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18 aprile 2010

Lo Stato e le sue risorse economiche.

Lo Stato italiano, purtroppo, come tutti sappiamo, ha un debito enorme, che riduce enormemente le possibili scelte di politica economica.
Alcuni politici sostengono che il governo italiano dovrebbe attuare una politica economica più attiva, per sostenere i più deboli. Altri che il governo ha già fatto tutto il possibile e che il debito pubblico italiano non consente di fare di più.
Una parte politica ritiene che il peso dello Stato, nell'economia, debba ridursi, un'altra parte politica non si preoccupa di questo e anzi sostiene che lo Stato non debba preoccuparsi di aumentare il proprio peso nell'economia della Nazione, e che debba invece intervenire per sostenere i deboli prelevando le risorse dai più fortunati.
In concreto, l'ultimo governo Prodi ha avuto luogo in un momento di ripresa dell'economia, tanto che il gettito fiscale era costantemente sopra le attese e si parlava di continuo di tesoretti (surplus del gettito), e ciò nonostante, per migliorare i conti pubblici, non ha esitato nel fare una manovra fiscale da cento miliardi di euro. Al contrario, l'attuale governo Berlusconi non introduce nuove imposte e, tenuto conto della crisi e del minore gettito fiscale da questa prodotto, attua una politica che nell'immediato non può che aumentare il debito pubblico.
Fatta questa breve premessa, mi chiedo per quale ragione le forze politiche di destra e di sinistra non concordino, prima di entrare nella disputa confrontando le varie scuole di pensiero economico, sulla necessità di controllare la bontà e la serietà della spesa pubblica.
Le autostrade, gli impianti ferroviari e le infrastrutture italiani costano molto più di quelli realizzati nell'Europa del nord. Avviene che una impresa vinca una gara indicando un prezzo e che poi le leggi vigenti consentano ritardi e anche quadruplicazioni del prezzo iniziale. A questo riguardo la prima cosa da fare non sarebbe quella di emendare il sistema normativo per far sì che ciò non si ripeta? O, per esempio, il governo non potrebbe muoversi per far sì che la normativa sul divieto di subappalto non venga violata platealmente, con appaltatori che hanno vinto la gara che, a cascata, cedono i lavoro a imprese che poi in ultima battuta non hanno risorse sufficienti nemmeno per pagare la manodopera?
Tutti i cittadini italiani sanno e toccano con mano tutti i giorni le inefficienze della pubblica amministrazione; è anche noto che nella pubblica amministrazione vi sono sprechi enormi di denaro.
Detto questo, mi sembra logico che le forze politiche si alleino, nell'interesse generale, per combattere sprechi e inefficienze. Il denaro pubblico sprecato costituisce un danno incalcolabile per la Nazione italiana. Ridurre o eliminare questo danno è quindi interesse di tutti i cittadini e dunque di tutte le forze politiche.

19 ottobre 2008

I costi della pubblica amministrazione.

Il governo in carica ha dichiarato di volere e dovere ridurre i costi della pubblica amministrazione. Il ministro Brunetta, applicando le leggi esistenti, ha ottenuto una formidabile riduzione delle assenze per malattia. La ministra Gelmini, con la sua riforma, intende ridurre i costi della scuola e migliorarne l'efficienza.
Il danaro che spende la pubblica amminsitrazione è danaro pubblico, cioè versato nelle casse dello stato dai contribuenti. In altri termini, i contribuenti sottraggono una quota del proprio reddito per finanziare lo stato, che con questo denaro provvede al proprio funzionamento.
Tutti i cittadini italiani sanno bene che ogni volta che si entra in contatto con la pubblica amministrazione, quale che sia il problema e quale che sia il diritto (se cioè si ha torto o ragione), per ottenere udienza e soprattutto per chiarire un qualunque disguido, c'è da sudare freddo. Perché? perché non è facile parlare con i responsabili; gli orari di ricevimento degli uffici non tengono conto degli orari di lavoro dei cittadini; quando finalmente si è trovata la strada giusta, nove volte su dieci, bisogna fare una lunga coda, e dunque sottrarre ingiustamente tempo al proprio lavoro e al proprio tempo libero.
Fatta questa breve premessa, vengo al punto. L'intento del governo di aumentare l'efficienza e ridurre i costi della pubblica amministrazione, fermo restando che è assolutamente necessario tutelare le fasce deboli della popolazione e non ledere alcun diritto, questo intento dicevo è giusto o sbagliato? naturalmente è giusto. Un governo che non si ponesse questo obiettivo, quale che fosse la sua appartenenza politica, non sarebbe un buon governo: perché sprecare danaro pubblico significa distruggere quanto ogni cittadino, anche con sacrifici, soprattutto nelle fasce più basse di reddito, ha sottratto al proprio reddito, al proprio tenore di vita. Le imposte versate allo stato dai cittadini, soprattutto dai possessori dei redditi minimi, riducono il potere di acquisto del contribuente, lo obbligano a comprare cose più economiche e di minor qualità, a mangiare meno, a non fare o fare meno vacanze, ad andare meno al cinema, al teatro, o a non andarci affatto e così via.
In altri termini, le code, l'insofferenza degli impiegati pubblici, i servizi inesistenti o di scarsa qualità, sono l'espressione esplicita della distruzione di danaro versato anche da quei cittadini che faticano a mettere assieme il pranzo con la cena, sicché sono espressione di una cattiva gestione del denaro dei cittadini che bene fa un governo a combattere con decisione.
Le imposte sono necessarie per finanziare lo stato, ma lo stato ha il dovere cogente di non sprecare risorse pubbliche (leggi: sottratte al reddito dei cittadini, soprattutto dei meno abbienti), lo stato deve spedere con oculatezza assoluta le risorse che gli derivano dal gettito tributario. I governi possono perseguire la propria politica ma devono eliminare tutti gli sprechi, e ottenere la massima efficienza della spesa, non farlo significa tradire il mandato elettorale.