechi, e ottenere la massima efficienza della spesa, non farlo significa tradire il mandato elettorale.
Il danaro che spende la pubblica amminsitrazione è danaro pubblico, cioè versato nelle casse dello stato dai contribuenti. In altri termini, i contribuenti sottraggono una quota del proprio reddito per finanziare lo stato, che con questo denaro provvede al proprio funzionamento.
Tutti i cittadini italiani sanno bene che ogni volta che si entra in contatto con la pubblica amministrazione, quale che sia il problema e quale che sia il diritto (se cioè si ha torto o ragione), per ottenere udienza e soprattutto per chiarire un qualunque disguido, c'è da sudare freddo. Perché? perché non è facile parlare con i responsabili; gli orari di ricevimento degli uffici non tengono conto degli orari di lavoro dei cittadini; quando finalmente si è trovata la strada giusta, nove volte su dieci, bisogna fare una lunga coda, e dunque sottrarre ingiustamente tempo al proprio lavoro e al proprio tempo libero.
Fatta questa breve premessa, vengo al punto. L'intento del governo di aumentare l'efficienza e ridurre i costi della pubblica amministrazione, fermo restando che è assolutamente necessario tutelare le fasce deboli della popolazione e non ledere alcun diritto, questo intento dicevo è giusto o sbagliato? naturalmente è giusto. Un governo che non si ponesse questo obiettivo, quale che fosse la sua appartenenza politica, non sarebbe un buon governo: perché sprecare danaro pubblico significa distruggere quanto ogni cittadino, anche con sacrifici, soprattutto nelle fasce più basse di reddito, ha sottratto al proprio reddito, al proprio tenore di vita. Le imposte versate allo stato dai cittadini, soprattutto dai possessori dei redditi minimi, riducono il potere di acquisto del contribuente, lo obbligano a comprare cose più economiche e di minor qualità, a mangiare meno, a non fare o fare meno vacanze, ad andare meno al cinema, al teatro, o a non andarci affatto e così via.
In altri termini, le code, l'insofferenza degli impiegati pubblici, i servizi inesistenti o di scarsa qualità, sono l'espressione esplicita della distruzione di danaro versato anche da quei cittadini che faticano a mettere assieme il pranzo con la cena, sicché sono espressione di una cattiva gestione del denaro dei cittadini che bene fa un governo a combattere con decisione.
Le imposte sono necessarie per finanziare lo stato, ma lo stato ha il dovere cogente di non sprecare risorse pubbliche (leggi: sottratte al reddito dei cittadini, soprattutto dei meno abbienti), lo stato deve spedere con oculatezza assoluta le risorse che gli derivano dal gettito tributario. I governi possono perseguire la propria politica ma devono eliminare tutti gli sprechi, e ottenere la massima efficienza della spesa, non farlo significa tradire il mandato elettorale.
16 maggio 2008
Il metodo argomentativo del giornalista Marco Travaglio.
Innanzitutto, la libertà d'espressione è sacra, e ciò vale chiunque sia il soggetto parlante: il Presidente della Repubblica o un cittadino comune; il direttore Vittorio Feltri o il giornalista Marco Travaglio.
Certo, quando si ascoltano certi monologhi si resta molto impressionati, e ci si chiede se l'oratore ci è o ci fa. In tutta onestà (rammento che io sono una persona ingenua) a me pare che chi parla sia in buona fede, tuttavia l'analisi dei fatti, delle deduzioni, dei rilievi, delle conclusioni che vengono formulati rivela che il fluente eloquio di cui sto parlando non è coerente.
Si sente parlare di reati, di amicizie disdicevoli, di condannati, di pregiudicati; e il tono del discorso è perentorio e non ammette repliche o smentite. Probabilmente i dati così forniti vengono imparati acriticamente dal pubblico e questo apprendimento difficilmente potrà essere modificato in futuro. In qualche modo un affascinante monologo, che tocca temi di attualità, che dal suo angolo visuale dà una spiegazione del mali del mondo (leggi: Italia), che si fonda sulla citazione di fonti autorevoli (magistratura e forze dell'ordine), e che dunque risulta anche fortemente verosimile, diventa, agli occhi dell'ascoltatore, racconto di fatti realmente accaduti.
Bene, bene, ma però questo straordinario effetto oratorio (del tutto invidiabile) forse non coincide con la realtà fattuale; anzi, per meglio dire, non è la piana descrizione di fatti realmente accaduti, questo è ciò che i monologhi di cui parlo ricercano e ottengono come effetto, tuttavia, a un'attenta analisi, forse l'oratore ha raccontato con toni enfatici opinioni, deduzioni, conclusioni, documenti, che non sono fonti oggettive, bensì fonti soggettive e partigiane, che per questa ragione non possono fondare la verità. Cercherò di spiegarmi meglio nelle righe che seguono.
