Dividendo tecnologico
Principio di non contraddizione
15 giugno 2018
L'antinomia di Bertrand Russel, la logica, la matematica, la fisica.
Esprimerò il mio punto di vista sull'antinomia dei casi di Russell, che è direttamente collegata a logica, matematica e fisica.
Seguo il discorso filosofico di Emanuele Severino, sicché il mio discorso sugli argomenti di oggi è fondato sulla "Struttura originaria", cioè l'apparire dell'esser sé dell'essente, con tutte le sue implicazioni, tra le quali l'eternità di ogni essente e l'autonegazione della negazione della Struttura originaria.
Il mondo così com'è comunemente percepito è una interpretazione erronea dell'apparire degli eterni, la logica, la matematica e la fisica sono strumenti potenti e meravigliosi con cui l'uomo legge la realtà che lo circonda ma che non sono la realtà tout court. In altre parole, logica, matematica e fisica incasellano la realtà, la quale dunque non obbedisce a logica, matematica e fisica. Questo è il motivo per cui può sussistere l'antinomia di Russell.
22 novembre 2015
Daesh
Perché i terroristi agiscano lo dice il loro nome, vogliono spargere il terrore. Il fine è evidente, intendono trarre vantaggio dalla diffusione del terrore.
Questi terroristi spendono il nome dell'Islam senza che nulla faccia pensare che siano legittimati a farlo, dunque impropriamente, illegittimamente, illecitamente spendono il nome dell'Islam.
Per il terrorismo non possono esistere giustificazioni, quindi quelle che elencano come un mantra i terroristi stessi e i loro consapevoli o inconsapevoli fiancheggiatori, con l'intento di spiegare e giustificare le loro azioni esecrabili, sono solo un elenco di "fatti" raccontati come al solito senza garanzie di veridicità e posti come se fossero verità incontrovertibili. Ciò implica necessariamente che che le conclusioni, cioè l'atto terroristico che si vorrebbe spiegare e giustificare resta privo di ogni etica e di ogni giustificazione.
I motivi del terrorismo non sono quelli di ristorare una ingiustizia commessa dall'occidente nella storia passata e recente, i motivi del terrorismo sono semplicemente riassunti in sette parole: lotta senza quartiere per il potere mondiale.
Penso che coloro che agiscono concretamente, soprattutto i kamikaze, abbiano fede nella loro religione, ma questo ovviamente non significa che ciò che pensa un terrorista sia la verità. Una religione che commissionasse ai suoi adepti l'omicidio e la strage sarebbe una contraddizione in termini, infatti se un dio, dall'alto della sua visione divina della totalità, visione che ovviamente trasfigurerebbe la visione parziale e limitata dell'uomo, se dall'alto della sua divinità dicevo volesse punire qualcuno non credo che avrebbe bisogno di usare armi di guerra. Qui mi fermo perché mi rendo conto che l'argomento diventa spinoso e lo lascio ai teologi.
Penso anche che chi finanzia, chi stabilisce le strategie e gli obiettivi, chi governa il terrorismo mondiale sia consapevole pienamente che la posta in gioco non è ultraterrena, bensì terrena, molto terrena. I capi del terrorismo non si pongono minimamente il problema che questa "lotta per il potere" preveda l'uccisione di innocenti. I capi del terrorismo non si fanno scrupoli nel motivare i loro seguaci usando arbitrariamente la loro religione e una lettura storica del tutto arbitraria, per quanto essa ovviamente riveli senza dubbio luci e ombre, ombre grandi e terribili. Ho già detto che giustificare questo con presunte colpe dell'occidente non funziona. Le accuse non sono verità. Certo l'occidente suppongo che abbia le sue colpe ma ciò non autorizza nessuno a colpire cittadini inermi.
10 maggio 2015
Italicum
L'attività umana è per definizione imperfetta, sicché sarà imperfetta anche l'Italicum, tuttavia questo dato di fatto, l'imperfezione dell'attività umana, non può certo essere un alibi per restare fermi e non fare nulla. Le riforme vano assolutamente fatte e poi, se sono state fatte bene, potranno essere affinate dal legislatore. L'Italicum è una riforma fatta bene perché prevede la formazione di un governo stabile e l'eliminazione del bicameralismo perfetto; i contrappesi democratici per garantire la democraticità dei processi decisionali potranno essere verificati ed eventualmente migliorati con la prossima già programmata riforma costituzionale del Senato. Che ovviamente non deve essere l'occasione per neutralizzare l'Italicum, bensì per indirettamente migliorarlo nell'interesse della democrazia e del governo efficiente ed efficace dell'Italia.
Il motivo, per cui Renzi non ha voluto più discutere sull'Italicum e ha posto la questione di fiducia, non è come si è sentito dire dappertutto che Renzi è uno arrogante e vuole fare di testa sua, chi dice questo o è stupido oppure mente. Se il governo Renzi avesse accettato anche un emendamento "virgola", ciò avrebbe comportato la non approvazione della legge, che avrebbe dovuto essere riapprovata dal Senato, e di fatto avrebbe rimandato sine die la sua approvazione, lasciando l'Italia in una situazione terribile: cioè in balia del proporzionale puro, il che come tutti sanno se da una parte rispecchia puntualmente i voti dall'altro produce una situazione di sicura ingovernabilità.
