26 maggio 2010

Globalizzazione selvaggia.

I mercati mondiali aperti al libero transito di beni e persone sono un bene o un male? questa, ovviamente, non è una domanda da poco.
A ben leggere, questa domanda lascia in ombra aspetti molto rilevanti della realtà mondiale, cioè, per esempio: è vero che attualmente viga il libero transito di beni nel mondo, o invece è vero che è stato consentito ad alcuni Stati, e non a tutti, di avere accesso ai mercati occidentali. La seconda proposizione è quella vera.
I prodotti ortofrutticoli africani non hanno libero accesso ai mercati occidentali e i prodotti occidentali non hanno libero accesso ai mercati africani. I prodotti brasiliani, indiani e cinesi hanno libero accesso ai mercati occidentali, ma i prodotti di questi ultimi non hanno la possibilità di entrare in Brasile, India e Cina in modo altrettanto facile. L'esportazione in questi paesi, da parte dei paesi occidentali, deve sottostare a regole rigide.
Da questi brevi cenni, si può cominciare a dedurre che non esiste una vera regia che imponga regole che valgano per tutti gli Stati, quindi chi cresce a ritmi spettacolari, come Brasile, India e Cina, non è tenuto a osservare regole di reciprocità commerciale, e questo produce degli squilibri che alterano, soprattutto, le parti più deboli delle società occidentali.
Proviamo a cambiare prospettiva, e a porci una domanda insidiosa: le risorse attualmente esistenti sulla terra sono sufficienti per la popolazione mondiale? al momento no, forse in un futuro prossimo, grazie alla tecnica, le risorse terrestri potranno essere adeguate alla popolazione mondiale. Questo significa che se facciamo, per esperimento, una divisione delle risorse per tutti i terrestri il quoziente è inferiore all'unità, vale a dire che tutti gli abitanti sarebbero in difetto di risorse per effetto della "divisione".
Detto questo, coloro che hanno preso le decisioni che hanno portato alla globalizzazione, che ovviamente è stata possibile anche grazie allo straordinario sviluppo dell'informatica e di internet, i decisori della globalizzazione, dicevo, quale finalità avevano? il miglioramento delle condizioni dei popoli del terzo mondo e la conservazione delle buone condizioni mediamente raggiunte dall'occidente; ovvero il miglioramento del terzo mondo e il peggioramento delle condizioni dell'occidente? difficile rispondere.
Tenterò di trarre qualche conclusione. Se le risorse sono insufficienti per tutti: o si distribuiscono e tutti diventano indigenti e nessuno può più aiutare nessuno; o, in attesa che la tecnica sia in grado di mettere a disposizione risorse sufficienti per tutti, si fa tutto il possibile per chi ha bisogno evitando di indebolire chi, se mantiene intatte le sue capacità tecniche, può lavorare per aumentare le risorse disponibili.
Ma il mio discorso si è svolto volutamente in un ambito apolitico, se facciamo entrare in gioco la variabile politica le cose prendono una piega che porta alle stesse conclusioni ma per motivi diversi. L'occidente, in persona degli Stati che decidono, e sono solo due, USA e RUSSIA, sta già controllando i flussi commerciali e finanziari in modo da salvaguardare la propria posizione politico-economico-finanziaria sullo scacchiere globale.