Sì alla ricerca scientifica. Sì all'innovazione. Sì al rispetto. Sì all'educazione. Sì all'istruzione per tutti i cittadini. Sì al merito. Sì al sostegno dei deboli. Sì alla sana amministrazione della cosa pubblica. Sì alle carriere pubbliche fondate sul merito e non sulla politica. Sì al medico di base: medico. Sì a una giustizia rapida e giusta.
I fatti di via Padova parlano, parlano di un'Italia che c'è, parlano di una Italia che si è già formata. Quando l'Italia ha "accolto" milioni di immigrati senza preoccuparsi di inserirli in un contesto abitativo decoroso, di dare loro un lavoro non nero, di dare loro giustizia e senza chiedere agli stessi immigrati il rispetto delle leggi italiane, quando ha fatto questo l'Italia ha posto le basi per eventi come quello di via Padova e di Rosarno.
Il lavoro per riparare ai danni che si può fare oggi mi pare molto arduo. Milioni di stranieri (gli italiani già erano al corrente) hanno conosciuto le ingiustizie diffuse e la diffusa possibilità di defilarsi rispetto all'ordinamento giuridico. Milioni di stranieri, residenti in Italia, hanno imparato pregi, vezzi e vizi italiani, e li hanno in qualche misura assorbiti. L'immigrato francese ha acquisito un po' della cultura francese, quello inglese un po' della cultura inglese, quello italiano si è adeguato alla cultura italiana.
La globalizzazione, con i movimenti che comporta, di denaro, di persone, di fabbriche, di "cervelli", la globalizzazione produce delle forti frizioni a ogni livello: enormi masse di denaro possono essere spostate con un click e questo se da un lato è vantaggioso per gli investitori dall'altro produce instabilità per gli Stati, perché dall'oggi al domani un Stato può perdere grandi risorse e un altro invece può acquisirle. Del resto queste grandi masse di denaro e di investimenti sono mossi dalle multinazionali che per definizione sono di fatto sovranazionali, cioè hanno una unità economico-giuridica che le rende enormemente più forti degli Stati dove operano, i quali per forza di cosa hanno giurisdizione entro i propri ormai angusti limiti territoriali.
Un grande numero di persone si muove da una regione all'altra della terra. I "cervelli", quando giungono in uno Stato occidentale, portando con sé la loro cultura, lo arricchiscono potenziando in esso la ricerca scientifica e tutte quelle attività che richiedono un alto livello intellettivo e culturale, cioè tutte quelle attività che in teoria dovrebbero ridare all'occidente i posti di lavoro che perde con la globalizzazione. Ma questo vale in teoria, in pratica, i fatti ci mostrano che, non è proprio così.
Delle due l'una, o l'Occidente accetta una ridistribuzione senza controllo di produzioni, di ricchezze, di tecnologia, di scienza a livello planetario, ma questo suppongo che significhi l'impoverimento indiscriminato dell'intera popolazione mondiale con incapacità planetaria di qualunque ulteriore sviluppo economico; o l'Occidente ridistribuisce quanto sia possibile per migliorare le condizioni delle parti del pianeta che sono in difficoltà, ma conservando i livelli di benessere raggiunti in Occidente. Certo quest'ultima soluzione è egoistica, ma comporta anche la capacità dell'Occidente di continuare a occuparsi di ricerca e conseguentemente di migliorare le basi scientifiche e tecnologiche che sono le uniche che possono tentare di ridurre gli innumerevoli mali del mondo.