Alcuni mesi fa, guardando la tivvù, mi trovai davanti un signore meridionale, residente in Piemonte, che rispondeva a una intervista sul razzismo che colpisce gli immigrati extracomunitari in Italia.
Quello che disse quel signore mi colpì molto, egli dichiarò che il razzismo contro gli extracomunitari lo aveva, finalmente, fatto diventare un italiano. Voleva dire che il razzismo contro gli extracomunitari ha spostato l'attenzione su questi ultimi, facendo così sbiadire il razzismo contro i meridionali. Poiché l'intervistato è un immigrato meridionale in Piemonte, egli percepisce l'attuale attenzione, dell'opinione pubblica e dei mass media, sugli extracomunitari, come una sorta di sbiadimento del pregiudizio antimeridionale e dunque, questa attenuazione del pregiudizio, come una maggiore accettazione dei meridionali da parte degli italiani del nord.
Racconto una mia esperienza. Alcuni anni fa, durante un colloquio, presso il mio studio di Milano, con un mio cliente, questi mi disse che il suo lavoro (lavorava in una sala di bowling), negli ultimi anni era andato sempre più perdendo clienti. Egli dava al fenomeno una spiegazione che, prescindendo dalla sua fondatezza, esprime comunque un pregiudizio. Mi disse che trent'anni fa, intorno a questo posto (bowling) che è ubicato in Brianza, stazionavano i terroni ora stazionano gli extracomunitari, cioè il degrado, che un tempo aveva una genesi meridionale, oggi aveva perlopiù una genesi extracomunitaria. L'opinione di questo signore della Brianza combacia perfettamente con quella del piemontese-meridionale-immigrato.
Fino a pochissimo tempo fa, io non avevo mai preso sul serio il pregiudizio antimeridionale, perché credevo che fosse più che altro folklore, ma guardandomi un po' attorno e ascoltando in modo disincantato i discorsi, che si articolano nella città meravigliosa dove vivo da tanti anni, Milano, devo convenire in qualche modo con le due persone che ho trascinato a loro insaputa con me in queste poche righe, il meridionale-immigrato-in Piemonte e il brianzolo. Devo ammettere che a dispetto della logica, della storia e delle celebrazioni il pregiudizio antimeridionale c'è ed è tangibile.
Le persone vengono valutate un po' alla stregua del vino: il Greco di Tufo, che è campano e dunque ha le caratteristiche che gli derivano dal territorio di produzione e non sarebbe la stessa cosa se fosse prodotto in Veneto; o il Chianti o il Bardolino o i vini del Piave, che ovviamente sono tali solo perché sono fatti con uve che appartengono a un certo territorio e a una certa tradizione, al di fuori della quale in effetti perderebbero la loro personalità; ma gli esseri umani credo che siano una cosa ben diversa.
26 novembre 2010
26 maggio 2010
Globalizzazione selvaggia.
I mercati mondiali aperti al libero transito di beni e persone sono un bene o un male? questa, ovviamente, non è una domanda da poco.
A ben leggere, questa domanda lascia in ombra aspetti molto rilevanti della realtà mondiale, cioè, per esempio: è vero che attualmente viga il libero transito di beni nel mondo, o invece è vero che è stato consentito ad alcuni Stati, e non a tutti, di avere accesso ai mercati occidentali. La seconda proposizione è quella vera.
I prodotti ortofrutticoli africani non hanno libero accesso ai mercati occidentali e i prodotti occidentali non hanno libero accesso ai mercati africani. I prodotti brasiliani, indiani e cinesi hanno libero accesso ai mercati occidentali, ma i prodotti di questi ultimi non hanno la possibilità di entrare in Brasile, India e Cina in modo altrettanto facile. L'esportazione in questi paesi, da parte dei paesi occidentali, deve sottostare a regole rigide.
Da questi brevi cenni, si può cominciare a dedurre che non esiste una vera regia che imponga regole che valgano per tutti gli Stati, quindi chi cresce a ritmi spettacolari, come Brasile, India e Cina, non è tenuto a osservare regole di reciprocità commerciale, e questo produce degli squilibri che alterano, soprattutto, le parti più deboli delle società occidentali.
Proviamo a cambiare prospettiva, e a porci una domanda insidiosa: le risorse attualmente esistenti sulla terra sono sufficienti per la popolazione mondiale? al momento no, forse in un futuro prossimo, grazie alla tecnica, le risorse terrestri potranno essere adeguate alla popolazione mondiale. Questo significa che se facciamo, per esperimento, una divisione delle risorse per tutti i terrestri il quoziente è inferiore all'unità, vale a dire che tutti gli abitanti sarebbero in difetto di risorse per effetto della "divisione".