La tanto gridata deriva autoritaria è una sciocchezza, del resto con la legge utilizzata per l'elezione di questo Parlamento abbiamo assistito a ben tre governi nati nelle aule parlamentari e non dalle elezioni: Monti, Letta e Renzi. Questa secondo i critici tout court dell'Italicum era una legge democratica e garantiva il rispetto delle minoranze. A mio avviso invece la legge elettorale bocciata dalla Consulta in realtà ha dato prova di essere una legge che garantiva solo il mantenimento di un assetto istituzionale a garanzia di corruzione, burocrazia e sprechi. Non va del resto dimenticato che dei tre governi citati: Monti, Letta e Renzi, l'unico che ha avuto una legittimazione popolare, benché indiretta, è il governo Renzi (elezioni europee).
Democrazia non significa governo della minoranza ma governo della maggioranza del popolo, sicché la minoranza vigila, denuncia, contesta ma poi chi decide è la maggioranza, altrimenti significherebbe che le parole, la parola democrazia inclusa, sono vuote, non significano nulla. In un regime democratico, quali che siano le regole che il Parlamento decide, quello che conta è che chi vince le elezioni debba governare per un arco di tempo limitato e prestabilito. Chi ha perso potrà rifarsi al turno successivo. In questi giorni abbiamo assistito al rinnovo del Parlamento Inglese, in poche ore, dopo le elezioni, si è saputo chi ha vinto, chi governerà e già addirittura anche quali ministri sono stati confermati: senza attese che ovviamente uno Stato del terzo millennio, nessuno Stato, può più permettersi; e non può più permettersele nell'interesse dei cittadini, non dei politici.
Le analisi critiche a prescindere sappiano benissimo che sono sempre possibili, in tutte le direzioni, quella vera e quella falsa, quella razionale e quella irrazionale. Questo perché un conto è lo sviluppo di un'analisi critica di fronte a un pubblico qualificato e dotato di tutti gli strumenti procedurali e sostanziali per valutare gli asserti dell'oratore o dell'autore di una critica; altro conto è un coacervo di informazioni buttate lì, non coerenti benché convincenti, con critici scelti per propugnare un punto di vista e un contraddittorio scelto per soccombere di fronte alle tesi contrapposte. Il vizio di un ragionamento spesso è molto sottile e in un contesto massmediatico non è facile e agevole rilevarlo o perlomeno evidenziarlo adeguatamente.
Ho anche sentito spesso critiche del tipo "il governo sta pensando alla legge elettorale mentre l'Italia ha bisogno di riforme economiche, del mondo del lavoro, eccetera". Anche questo è un ragionamento straordinariamente falso. Come si possono fare riforme di qualunque tipo se non si garantisce al Parlamento (eliminazione del bicameralismo perfetto) e al governo (certezza della maggioranza e del governo di chi ha vinto le elezioni) la capacita di agire in modo efficiente ed efficace?
5 aprile 2015
Lucio Battisti, Mogol e Panella
Lucio Battisti era un musicista e cantante ma anche e soprattutto un poeta.
Tutte le canzoni di Lucio Battisti e Mogol, ognuna di esse, proiettano un racconto, una storia nell'immaginazione dell'ascoltatore, ognuna di esse sta in piedi da sola, narra un tratto di vita che, pur essendo espressione della cultura, dell'intelligenza, dell'esperienza, dell'arte di Mogol, è tale che consente a chi ascolta di immedesimarsi di divenire in qualche modo, almeno per qualche sfumatura, la storia dell'ascoltatore.
Con l'ultimo Battisti, quello che mette in suono la poesia ermetica di Panella, versi tanto eleganti quanto ritrosi a una immediata comprensione, che vanno assunti un po' per volta, pensati, rimuginati, riascoltati per scoprire nuove sfumature, nuovi significati, il poeta Lucio Battisti fornisce la prova definitiva della sua poesia.
Certo il successo di Battisti-Mogol non è paragonabile a quello dell'ultimo Battisti, ma la qualità non si misura con la quantità, la bellezza è bellezza e non ha bisogno di conferme economicomassmediologiche.
Perché ho parlato di poesia con riferimento a Lucio Battisti, e non di musica, egli ha scritto le musiche dei brani che interpretava, e non di grande cantante, cantautore? la parola scritta è un segno che richiama l'immagine vocale del suono, dunque un poeta, un musicista scrivono quello che hanno "sentito" con la loro sensibilità, con la loro cultura, il loro talento la loro esperienza, ma quello che scrivono è una registrazione dell'immagine musicale che essi hanno concepito, dunque di un suono che essi hanno fissato nei segni. L'interprete partendo dalla parola scritta, interpretandola, dice la parola ma, nel caso del cantante, la ripensa, la riconcepisce, restando fedele al segno per quanto riguarda la coesione e la coerenza di esso, ma dando al suono un significato, mediante la sua interpretazione sonora, del tutto nuovo e personale.