Il processo penale, in estrema sintesi, funziona nel modo seguente: l'accusa è affidata a un magistrato (collega sì del Giudice, ma con funzioni assolutamente diverse) che persegue l'interesse della pubblica accusa: vale a dire, il pubblico ministero esercita l'azione penale e indaga su un cittadino, affinché, se il p.m. riesce a provare le sue accuse in un processo, il cittadino indagato sia condannato a una pena che sarà decisa da un Giudice imparziale. Dunque, da una parte l'accusa (p.m.), dall'altra l'avvocato, che difende il cittadino indagato e che dunque sosterrà tesi opposte a quelle dell'accusa. Insomma, da una parte il pubblico ministero dall'altra l'avvocato difensore, questi due protagonisti del processo si confrontano nell'ambito processuale, al termine del quale il Giudice, imparziale e terzo, che sostanzialmente assiste agli atti delle due parti processuali, pronuncia la sentenza. Questa sentenza diventerà verità processuale solo quando si consoliderà in cosa giudicata, cioè quando non potrà più essere messa in discussione da un Giudice di grado superiore.
Precisato questo, se in un monologo si inserisce il contenuto di atti di parte della pubblica accusa o della polizia giudiziaria, che sono senza dubbio atti rilevanti per la funzione dei soggetti che li hanno formati ma che pur sempre atti di parte sono; se nel monologo s'inserisce il contenuto di articoli giornalistici che spessissimo sono equilibrati, verosimili e autorevoli, ma che infine sono sempre articoli di giornale, che per definizione sfumano come gli eventi che appunto interessano il giorno umano transeunte; e se ciò che si ricava da queste fonti di parte, o in ogni caso non oggettive, viene recitato con una grande capacità oratoria e comunicativa che giocando sulla indubbia autorevolezza delle fonti fa un'operazione di oggettivazione di fonti soggettive o partigiane, il gioco è fatto: quello espresso non è più un punto di vista. La forma sofisticata di espressione e il contesto adeguato producono, forse inconsapevolmente, un effetto verità, che per lungo tempo resterà tale, e ciò anche se nessuno che sia intellettualmente onesto potrà affermare che si tratti davvero di Verità, anche, ma non solo, per le aporie filosofiche che una tale affermazione produrrebbe.
In ogni caso, io che sono un privato cittadino e la penso così come ho scritto sopra, sono convinto che anche chi usa la parola in questo modo abbia il diritto di farlo e debba avere la possibilità di continuare a farlo: se ne avessi il potere affiderei al dott. Marco Travaglio un programma televisivo tutto suo, su Rai uno in prima serata.
Certo, quando si ascoltano certi monologhi si resta molto impressionati, e ci si chiede se l'oratore ci è o ci fa. In tutta onestà (rammento che io sono una persona ingenua) a me pare che chi parla sia in buona fede, tuttavia l'analisi dei fatti, delle deduzioni, dei rilievi, delle conclusioni che vengono formulati rivela che il fluente eloquio di cui sto parlando non è coerente.
Si sente parlare di reati, di amicizie disdicevoli, di condannati, di pregiudicati; e il tono del discorso è perentorio e non ammette repliche o smentite. Probabilmente i dati così forniti vengono imparati acriticamente dal pubblico e questo apprendimento difficilmente potrà essere modificato in futuro. In qualche modo un affascinante monologo, che tocca temi di attualità, che dal suo angolo visuale dà una spiegazione del mali del mondo (leggi: Italia), che si fonda sulla citazione di fonti autorevoli (magistratura e forze dell'ordine), e che dunque risulta anche fortemente verosimile, diventa, agli occhi dell'ascoltatore, racconto di fatti realmente accaduti.
Bene, bene, ma però questo straordinario effetto oratorio (del tutto invidiabile) forse non coincide con la realtà fattuale; anzi, per meglio dire, non è la piana descrizione di fatti realmente accaduti, questo è ciò che i monologhi di cui parlo ricercano e ottengono come effetto, tuttavia, a un'attenta analisi, forse l'oratore ha raccontato con toni enfatici opinioni, deduzioni, conclusioni, documenti, che non sono fonti oggettive, bensì fonti soggettive e partigiane, che per questa ragione non possono fondare la verità. Cercherò di spiegarmi meglio nelle righe che seguono.
