12 luglio 2011

Chromebook

Ho bisogno di un nuovo portatile per quando incontro i miei clienti fuori del mio studio e ho deciso che comprerò un Chromebook, ma c'è un problema.
Attualmente il Chromebook, in Italia, è venduto, anzi prenotato, solo da Pixmania, all'indirizzo www.pixmania.com, e fin qui tutto bene, dunque qual è il problema?
Eccolo, questo sito vende solo a coloro che comprano come privati, se l'acquisto deve farlo una "partita iva", cioè un'azienda, un professionista, un piccolo imprenditore, un artigiano, l'acquisto va fatto su un altro sito www.pixmania-pro.com, e fin qui ci risiamo, ma ... ecco l'ostacolo: su questo sito è in vendita solo il Chromebook wifi, quello 3G no. Ho provato a scrivere alcune email e la risposta è stata la seguente: una responsabile mi ha detto semplicemente che il Chromebook non lo vendono sul sito Pixmania-pro; un'altra invece mi ha specificato che su questo sito, per le partite iva, è in vedita solo la versione wi-fi.
A me pare pura follia, cosa c'è di diverso tra una vendita con lo scontrino fiscale e una con la fattura, a parte l'emissione ovvia della fattura? niente! eppure la situazione in Italia, per il Chromebook, per il momento è questa.

04 luglio 2011

Caramelle al miele.

Il principio di non contraddizione è il fondamento della logica, quindi è fondamentale per ragionare in qualunque ambito umanistico e scientifico. Le religioni si fondano sulla fede, sicché non si fondano sul principio di non contraddizione. Ma, sia detto incidentalmente, se una fede religiosa affermasse di essere fondata dalla logica, dalla conoscenza razionale, allora anche quella fede dovrebbe sottostare al principio di n. c. Se invece una fede religiosa asserisse di prevalere sul principio di n. c. essa si porrebbe apertamente fuori della razionalità, perché sarebbe fondata su sé stessa, dunque non su ciò che è razionalmente vero ma a ciò che è tenuto per vero, fuori cioè della razionalità.
Una caramella non è nulla, è una caramella. Una buonissima caramella "al miele" non viene dal nulla, dal nulla non viene nulla. La proposizione "una caramella è una caramella" (o un treno è un treno, o un capello è un capello) esprime una identità incontrovertibile, e la sua negazione (una caramella non è una caramella) è autocontraddittoria e si elimina da sé. Ora, tra il nulla e una caramella vi è una distanza assoluta: il nulla non è, la caramella è; la caramella, ho scritto sopra, non può venire dal nulla; essa non può venire dal nulla ma nemmeno può andarci, nel nulla. Se una caramella al miele divenisse nulla violerebbe il principio di non contraddizione, dunque una caramella al miele resta una caramella al miele.

26 giugno 2011

Causalità e superstizione.

Nel suo Tractatus logico-philosophicus, Ludwig Wittgenstein scrive, cito a memoria, "La causalità è solo superstizione". Da questa affermazione del filosofo, prescindendo dal senso della sua filosofia, che non è oggetto di questo scritto, prendo spunto per fare alcune considerazioni sulla causalità.
Nel nostro tempo, nella nostra cultura occidentale, tutti i fatti sono prodotti da un antefatto che ne è la causa. Il rapporto di causa a effetto è fondamentale per tutto il nostro pensiero. Sono alla guida di un'auto, mi giro attratto da una bella ragazza per guardarla, non vedo che la macchina che mi precede si è fermata e la tampono. La bella ragazza è causa della mia distrazione, questa è causa della mancata frenata, la mancata frenata è causa del tamponamento. Dunque il danno all'incolpevole veicolo tamponato è causato dall'azione causale del veicolo che non ha frenato. In diritto, per ottenere il risarcimento di un danno, o per giungere a una condanna in ambito penale, è sempre necessario provare il nesso causale tra l'evento illecito (causa) e il danno (o violazione delle norme penali) prodotto (effetto).
L'ho vista usata anche come insegna di una gelateria: carpe diem, vivi il presente; da Orazio al gelato, che pure è adorabile, il salto è funambolesco. Questo concetto, al pari di quello della libertà, costituisce un assioma cogente, che non dev'essere provato: esiste solo il presente, il passato sopravvive solo nei ricordi il futuro non c'è ancora, dunque cogli l'attimo fuggente.
Però se confrontiamo la prima parte di queste mie considerazioni all'ultima, c'è qualcosa che non quadra: dalla potenza all'atto, dalla causa all'effetto, sono concetti che presuppongono un continuum spazio temporale nel quale la possibilità può portare all'atto, segue un percorso, la causa produce l'effetto, la causa cioè, per così dire, regge l'effetto. Ora, se esiste solo il presente, e ciò è il presupposto di tutta la nostra cultura, laica, scientifica e religiosa; e se l'effetto è retto dalla causa, posto che l'effetto, poniamo, è nel presente che esiste esclusivamente, la causa che regge l'effetto dove si trova? risposta: nel nulla. Ma se la causa è nel nulla (nel passato) come può qualcosa che è nel nulla reggere quello che è nell'essere (il presente, carpe diem).

25 giugno 2011

Siamo davvero liberi?