Lucio Battisti interpretando i testi dei poeti Mogol e Panella li ha (con il massimo rispetto per i due poeti) riscritti e fatti propri. La grandezza di questo grande artista è tutta qui: nei colori, nei profumi, nei suoni, nelle atmosfere, nei sentimenti nelle Emozioni, nei mondi che egli ha saputo suscitare in tanti milioni di ammiratori con le sue interpretazioni tanto profonde, non canoniche, inusuali, quanto poetiche.
Lucio Battisti era anche un grande poeta.
26 gennaio 2015
Il nucleo della filosofia di Emanuele Severino
Il pensiero di questo grande pensatore, Emanuele Severino, indaga da numerosi punti di vista lo sviluppo logico del nucleo fondamentale del suo pensiero.
Il nucleo fondamentale del pensiero di Emanuele Severino è il seguente: l'esperienza è innegabile e l'essere si oppone incontrovertibilmente al nulla. Può sembrare riduttivo ma non lo è affatto, le implicazioni del significato di queste due proposizioni sono tali da cancellare in un colpo solo tutte le convinzioni del mondo Occidentale, peraltro oramai convinzioni del mondo tout court.
Alcune delle implicazioni della Struttura originaria (nucleo fondamentale del pensiero del filosofo) sono l'eternità del tutto, l'illusorietà della libertà, la coesistenza incontrovertibile di passato, presente e futuro e mi fermo qui.
La parola di Severino (il linguaggio che testimonia il destino della verità) non è ipotetica ma incontrovertibile, dunque si esprime fuori dei canoni dei saperi che dominano l'Occidente, fondati soprattutto sulla ipoteticità/controvertibilità della conoscenza.
Immutabilità del possibile del passato
16 settembre 2014
Contratto di lavoro part-time
La tecnologia di cui parlo ovviamente non è solo quella elettronica ma anche quella meccanica, quella cioè che ha consentito all'uomo di evolversi durante i millenni. Dalla rivoluzione industriale a oggi, da un lato l'orario e i giorni di lavoro si sono ridotti, dall'altro il controvalore del lavoro è aumentato considerevolmente. Due secoli fa, un operaio, con il suo salario, riusciva a malapena a nutrirsi, oggi (nonostante la crisi) con il salario si fanno molte altre cose. Lo stato attuale dell'economia del lavoro in occidente non è il regalo di qualcuno, capitalista o sindacato che sia, esso è il portato dell'evoluzione tecnologica.
Negli ultimi anni, la tecnologia aumenta i suoi confini sempre più rapidamente e si fa carico di quote di lavoro umano sempre maggiori. Certo questo ragionamento dev'essere temperato con il fatto della globalizzazione, che pone a confronto diritti e principi occidentali con quelli dei paesi di nuova industrializzazione, dove vigono diritti e principi molto più deboli di quelli occidentali; tuttavia l'avanzata tecnologica è inarrestabile e la domanda di lavoro per unità prodotta tende a scendere.
Il mio è un ragionamento non matematico ma certamente coerente, quindi non penso che sia possibile mettere in dubbio le mie conclusioni, nonostante non abbia determinato con esattezza il numero, non essendo questo lo scopo di questo mio scritto, che indichi matematicamente il rateo di riduzione di lavoro per unità prodotta.
Per tener conto delle mie conclusioni, e consentire al mercato del lavoro di trovare un equilibrio che tenga conto del processo di riduzione di lavoro per unità prodotto dovuto all'evoluzione tecnologica, un metodo "automatico" e del tutto soft potrebbe essere quello di rendere più economico per via fiscale e normativa (senza intaccare in nessun modo i redditi dei lavoratori e anzi aumentandoli), per i datori di lavoro, l'assunzione di lavoratori part-time.
13 settembre 2014
Il governo Renzi e le agognate riforme
"Improvvisamente", la concorrenza tra l'uomo occidentale e quello dei paesi di nuova industrializzazione incide sulla carne viva dell'economia, micro e macro che sia. Da un lato, la casa, l'auto, i diritti, l'ecologia, l'istruzione, il welfare, dall'altro due pasti caldi quando va bene: il confronto è disarmante.
In attesa che emerga un quadro economico globale chiaro e che sia imboccata una nuova via dello sviluppo, i paesi forti e indipendenti (Usa, Giappone, Russia) adottano tutte le politiche possibili per combattere la crisi economica, anche in contrasto con la teoria dei conti in ordine; i paesi meno forti e meno indipendenti, l'UE, seguono regole anacronistiche ma soprattutto non hanno una struttura politica che consenta una politica di sviluppo, quale che sia, coerente con la situazione economica globale, attuale, e con il benessere di tutti i popoli dell'Unione.
