6 aprile 2013

Democrazia italiana

Durante il Governo Monti, il Parlamento avrebbe potuto approvare una legge elettorale che consentisse di governare al vincitore delle elezioni politiche, chiunque esso fosse, ma la nuova legge elettorale, nonostante i numerosi e pressanti inviti del Capo dello Stato, non ha mai visto la luce.
Ho scritto una cosa evidente, che tutti sappiamo, ma l'ho fatto per introdurre una riflessione sul perché è accaduto questo, sul perché le forze politiche hanno deciso di non approvare una nuova legge elettorale che consentisse a chi avrebbe vinto le elezioni di governare.
Un legge che consenta a chi vince le elezioni, anche con un solo voto, di governare l'Italia, darebbe la responsabilità del governo a una ben determinata classe dirigente che, nel bene e nel male, dovrebbe cimentarsi a viso aperto con i pressanti problemi del nostro tempo. Mentre la classe dirigente sconfitta e i media avrebbero il compito di controllare e marcare stretto il vincitore perché questi non abusi in alcun modo della momentanea (democratica appunto) detenzione del potere.
Tutto quello che ho scritto finora è ovvio, ma non accade, dunque la domanda è: perché ciò che è ovvio non accade? non sarà che questa situazione di incertezza fa comodo a troppe persone; non sarà che la politica politicante e la burocrazia autoreferenziale sguazza proprio in questa situazione di incertezza e di sostanziale irresponsabilità politica?
Quale italiano, se si esprimesse senza riserve mentali, negherebbe che, in questo momento, l'approvazione di una nuova legge elettorale, che dia la certezza di governare a chi vince le elezioni, sarebbe la strada più lineare per imboccare un sentiero che porti il nostro Paese fuori del bosco degli abusi, della corruzione, degli sprechi e, per dirla con due sole parole, della cattiva politica?

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