Il processo penale, in estrema sintesi, funziona nel modo seguente: l'accusa è affidata a un magistrato (collega sì del Giudice, ma con funzioni assolutamente diverse) che persegue l'interesse della pubblica accusa: vale a dire, il pubblico ministero esercita l'azione penale e indaga su un cittadino, affinché, se il p.m. riesce a provare le sue accuse in un processo, il cittadino indagato sia condannato a una pena che sarà decisa da un Giudice imparziale. Dunque, da una parte l'accusa (p.m.), dall'altra l'avvocato, che difende il cittadino indagato e che dunque sosterrà tesi opposte a quelle dell'accusa. Insomma, da una parte il pubblico ministero dall'altra l'avvocato difensore, questi due protagonisti del processo si confrontano nell'ambito processuale, al termine del quale il Giudice, imparziale e terzo, che sostanzialmente assiste agli atti delle due parti processuali, pronuncia la sentenza. Questa sentenza diventerà verità processuale solo quando si consoliderà in cosa giudicata, cioè quando non potrà più essere messa in discussione da un Giudice di grado superiore.
Precisato questo, se in un monologo si inserisce il contenuto di atti di parte della pubblica accusa o della polizia giudiziaria, che sono senza dubbio atti rilevanti per la funzione dei soggetti che li hanno formati ma che pur sempre atti di parte sono; se nel monologo s'inserisce il contenuto di articoli giornalistici che spessissimo sono equilibrati, verosimili e autorevoli, ma che infine sono sempre articoli di giornale, che per definizione sfumano come gli eventi che appunto interessano il giorno umano transeunte; e se ciò che si ricava da queste fonti di parte, o in ogni caso non oggettive, viene recitato con una grande capacità oratoria e comunicativa che giocando sulla indubbia autorevolezza delle fonti fa un'operazione di oggettivazione di fonti soggettive o partigiane, il gioco è fatto: quello espresso non è più un punto di vista. La forma sofisticata di espressione e il contesto adeguato producono, forse inconsapevolmente, un effetto verità, che per lungo tempo resterà tale, e ciò anche se nessuno che sia intellettualmente onesto potrà affermare che si tratti davvero di Verità, anche, ma non solo, per le aporie filosofiche che una tale affermazione produrrebbe.
In ogni caso, io che sono un privato cittadino e la penso così come ho scritto sopra, sono convinto che anche chi usa la parola in questo modo abbia il diritto di farlo e debba avere la possibilità di continuare a farlo: se ne avessi il potere affiderei al dott. Marco Travaglio un programma televisivo tutto suo, su Rai uno in prima serata.
29 febbraio 2008
Sicurezza stradale.
Penso che i pedoni dovrebbero avere la precedenza su tutti i veicoli, sempre e comunque. Personalmente, quando vedo una persona che attraversa fuori delle strisce pedonali, mi fermo e la lascio passare. Mi è capitato di sentire ruggire un'auto o una moto perché, mentre attraverso sulle strisce pedonali, il verde è diventato giallo e poi subito dopo rosso (questo accade nonostante io cammini piuttosto velocemente).
Un programma per il PD.
Ho letto che il PD ha predisposto il programma di governo da presentare agli elettori: ma non c'era già anno zero?
31 gennaio 2008
Elezioni.
Certo, dopo che la Corte Costituzionale si è pronunciata positivamente sui referendum, tenuto conto del dialogo che era in corso, per la riforma elettorale, tra Veltroni e Berlusconi, i piccoli partiti hanno cominciato a vedere a tinte fosche la corrente legislatura. L'accordo tra i leader, delle due maggiori forze politiche, sicuramente avrebbe posto, nella nuova legge, uno sbarramento che avrebbe impedito l'ingresso in parlamento delle formazioni minori; stessa situazione, per i partiti più piccoli, in caso di svolgimento del referendum con vittoria dei sì.
Per questi motivi, non mi pare che i partiti più piccoli vedano di buon occhio la prosecuzione della legislatura.
Per questi motivi, non mi pare che i partiti più piccoli vedano di buon occhio la prosecuzione della legislatura.
17 gennaio 2008
La bufera giudiziaria che si è abbattuta sul ministro Mastella.
Per formazione culturale sono garantista, sicché attendo di conoscere gli sviluppi dell'inchiesta. Tengo solo a dire che, a mio modestissimo avviso, una persona indagata non dovrebbe entrare nel circuito dei mass-media, se non con la massima cautela. Infatti è noto che solo al termine del processo, e con una sentenza non più appellabile, si può conoscere la "verità" giudiziaria dei fatti giudicati.
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