Veniamo all'Italia, Renzi sta incontrando ostacoli enormi nel suo tentativo di modificare l'assetto politico-economico attuale, la ricetta, a parole, è semplice, a fatti è terribilmente difficile da realizzare. Eliminazione della criminalità organizzata, eliminazione della corruzione (con conseguente enorme risparmio per le casse dello stato e promozione dei soggetti economici sani a discapito di quelli corrotti), eliminazione degli sprechi, eliminazione dell'evasione fiscale, riduzione delle imposte, eliminazione della burocrazia: sono i principali obiettivi del governo Renzi.
Se il governo riuscisse a realizzare questo programma, sarebbe superata la crisi? a mio avviso no, tuttavia questi obiettivi è comunque necessario realizzarli. Nel contempo bisogna lavorare per adeguare il paese alla nuova economia globalizzata.
Il contratto a garanzie crescenti, la semplificazione del diritto del lavoro, la riduzione del costo del lavoro per via fiscale, l'incentivazione dei contratti a part-time (che dovrebbero essere resi più convenienti per il datore di lavoro rispetto ai normali contratti a full-time), il miglioramento del sistema creditizio a favore dei piccoli e medi imprenditori, la riforma del sistema giudiziario (l'aumento della sua efficienza) sono tutti obiettivi che se realizzati potrebbero dare sicuramente un contributo significativo all'Italia che deve guardare al mondo globalizzato.
15 marzo 2014
Contratti a termine "acausali" fino a trentasei mesi
Perché la acausalità è importante? perché la necessità di indicare i motivi dell'assunzione a termine espone i datori di lavoro alla impugnazione del termine del contratto, con conseguenti costi giudiziari del rapporto di lavoro. I contratti acausali invece sono meno esposti alle vertenze di lavoro.
Un contratto a termine acausale per trentasei mesi consente ai datori di lavoro di stipulare contratti il cui orizzonte temporale non è infinito e ridurre i rischi delle contese giudiziarie, e ai lavoratori una maggiore probabilità di conservare il lavoro per almeno trentasei mesi.
Sarebbe a mio avviso molto utile una norma che incoraggi la prosecuzione del contratto a termine in scadenza, per esempio con incentivi fiscali e contributivi se il contratto a termine viene trasformato a tempo indeterminato e con una sorta di azzeramento di tutto il contenzioso riferito al contratto a termine che viene convertito, dal datore di lavoro, in contratto a tempo indeterminato.
Certo tutta la selva complessa e intricata dei cosiddetti contratti atipici (contratto a termine, contratto a progetto, contratto a partita iva, contratto a chiamata, eccetera) sarebbe sfoltita da un contratto di lavoro unico a garanzie crescenti che, da un lato, non imprigionerebbe il datore di lavoro in una relazione contrattuale troppo rigida e, dall'altro, offrirebbe l'opportunità al lavoratore di non avere un orizzonte temporale deciso dalla irragionevolezza di leggi che, di fatto, paradossalmente, impongono il licenziamento a una certa data.
Mi spiego meglio, attualmente i contratti a termine acausali possono essere stipulati con una durata massima di un anno. I datori di lavoro, per ragioni economiche e a mio avviso anche psicologiche ma del tutto legittime, anche quando il lavoratore è ben inserito nel ciclo produttivo, preferiscono non entrare nella fase che pure la legge prevede anche ora, durata cioè fino a tre anni. La proroga del contratto a termine dopo il primo anno, esporrebbe maggiormente i datori di lavoro a una vertenza di lavoro, perché superati i dodici mesi i contratti a termine, per essere legittimi, con la legge vigente attualmente, devono indicare i motivi per cui si stipula un contratto a termine, indicazione che comporta oneri probatori che, ripeto, espongono il datore di lavoro a rivendicazioni giudiziarie.
8 marzo 2014
Riforme
Forse questa parola, data la situazione italiana, che mi pare piuttosto incacrenita, è in effetti un po' blanda, e ci vorrebbe un neologismo che al momento non c'è, si vedrà.
Nonostante la mancanza del neologismo e non volendo, ovviamente, usare la parola "rivoluzione" che evoca scenari, pure epocali ma certo anche terribili, nonostante ciò questa società deve riuscire a cambiare pelle, carne e ossa.
Il compromesso di riformare la legge elettorale solo per la Camera e non per il Senato è, mi pare, figlio un ricatto dei partitini che sostengono il governo. Dunque, se accadrà lo vedremo presto, la riforma si farà ma non avrà nessun effetto, al voto con una legge per la Camera e una per il Senato proprio non ci si può andare. L'esito sarebbe un disastro: cioè non si avrebbe nessun vincitore.
La legge elettorale che serve all'Italia dovrebbe garantire la rappresentanza politica delle minoranze, la vittoria di una o più forze politiche, e il governo ai vincitori. Solo così il voto degli italiani non sarebbe tradito. I rimaneggiamenti successivi alle elezioni servono solo alle lobby di ogni genere per eludere il voto popolare. Sia chiaro che con questo non intendo dire che il governo Renzi è figlio delle lobby, questo non l'ho detto né lo penso. Voglio dire che per evitare che i governi siano espressioni di forze antitetiche, come l'attuale governo, o il governo Letta, o il governo Monti, che sono tutti nati, almeno a parole, per tentare di costruire delle basi condivise per poi entrare in una fase vera di democrazia, ma finora l'intento è fallito, per far sì dicevo che ci sia un vincitore delle elezioni e che questo vincitore la stessa sera delle elezioni entri in carica, per far questo è necessaria una legge elettorale ben fatta e una riforma costituzionale coerente con gli obiettivi di democraticità e buona gestione della cosa pubblica.