Detto questo, coloro che hanno preso le decisioni che hanno portato alla globalizzazione, che ovviamente è stata possibile anche grazie allo straordinario sviluppo dell'informatica e di internet, i decisori della globalizzazione, dicevo, quale finalità avevano? il miglioramento delle condizioni dei popoli del terzo mondo e la conservazione delle buone condizioni mediamente raggiunte dall'occidente; ovvero il miglioramento del terzo mondo e il peggioramento delle condizioni dell'occidente? difficile rispondere.
Tenterò di trarre qualche conclusione. Se le risorse sono insufficienti per tutti: o si distribuiscono e tutti diventano indigenti e nessuno può più aiutare nessuno; o, in attesa che la tecnica sia in grado di mettere a disposizione risorse sufficienti per tutti, si fa tutto il possibile per chi ha bisogno evitando di indebolire chi, se mantiene intatte le sue capacità tecniche, può lavorare per aumentare le risorse disponibili.
Ma il mio discorso si è svolto volutamente in un ambito apolitico, se facciamo entrare in gioco la variabile politica le cose prendono una piega che porta alle stesse conclusioni ma per motivi diversi. L'occidente, in persona degli Stati che decidono, e sono solo due, USA e RUSSIA, sta già controllando i flussi commerciali e finanziari in modo da salvaguardare la propria posizione politico-economico-finanziaria sullo scacchiere globale.
18 aprile 2010
Lo Stato e le sue risorse economiche.
Lo Stato italiano, purtroppo, come tutti sappiamo, ha un debito enorme, che riduce enormemente le possibili scelte di politica economica.
Alcuni politici sostengono che il governo italiano dovrebbe attuare una politica economica più attiva, per sostenere i più deboli. Altri che il governo ha già fatto tutto il possibile e che il debito pubblico italiano non consente di fare di più.
Una parte politica ritiene che il peso dello Stato, nell'economia, debba ridursi, un'altra parte politica non si preoccupa di questo e anzi sostiene che lo Stato non debba preoccuparsi di aumentare il proprio peso nell'economia della Nazione, e che debba invece intervenire per sostenere i deboli prelevando le risorse dai più fortunati.
In concreto, l'ultimo governo Prodi ha avuto luogo in un momento di ripresa dell'economia, tanto che il gettito fiscale era costantemente sopra le attese e si parlava di continuo di tesoretti (surplus del gettito), e ciò nonostante, per migliorare i conti pubblici, non ha esitato nel fare una manovra fiscale da cento miliardi di euro. Al contrario, l'attuale governo Berlusconi non introduce nuove imposte e, tenuto conto della crisi e del minore gettito fiscale da questa prodotto, attua una politica che nell'immediato non può che aumentare il debito pubblico.
Fatta questa breve premessa, mi chiedo per quale ragione le forze politiche di destra e di sinistra non concordino, prima di entrare nella disputa confrontando le varie scuole di pensiero economico, sulla necessità di controllare la bontà e la serietà della spesa pubblica.
Le autostrade, gli impianti ferroviari e le infrastrutture italiani costano molto più di quelli realizzati nell'Europa del nord. Avviene che una impresa vinca una gara indicando un prezzo e che poi le leggi vigenti consentano ritardi e anche quadruplicazioni del prezzo iniziale. A questo riguardo la prima cosa da fare non sarebbe quella di emendare il sistema normativo per far sì che ciò non si ripeta? O, per esempio, il governo non potrebbe muoversi per far sì che la normativa sul divieto di subappalto non venga violata platealmente, con appaltatori che hanno vinto la gara che, a cascata, cedono i lavoro a imprese che poi in ultima battuta non hanno risorse sufficienti nemmeno per pagare la manodopera?
Tutti i cittadini italiani sanno e toccano con mano tutti i giorni le inefficienze della pubblica amministrazione; è anche noto che nella pubblica amministrazione vi sono sprechi enormi di denaro.
Detto questo, mi sembra logico che le forze politiche si alleino, nell'interesse generale, per combattere sprechi e inefficienze. Il denaro pubblico sprecato costituisce un danno incalcolabile per la Nazione italiana. Ridurre o eliminare questo danno è quindi interesse di tutti i cittadini e dunque di tutte le forze politiche.
18 febbraio 2010
Quello che vorrei e che non vorrei.
No alla violenza. No alla corruzione. No agli sprechi di danaro pubblico. No alla medicina politica. No alla burocratizzazione del medico di base. No alla burocratizzazione della scienza. No alla pubblicazione di atti giudiziari, prima che sia pronunciata una condanna definitiva. No al nepotismo. No alle raccomandazioni. No alla burocrazia. No ai processi mediatici.
Sì alla ricerca scientifica. Sì all'innovazione. Sì al rispetto. Sì all'educazione. Sì all'istruzione per tutti i cittadini. Sì al merito. Sì al sostegno dei deboli. Sì alla sana amministrazione della cosa pubblica. Sì alle carriere pubbliche fondate sul merito e non sulla politica. Sì al medico di base: medico. Sì a una giustizia rapida e giusta.
