26 giugno 2011

Causalità e superstizione.

Nel suo Tractatus logico-philosophicus, Ludwig Wittgenstein scrive, cito a memoria, "La causalità è solo superstizione". Da questa affermazione del filosofo, prescindendo dal senso della sua filosofia, che non è oggetto di questo scritto, prendo spunto per fare alcune considerazioni sulla causalità.
Nel nostro tempo, nella nostra cultura occidentale, tutti i fatti sono prodotti da un antefatto che ne è la causa. Il rapporto di causa a effetto è fondamentale per tutto il nostro pensiero. Sono alla guida di un'auto, mi giro attratto da una bella ragazza per guardarla, non vedo che la macchina che mi precede si è fermata e la tampono. La bella ragazza è causa della mia distrazione, questa è causa della mancata frenata, la mancata frenata è causa del tamponamento. Dunque il danno all'incolpevole veicolo tamponato è causato dall'azione causale del veicolo che non ha frenato. In diritto, per ottenere il risarcimento di un danno, o per giungere a una condanna in ambito penale, è sempre necessario provare il nesso causale tra l'evento illecito (causa) e il danno (o violazione delle norme penali) prodotto (effetto).
L'ho vista usata anche come insegna di una gelateria: carpe diem, vivi il presente; da Orazio al gelato, che pure è adorabile, il salto è funambolesco. Questo concetto, al pari di quello della libertà, costituisce un assioma cogente, che non dev'essere provato: esiste solo il presente, il passato sopravvive solo nei ricordi il futuro non c'è ancora, dunque cogli l'attimo fuggente.
Però se confrontiamo la prima parte di queste mie considerazioni all'ultima, c'è qualcosa che non quadra: dalla potenza all'atto, dalla causa all'effetto, sono concetti che presuppongono un continuum spazio temporale nel quale la possibilità può portare all'atto, segue un percorso, la causa produce l'effetto, la causa cioè, per così dire, regge l'effetto. Ora, se esiste solo il presente, e ciò è il presupposto di tutta la nostra cultura, laica, scientifica e religiosa; e se l'effetto è retto dalla causa, posto che l'effetto, poniamo, è nel presente che esiste esclusivamente, la causa che regge l'effetto dove si trova? risposta: nel nulla. Ma se la causa è nel nulla (nel passato) come può qualcosa che è nel nulla reggere quello che è nell'essere (il presente, carpe diem).

25 giugno 2011

Siamo davvero liberi?

Nel nostro tempo, il concetto di libertà è fondamentale. Libertà di voto, di scegliere la persona amata, di scegliere il luogo dove andare in vacanza, di scegliere il lavoro, sono solo alcune delle attività per le quali si è liberi di scegliere, per le quali si è convinti di essere liberi di scegliere.
Il primo ostacolo alla libertà è l'esistenza di enormi quantità di libertà altrui; si ipotizza che tutti i nostri simili esercitino la propria libertà, con alcune riduzioni per quei popoli che vivono in stati non democratici. Se io sono libero e libero è il mio prossimo, se entrambi siamo in coda al cinema e il mio prossimo è davanti a me e al mio prossimo viene venduto l'ultimo biglietto disponibile per quella proiezione, la mia libertà, di guardare quel film in quel cinema a quell'ora, è compressa, trova un ostacolo insormontabile, un limite empirico sì ma decisamente efficace. Dovrò accontentarmi di guardare uno spettacolo successivo. Poi ci sono gli ostacoli classici: economici, sociali, politici, di istruzione.
La libertà dunque è un ideale, una aspirazione e questo è evidente anche senza spingere a fondo la nostra riflessione sul fondamento di questo concetto; i limiti comuni e empirici che fanno parte dell'esperienza di tutti i giorni già fanno vacillare la certezza di essere liberi.
Spingiamo ora la nostra analisi a un livello più radicale. Dobbiamo decidere se trascorrere un fine settimana al mare o in montagna e scegliamo "liberamente" la montagna, quindi ci rechiamo in montagna dove faremo delle bellissime passeggiate, leggeremo, giocheremo a tennis, mangeremo divinamente e riposeremo benissimo. Ecco che abbiamo esercitato la nostra libertà di scelta, il fine settimana tra il giorno x e il giorno y, visto che nessuno ha ostacolato la nostra scelta, lo avremo trascorso dove abbiamo "liberamente" scelto di recarci. Ora dirò perché ho messo tra virgolette l'avverbio liberamente.
Proviamo a ragionare un po' come ragiona la scienza ma su un esempio terra terra: se riempio una pentola d'acqua e la metto sul fornello a una certa temperatura l'acqua comincerà a evaporare, e questo si ripeterà ogniqualvolta ripeterò questa azione, il che secondo i canoni attuali conferma la fondatezza dell'assunto: a una certa temperatura l'acqua inizierà a evaporare. Nel caso della scelta della montagna per il fine settimana, come alternativa al mare, per avere la certezza di aver scelto la montagna liberamente, dovremmo verificarlo. Dovremmo cioè fornirci la prova che il fine settimana in montagna è frutto della nostra libera scelta e che il medesimo fine settimana avremmo potuto trascorrerlo al mare.
Ebbene, questa prova non è possibile, quel fine settimana lo abbiamo trascorso in montagna dopo aver "scelto" questo luogo; questo fine settimana è collocato nel tempo, per esempio dal 18 giugno 2011 al 19 giugno 2011, e nello spazio, Marilleva in Val di Sole, e, poiché non si può tornare indietro nel tempo, l'alternativa del fine settimana al mare, in quel punto nel tempo, resterà impossibile e impossibile resterà la prova che tale alternativa al mare avrebbe potuto essere.
La libertà quindi non è provata e non è possibile provarla, la libertà è una fede.