In genere il denaro privato viene gestito dai suoi possessori in modo più o meno oculato, ma quando la gestione di esso non è buona le conseguenze dirette di tale mala gestione ricadono su chi ha mal gestito il suo; il denaro pubblico viene (è sotto gli occhi di tutti) "gestito" malissimo (burocrazia, corruzione, sprechi, evasione fiscale) e le conseguenze di questa mala gestio non ricade su chi l'ha compiuta bensì su tutti gli incolpevoli cittadini italiani, sicché le conseguenze della cattiva amministrazione delle risorse dello Stato si abbattono su tutti noi. Eppure in Italia continuiamo ad assistere inermi e impotenti alla distruzione di risorse da parte dello Stato che non esita, per continuare ad alimentarsi, a prelevare e a prelevare sempre di più, senza fare nulla per eliminare tutte le sue inefficienze.
Ho visto in tivvù una intervista al sindaco di Roma il quale, alla domanda se era al corrente del fatto che dei dipendenti del comune timbravano il cartellino e se ne andavano per i fatti loro, ha risposto che avrebbe fatto montare i tornelli. La risposta data è sconvolgente. Un fenomeno di spreco aperto e colpevole di danaro pubblico viene accolto non come qualcosa da perseguire ed eliminare ma quasi come una marachella cui far finta di porre rimedio (montare ridicoli tornelli spendendo altro denaro pubblico). Non sarebbe stata forse meglio una risposta del tipo: accerteremo e prenderemo seri provvedimenti affinché ciò non possa più accadere?
25 gennaio 2014
Qui Italia, Mondo
5 gennaio 2014
Lavoro, debito pubblico, innovazione, sviluppo.
14 dicembre 2013
Prospettive italiane
Si sa che gli USA sono ormai tornati a crescere e che per ottenere questo risultato hanno agito in modo deciso sul piano finanziario-economico-politico.
Anche i dogmi economici vanno risistemati, a opera degli economisti, senza dogmi ma con la ricerca e il confronto. Non si può più parlare di economia senza tener conto dell'intero Pianeta e dell'attuale stato tecnologico che in mezzo secolo ha già cambiato tutto.
L'Europa, Italia in testa, ha ancora dei gravissimi problemi e nessuna seria prospettiva di miglioramento della situazione finanziario-economico-politica.
Renzi e Grillo sembrano gli unici politici che non parlano il solito politichese e che indicano con esattezza cosa vogliono fare, tutti gli altri, senza voler generalizzare ma per l'economia del mio discorso non è necessario essere più analitici, tutti gli altri fanno discorsi più generici che attendono che qualcuno li specifichi (chi se non loro stessi?), perdendosi nella stessa chiacchiera politicante degli ultimi vent'anni.
L'Italia è costretta a gareggiare con tutti gli altri Stati e ad armi pari: ricerca, istruzione, tecnologia, servizi, industria, finanza, economia, politica sono i più importanti temi che uno Stato non anacronistico deve affrontare.
Nei confronti innanzitutto dell'Europa, l'Italia deve svolgere il suo ruolo e tutelare con la massima serietà i suoi interessi, a trecentosessanta gradi; non è ammissibile che lo Stato italiano non abbia una posizione precisa su ogni singolo tema europeo e che non faccia sentire il suo peso su ogni singola questione; finora non è stato così, l'Italia non ha fatto sentire la sua voce. Spessissimo gli uomini politici che rappresentano lo Stato italiano parlano di "compiti a casa", usando una locuzione appropriata per un giovane studente ma non per uno Stato. L'Italia in Europa deve trattare su ogni singolo tema, nessuno escluso, perché ogni singolo argomento ha degli effetti sulla vita dei cittadini italiani, per fare questo naturalmente è necessario un governo democratico, e democraticamente forte, nonché degli eletti al Parlamento europeo selezionati con grandissima attenzione. La nostra classe dirigente deve anche saperci dire, non fideisticamente ma motivatamente, se per l'Italia l'Europa è un bene o un male e perché; e se del caso l'Italia deve rimettere in discussione tutto ciò che non va, senza escludere nulla. In caso contrario, ripeto, l'Italia non è parte importante d'Europa ma parte subalterna d'Europa e in quest'ultimo caso le cose starebbero proprio male.
Nella politica interna, avremmo bisogno di un governo presente e non anacronistico, che sia in grado di comprendere e interpretare tempestivamente non gli umori degli elettori ma la realtà nazionale, europea e mondiale che lo circonda; di un governo e un parlamento che agiscano, e che ovviamente tengano conto che siamo del 2013 e non nel 1913. Finora non mi pare che sia mai accaduto nulla di tutto ciò.
