Gli economisti, generalmente, si interrogano sulla efficacia dei provvedimenti adottati dalle autorità per incidere sull'economia. Nei quali sono comprese le decisioni contro l'inflazione e i provvedimenti anti crisi.
Quando i dati macroeconomici si manifestano, gli eventi microeconomici sono già avvenuti e le loro cause, per ovvie ragioni, li hanno preceduti. Se immaginiamo che un evento sia causa di una crisi, questo evento è collocato in un dato momento; l'effetto di questa causa è collocato in un momento successivo; la misura anti crisi è successiva al momento dell'effetto. Le decisioni anti crisi, dunque, tentano di agire su qualcosa che è avvenuto prima e prendono vita quando il corso degli eventi è già andato avanti e si trova in uno stato non conosciuto dall'autorità che decide.
Cioè, un'auto tampona (causa) un'auto che la precede, questa subisce dei danni (effetto), il carro attrezzi porta l'auto tamponata in carrozzeria dove viene riparata (misura anti crisi). La riparazione dell'auto incidentata però potrebbe essere troppo onerosa, tenuto conto dell'entità dei danni e del valore dell'auto, potrebbe essere inopportuna perché il proprietario ha già provveduto a comprare un nuovo veicolo e così via.
Ora, nel caso del veicolo, chi deve decidere è in possesso delle informazioni in tempo reale e quindi non accadrà che decida di riparare un veicolo troppo vecchio o troppo malridotto, nel caso dei governi i dati sono astratti, generali e molto più distanti dalla realtà microeconomica dell'individuo; sicché potrà accadere che il proprietario abbia già comprato una nuova auto e il governo, per misura anticrisi, decida di riparare il veicolo incidentato, il che evidentemente sarebbe un gravissimo spreco di denaro pubblico con conseguente ulteriore aggravamento dello stato di crisi.
I governi, come sicuramente fanno, per evitare misure anacronistiche, devono tener conto del necessario sfasamento spazio-temporale tra crisi e misure anticrisi.
Un altro profilo di analisi interessante è quello della valutazione dello stato di salute economico dei cittadini partendo dai dati del PIL. Se quando il PIL italiano cresceva, il petrolio era arrivato a circa 160 dollari al barile, le bollette erano molto più pesanti di quelle attuali, l'inflazione era molto più alta di quella attuale, si deve concludere che, allora, vale a dire quando il PIL cresceva, i cittadini stavano meglio? oppure la cosa va valutata in modo diverso?
Attualmente il prezzo del petrolio è sceso di quasi due terzi, le bollette si sono alleggerite, l'inflazione si è ridotta in modo significativo, tuttavia il PIL decresce; questo, siamo sicuri che si debba leggere come un peggioramento effettivo delle condizioni economiche del singolo (lasciando fuori del discorso l'ovvietà che chi perde il lavoro o va in cassa integrazione subisce un gravissimo peggioramento delle sue condizioni economiche)?
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