I fatti di via Padova parlano, parlano di un'Italia che c'è, parlano di una Italia che si è già formata. Quando l'Italia ha "accolto" milioni di immigrati senza preoccuparsi di inserirli in un contesto abitativo decoroso, di dare loro un lavoro non nero, di dare loro giustizia e senza chiedere agli stessi immigrati il rispetto delle leggi italiane, quando ha fatto questo l'Italia ha posto le basi per eventi come quello di via Padova e di Rosarno.
Il lavoro per riparare ai danni che si può fare oggi mi pare molto arduo. Milioni di stranieri (gli italiani già erano al corrente) hanno conosciuto le ingiustizie diffuse e la diffusa possibilità di defilarsi rispetto all'ordinamento giuridico. Milioni di stranieri, residenti in Italia, hanno imparato pregi, vezzi e vizi italiani, e li hanno in qualche misura assorbiti. L'immigrato francese ha acquisito un po' della cultura francese, quello inglese un po' della cultura inglese, quello italiano si è adeguato alla cultura italiana.
La globalizzazione, con i movimenti che comporta, di denaro, di persone, di fabbriche, di "cervelli", la globalizzazione produce delle forti frizioni a ogni livello: enormi masse di denaro possono essere spostate con un click e questo se da un lato è vantaggioso per gli investitori dall'altro produce instabilità per gli Stati, perché dall'oggi al domani un Stato può perdere grandi risorse e un altro invece può acquisirle. Del resto queste grandi masse di denaro e di investimenti sono mossi dalle multinazionali che per definizione sono di fatto sovranazionali, cioè hanno una unità economico-giuridica che le rende enormemente più forti degli Stati dove operano, i quali per forza di cosa hanno giurisdizione entro i propri ormai angusti limiti territoriali.
Un grande numero di persone si muove da una regione all'altra della terra. I "cervelli", quando giungono in uno Stato occidentale, portando con sé la loro cultura, lo arricchiscono potenziando in esso la ricerca scientifica e tutte quelle attività che richiedono un alto livello intellettivo e culturale, cioè tutte quelle attività che in teoria dovrebbero ridare all'occidente i posti di lavoro che perde con la globalizzazione. Ma questo vale in teoria, in pratica, i fatti ci mostrano che, non è proprio così.
Delle due l'una, o l'Occidente accetta una ridistribuzione senza controllo di produzioni, di ricchezze, di tecnologia, di scienza a livello planetario, ma questo suppongo che significhi l'impoverimento indiscriminato dell'intera popolazione mondiale con incapacità planetaria di qualunque ulteriore sviluppo economico; o l'Occidente ridistribuisce quanto sia possibile per migliorare le condizioni delle parti del pianeta che sono in difficoltà, ma conservando i livelli di benessere raggiunti in Occidente. Certo quest'ultima soluzione è egoistica, ma comporta anche la capacità dell'Occidente di continuare a occuparsi di ricerca e conseguentemente di migliorare le basi scientifiche e tecnologiche che sono le uniche che possono tentare di ridurre gli innumerevoli mali del mondo.
12 febbraio 2010
Informazione e processi.
L'informazione è il cuore di uno Stato democratico. Se non ci fossero i giornali, i telegiornali, i giornalisti, i potenti potrebbero fare praticamente tutto il bene e tutto il male possibili.
La facoltà di criticare l'operato di grandi imprenditori, politici, sindacalisti, intellettuali, magistrati, professionisti, è l'alimento di uno Stato moderno e trasparente.
Tuttavia, quando l'informazione non chiarisce bene l'oggetto del suo lavoro e diffonde notizie che non sono verificate o sono suscettibili di radicale mutamento, in questo caso l'informazione, invece che un elemento essenziale della democrazie, diviene uno strumento che contribuisce a diffondere dati e convincimenti fallaci.
Il preziosissimo lavoro delle Procure della Repubblica costituisce una serie di atti e azioni di parte, delle Procure della Repubblica appunto, atti che potranno essere confermati o smentiti dopo un iter processuale in cui dovranno superare le difese degli imputati e il vaglio del Giudice terzo. Se il Giudice al termine del processo pronuncerà una sentenza di condanna e questa non sarà riformata o annullata nei successivi gradi di giudizio, allora e solo allora gli atti e le azioni delle Procure della Repubblica coincideranno con la verità processuale.
Dunque la diffusione di notizie sull'azione penale, esercitata dalle Procure, potrebbe radicare nell'opinione pubblica convincimenti errati sugli indagati.
Il problema qual è? è il seguente: se a processo finito l'indagato sbattuto sui giornali risulta innocente ma nel frattempo ha perso onore, famiglia, lavoro, serenità, salute, chi paga? e soprattutto come fare recuperare l'onore, la carriera, la famiglia? un risarcimento economico non può rendere l'onore, la famiglia, la serenità, dunque gli eventuali danni alla persona rimangono per sempre.
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