Il nuovo segretario del PD è giovane e dinamico e promette un approccio adeguato, ma con tutta onestà non so fare previsioni, non so affatto se avrà la capacità e la perseveranza per vincere contro burocrazia, clientelismo, nepotismo, corruzione, eccetera, eccetera, eccetera.
22 novembre 2013
Gianni Cuperlo e Matteo Renzi
20 ottobre 2013
Politica economica
Dove finiscono quindi le risorse che non vengono restituite ai cittadini in servizi? in corruzione, burocrazia, arretratezza tecnologica grave, sprechi, evasione fiscale.
La tecnologia ha cambiato il mondo, i fini e i mezzi di produzione non sono più chiari come prima. Il confronto tra le capacità tecniche e politiche è aperto su scala planetaria. Certo non dimentico che le superpotenze militari sono sempre le solite due, Usa e Russia. Tuttavia anch'esse devono fare i conti e costringono a fare i conti con il nuovo assetto tecnologico mondiale. La retromarcia del presidente degli Usa sulla paventata guerra in Siria, per i modi i tempi e i soggetti che hanno agito per scongiurarla - Putin, il Papa, l'informazione globale - questa retromarcia dicevo è forse un indizio della fondatezza di quanto sostengo, quando dico che anche le superpotenze, nonostante il loro strapotere nucleare, devono fare attenzione alla globalizzazione.
Il nostro governo dichiara che ha ridotto le tasse ma toglie ai cittadini ogni strumento di controllo, perché? perché se è vero che ha ridotto le tasse ha cambiato le modalità di riscossione, i nomi delle tasse, i parametri di calcolo e così via? se vado al cinema oggi e pago 10 euro, e domani allo sportello mi vendono un biglietto facendomi pagare 9,90 euro, posso constatare e affermare che il biglietto è diminuito di 10 centesimi. Ma se invece di ridurre il biglietto di 10 centesimi mi dicono che d'ora in poi pagherò il film in base alla sua durata e che dunque se dura meno di novanta minuti pagherò 9,90 euro e se dura più di novanta minuti pagherò 10,10 euro, chi mi garantisce che i film, da quel momento non dureranno tutti più di novanta minuti e che la dichiarata riduzione del prezzo in realtà è una finta e che il prezzo in realtà è aumentato? non me lo garantisce nessuno e data l'esperienza di ognuno di noi è certo che i film, dopo la "riduzione" del prezzo, dureranno tutti come minimo 91 minuti.
Anche quest'anno il Pil decresce e pare che in sostanza non ci siano cenni di ripresa. Meno Pil meno introito fiscale da parte dello Stato (si suppone), ma in Italia non è così, meno Pil e maggiore gettito fiscale, è contraddittorio ma è così: questo significa forte aumento della pressione fiscale. Se produco meno e pago più tasse di prima, sfido chiunque a dirmi che non si tratta di un aumento della pressione fiscale (che l'aumento sia dovuto alla lotta all'evasione mi pare del tutto inconsistente come argomento).
L'Italia ha un debito enorme che le banche hanno acquistato anche con le risorse a basso costo che hanno ricevuto negli ultimi anni dalla BCE. Nel contempo le banche, che pure acquistano con larghezza debito pubblico, hanno chiuso i rubinetti ai piccoli e medi imprenditori italiani.
Ora facciamo un po' due conti. Il sistema economico-politico-istituzionale italiano ha dei gravi problemi che si sintetizzano in una riduzione del PIL. Lo Stato ha un grande debito che lo induce ad aumentare spaventosamente la pressione fiscale. Le banche destinano le loro risorse al finanziamento del debito pubblico e stringono invece i cordoni della borsa nei confronti dei piccoli e dei medi imprenditori. Detto questo, se la base dell'economia è l'impresa, sul prodotto della quale poi si regge tutto il sistema (privati, Stato, democrazia, eccetera), se l'economia per le ragioni più disparate esterne e interne al sistema Italia langue, se lo Stato preleva allegramente dalle tasche dei cittadini anche quando queste sono sempre disperatamente più vuote, se tutto questo è vero, l'unica via d'uscita è un aumento del credito all'economia e una riduzione dei consumi di Stato. Invece lo Stato non dà alcun segno concreto di ravvedimento, e le stesse banche che hanno serrato i cordoni della borsa ai piccoli e medi imprenditori continuano a finanziare lo Stato come se nulla fosse.
3 ottobre 2013
Europa, migranti, ipocrisia
Papa Francesco come al solito si è distinto per spontaneità e immediatezza.
La spinta formidabile verso i luoghi dove, nonostante la crisi, si mangia è irresistibile. Questo fenomeno, la migrazione di massa, non può essere trattato come un qualunque affare, la realtà è quella che è, i migranti sopraggiungono non per sport ma per fame, sopraggiungono perché sanno che in occidente si mangia anche quando c'è la crisi, nonostante tutto; in un modo o nell'altro ce la si fa, si va avanti: non è così nei luoghi da dove provengono: non si mangia, si muore di malattia, si muore di guerra, si muore di corruzione, si muore non di vecchiaia.
