3 giugno 2009

Scienza, tecnica e futuro.

Quando, e se, la scienza e la tecnica avranno prevalso sulle ideologie, e l'umano stato di bisogno dell'uomo sarà superato, e non sarà più necessario consumare la terra per esistere; allora le cose potrebbero cambiare radicalmente rispetto all'oggi.
Certo, in una Terra dove una piccola percentuale di persone possiede quasi tutta la ricchezza e la forza disponibili sul pianeta, l'ipotesi di un futuro fuori del bisogno è un'utopia.
Per iniziare, dopo il fallimento del socialismo reale, e dopo la constatazione che il capitalismo è l'ideologia che ha dato la miglior prova di produzione della ricchezza, è dunque chiaro che le risorse economiche per la scienza e la tecnica provengono dal capitalismo, così com'è chiaro che l'ipotesi utopica del primo paragrafo implica il superamento del capitalismo. Sicché come conciliare una ideologia (il capitalismo) che produce i mezzi per raggiungere un fine (il superameno del bisogno umano), che in quanto superamento del bisogno ucciderebbe l'idologia che l'ha generato? evidentemente la conciliazione non è possibile, eppure non ci sono altre vie d'uscita, come ha dimostrato il grande pensatore contemporaneo che ha sviluppato compiutamente questa tematica, e al quale ovviamente rimando (Emanuele Severino).
Una cosa sola è certa, scienza e tecnica prevarranno su tutto il resto, ma cosa accadrà, quale via seguiranno la scienza e la tecnica per giungere sulla vetta del potere mondiale, questo non è dato sapere: è certo il traguardo ma sconosciuti vie e tempi.
Quando, e se, l'uomo fosse liberato dai suoi bisogni, in un futuro imprecisabile ma potenzialmente non lontanissimo, penso a meno di un secolo: il tempo da dedicare al lavoro sarebbe estremamente ridotto, le differenze di stato tra gli uomini si ridurrebbero a differenze qualitative (pregi di natura: intelligenza, bellezza, attitudine all'arte, eccetera) e non quantitative (capacità di produrre e accumulare denaro, potere). Le differenze tra gli uomini sarebbero attenuate e non odiose: gli esseri umani sarebbero diversi perché più o meno dotati dalla natura; e queste differenze potrebbero sempre essere attenuate da una maggiore o minore disponibilità all'apprendimento e al pensiero.
In un tempo come quello descritto in questi miei pensieri svolazzanti l'uomo, forse, avrebbe più probabilità di porre al centro dei suoi fini la specie umana in quanto tale?

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