Lampedusa è territorio italiano ma anche e soprattutto europeo. Ma il vecchio continente si commuove con distacco, esso è lontano: conti in ordine, biciclette, classe dirigente impeccabile, silenzio, stato sociale, futuro, aumento della longevità, ecologia; sì ecologia per salvare la terra, ma la terra non è una pietra la terra sono gli essere umani, gli emigranti sono esseri umani identici agli occidentali,sono la terra, ma essi non mangiano, essi muoiono non di vecchiaia, essi cercano un lavoro, essi, prima di cercare la salvezza trascendentale, cercano la salvezza terrena, cercano un posto dove sopravvivere in modo meno duro della loro vita là da dove provengono.
Se l'emigrazione di massa è un fenomeno "storico" inarrestabile, ed è così; se Lampedusa è territorio europeo; se l'europa è occidente a pieno titolo; ebbene, se è così, l'Europa tutta insieme deve mobilitarsi contro i criminali che sfruttano questo fenomeno e a favore di coloro che hanno bisogno di ogni tipo di aiuto, per evitare il ripetersi di queste tragedie. Certamente non respingendoli ma assistendoli convintamente sia in Europa sia nei loro paesi.
Se l'Europa dovesse restare silente allora ciò significa che l'Europa è solo un nome vuoto, e non è vero che Lampedusa è Europa: allora Lampedusa è Italia e se è così, se quando l'Europa deve dimostrare di esistere non lo fa, per quale ragione l'Italia dovrebbe sottostare ai regolamenti e alle direttive europee?
13 settembre 2013
Libertà, casualità, causalità
Il debito, di questa mia riflessione, soprattutto verso uno dei massimi pensatori contemporanei, è evidente, sicché non lo citerò per non attribuirmi una vicinanza intellettuale che certamente non merito.
Entriamo ora nel tema indicato per cercare di vedere più chiaramente come possono stare insieme i concetti rappresentati da queste tre parole, che sono presentissime nella vita di tutti i giorni , anche negli ambiti più elevati della riflessione contemporanea. Cultura, scienza e religione argomentano senza mai (o quasi) dubitare della loro fondatezza e verità.
Libertà e casualità sono concetti coerenti tra loro. Se gli enti sono casuali, e dunque possono essere oppure non essere, allora non è immediatamente contraddittorio che siano condizionabili liberamente.
Libertà e casualità sono coerenti anche con il concetto di causalità. Una concatenazione causale degli enti a prima vista non contraddice il concetto di libertà, resta da vedere come la libertà, all'interno di una concatenazione causale, possa uscire liberamente dalla concatenazione causale per interferire con la medesima concatenazione causale.
Sulla terra la libertà è fondamentale, partire o non partire, studiare o non studiare, discutere o lasciar correre, dare un bacio o farselo dare, fare l'ingegnere o l'artista, insomma tutto si può decidere liberamente, certo è ammesso anche comunemente che la nostra libertà incontra i limiti oggettivi (il possesso di un veicolo per viaggiare, la possibilità economica di proseguire gli studi, un'indole più o meno forte, la libertà dei nostri simili, eccetera). Superati gli ostacoli oggettivi è ammessa comunemente dunque la facoltà di decidere, la libertà. Il mondo contemporaneo, o almeno una sua schiacciate maggioranza, ormai da secoli, prende in considerazione come reale solo ciò che è sperimentabile: la pioggia, un aereo, un caffè, un manager, uno smartphone; dunque la maggior parte della cultura laica contemporanea considera nulla la metafisica ovvero, in questa accezione, ciò che non è sperimentabile.
Ed eccoci arrivati al punto. Proviamo a verificare la sperimentabilità della libertà. Decido di partire per le vacanze e mi reco al mare. Giunto alla mia destinazione, mi trovo a pensare che forse sarei potuto andare in vacanza in montagna. Son convinto che avrei potuto liberamente decidere di venire qui al mare, come in effetti ho deciso, oppure decidere di andare da un'altra parte, ma sono venuto al mare. Bene, come possiamo andare oltre questa nostra convinzione e avere in mano la certezza che avrei potuto decidere di andare in montagna, come posso sperimentare la libertà che sono certo di aver avuto di scegliere il mare o la montagna? Ho deciso di andare al mare e ora sono qui al mare, il momento della decisione è oramai nel passato, ma io so che nel passato la mia decisione, che è stata libera, poteva essere diversa, avrei potuto andare in montagna. Ora, come posso sperimentare che la mia è stata una decisione libera? la risposta è fin troppo semplice, la libertà non si può sperimentare. Dunque il mondo laico contemporaneo che crede solo nel fisico, che è definito l'unica realtà, si fonda su un concetto, la libertà, che non fa parte del mondo "reale" e che dunque è metafisico.
Fuori delle religioni, che in ogni caso hanno visioni parzialmente diverse del tutto, è dato per certo che il passato lascia ricordi, opere, documenti, ma non è più; il presente, l'attuale, l'adesso è la realtà e il futuro non è ancora. Questa è ciò che "sperimentiamo" e che perciò è alla base del pensiero, della scienza, della cultura, dell'arte. Con riferimento al concetto di causalità però sorge un problema, e cioè: come può un passato che istante per istante diventa un mero ricordo causare un presente, che è il reale? se il presente diventando passato si annulla, e ciò avviene istante per istante, come può il passato (ormai nullificato dal passare del tempo) essere connesso causalmente con il presente? quando parliamo di nesso causale sosteniamo una tesi che equivale a dire che poggiamo un bicchiere colmo d'acqua su una scrivania che è stata spostata un istante prima. Il bicchiere cadrà per terra e si frantumerà. Eppure tutti i nostri pensieri, le notizie, i processi, la scienza, tutto il nostro mondo poggia sulla causalità. Su un concetto che poggia a sua volta sul nulla, il passato.
Il pensiero contemporaneo ha superato da un pezzo l'idea deterministica della realtà, quindi non tutto è retto dal nesso causale. Ora se non tutto si fonda sul nesso causale il resto o è conseguenza delle scelte libere o è casuale.
Abbiamo visto che la libertà è una fede, non è sperimentabile, e che la causalità entra in collisione con il medesimo pensiero che la fonda. Quanto alla casualità, l'essere o non essere possibile di qualunque cosa, cosa comporta, è quello della casualità un concetto immediatamente contraddittorio o no?
Se l'apparire del futuro è casuale questo vuol dire che tutto può essere, e che tutto può nascere ovvero restare eternamente nel nulla. Ripeto, se le cose stanno così, la libertà, che tuttavia resta non sperimentabile, trova un notevole appoggio. Purtroppo però, anche la convinzione che il presente è casuale non è sperimentabile, è solo una congettura. Noi viviamo nel presente, dunque di quel che è dopo (il passato) e di quel che è prima nulla possiamo sperimentare.
Da quando è apparso il pensiero, il tema centrale è stato ed è come conciliare il principio di non contraddizione (l'essere è e non può non essere) con il divenire. La risposta che è stata data e su cui poggia tutto l'occidente, e che implica la legittimità di libertà, causalità e casualità, è che, seguendo l'insegnamento di Aristotele, il principium firmissimum è sottoposto al tempo.
Le "nostre" sintetiche riflessioni su libertà, causalità e casualità, però, non lasciano scampo. Gli assiomi fondamentali del nostro pensiero attendono di essere chiariti.
4 settembre 2013
Nuova legge elettorale
La priorità dell'attuale governo dovrebbe essere la nuova legge elettorale ma, beninteso, non una qualunque legge elettorale purché sia nuova, la nuova legge elettorale, in sostanza, dovrebbe avere i seguenti requisiti.
La formazione politica che vince le elezioni, anche di un solo voto, deve poter governare questo Paese, dal giorno successivo a quello delle elezioni, senza burocrazia e tentennamenti di sorta.
Altre soluzioni che non consentano a chi vince di governare vanno rifiutate.
La legge che ho in mente, la cui scrittura è ovvio dovrà essere affidata agli esperti della materia, deve possedere tutti i requisiti necessari per garantire l'opposizione e la assoluta democraticità dell'attività di governo.
In caso contrario, il miglioramento del funzionamento dello Stato italiano temo sia destinato a rimanere una mera speranza.
23 luglio 2013
Imu e catasto
Riformare il catasto significa modificare i parametri con cui si calcolano le imposte sugli immobili, il che lascia supporre che il governo (ammesso che ci riesca), con una mano, elimini l'Imu sulla prima casa, con l'altra, con un gioco di prestigio, con la modifica dei parametri catastali, aumenti la tassazione sugli immobili a piacere, cioè potrebbe limitarsi a modificare il catasto per recuperare quanto perde con l'Imu, ma potrebbe anche andare oltre e, per esempio, ridurre l'Imu di quattro e aumentare i parametri catastali di venti, risultato: aumento delle imposte di sedici. Staremo a vedere.
Invece di compensare l'attuazione degli slogan con aumenti di imposte: ridurre burocrazia, sprechi, corruzione, evasione fiscale, risparmi no, eh?
13 giugno 2013
Sprechi pubblici e burocrazia
Detto questo, è lecito domandarsi perché il Governo non prende in considerazione l'eliminazione degli sprechi pubblici e della burocrazia autoreferenziale come fonte privilegiata di finanziamento dei suoi progetti? siano essi l'eliminazione dell'IMU sulla prima casa o dell'aumento dell'IVA.
Certo, lo comprendo, riformare tutto è una impresa non da poco, ma se si cominciasse da un piccolo settore qualunque, e lo si rendesse efficiente, economico, efficace, utile alla Nazione, per dimostrare di essere capaci di realizzare quello che si dice di voler fare.
Un Governo come quello in carica è un Governo di compromesso che quindi a un certo punto potrebbe fermarsi, dunque non sarebbe stato saggio, forse, in primo luogo, scrivere una legge elettorale che in caso di elezioni anticipate consenta a chi le vince di governare?