Nel nostro tempo, il concetto di libertà è fondamentale. Libertà di voto, di scegliere la persona amata, di scegliere il luogo dove andare in vacanza, di scegliere il lavoro, sono solo alcune delle attività per le quali si è liberi di scegliere, per le quali si è convinti di essere liberi di scegliere.
Il primo ostacolo alla libertà è l'esistenza di enormi quantità di libertà altrui; si ipotizza che tutti i nostri simili esercitino la propria libertà, con alcune riduzioni per quei popoli che vivono in stati non democratici. Se io sono libero e libero è il mio prossimo, se entrambi siamo in coda al cinema e il mio prossimo è davanti a me e al mio prossimo viene venduto l'ultimo biglietto disponibile per quella proiezione, la mia libertà, di guardare quel film in quel cinema a quell'ora, è compressa, trova un ostacolo insormontabile, un limite empirico sì ma decisamente efficace. Dovrò accontentarmi di guardare uno spettacolo successivo. Poi ci sono gli ostacoli classici: economici, sociali, politici, di istruzione.
La libertà dunque è un ideale, una aspirazione e questo è evidente anche senza spingere a fondo la nostra riflessione sul fondamento di questo concetto; i limiti comuni e empirici che fanno parte dell'esperienza di tutti i giorni già fanno vacillare la certezza di essere liberi.
Spingiamo ora la nostra analisi a un livello più radicale. Dobbiamo decidere se trascorrere un fine settimana al mare o in montagna e scegliamo "liberamente" la montagna, quindi ci rechiamo in montagna dove faremo delle bellissime passeggiate, leggeremo, giocheremo a tennis, mangeremo divinamente e riposeremo benissimo. Ecco che abbiamo esercitato la nostra libertà di scelta, il fine settimana tra il giorno x e il giorno y, visto che nessuno ha ostacolato la nostra scelta, lo avremo trascorso dove abbiamo "liberamente" scelto di recarci. Ora dirò perché ho messo tra virgolette l'avverbio liberamente.
Proviamo a ragionare un po' come ragiona la scienza ma su un esempio terra terra: se riempio una pentola d'acqua e la metto sul fornello a una certa temperatura l'acqua comincerà a evaporare, e questo si ripeterà ogniqualvolta ripeterò questa azione, il che secondo i canoni attuali conferma la fondatezza dell'assunto: a una certa temperatura l'acqua inizierà a evaporare. Nel caso della scelta della montagna per il fine settimana, come alternativa al mare, per avere la certezza di aver scelto la montagna liberamente, dovremmo verificarlo. Dovremmo cioè fornirci la prova che il fine settimana in montagna è frutto della nostra libera scelta e che il medesimo fine settimana avremmo potuto trascorrerlo al mare.
Ebbene, questa prova non è possibile, quel fine settimana lo abbiamo trascorso in montagna dopo aver "scelto" questo luogo; questo fine settimana è collocato nel tempo, per esempio dal 18 giugno 2011 al 19 giugno 2011, e nello spazio, Marilleva in Val di Sole, e, poiché non si può tornare indietro nel tempo, l'alternativa del fine settimana al mare, in quel punto nel tempo, resterà impossibile e impossibile resterà la prova che tale alternativa al mare avrebbe potuto essere.
La libertà quindi non è provata e non è possibile provarla, la libertà è una fede.

02 giugno 2011

Caro Presidente Berlusconi.

Il programma presentato agli elettori dal Presidente del Consiglio mi pare che in larga misura non sia stato attuato.
La riforma fiscale, il disboscamento della burocrazia italica, la riforma del diritto del lavoro, la riforma della giustizia, la riforma delle istituzioni democratiche rappresentative, finalizzata alla razionalizzazione per aumentarne l'efficienza democratica e ridurne il costo per la Nazione; insomma le riforme che avrebbero potuto migliorare lo Stato italiano, a vantaggio della Nazione, non sono state realizzate.
Silvio Berlusconi ha dichiarato innumerevoli volte di voler attuare queste riforme ma queste dichiarazioni non sono state seguite dai fatti. Certo, egli ha dovuto prima subire prima il freno Casini poi il freno Fini e sempre, sullo sfondo, ha subito il freno ancora più potente e immanente della burocrazia autoreferenziale, tuttavia tant'è: il Presidente Berlusconi non ha attuato ciò che aveva promesso.
Stare al Governo non significa detenere il potere per il potere, stare al Governo vuol dire dirigere il Paese, disoccupati, lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi, imprenditori, perché migliori la propria condizione; un programma elettorale è una "ricetta" per ottenere questo risultato, migliorare le condizioni sociali, politiche ed economiche di tutti i cittadini; dunque, siccome un Governo si forma sulla base del consenso degli elettori al programma elettorale, il Governo in carica ha il dovere di eseguire il programma elettorale.
Il Governo Berlusconi ha di fatto lasciato non eseguito il suo programma elettorale. Un Governo deve avere il coraggio del proprio programma sicché, se riesce a porlo in atto bene, se non vi riesce, e la situazione è tale da non lasciare prospettive, allora deve ammetterlo e passare la mano.
Il Governo attuale ha ancora, teoricamente, due anni di legislatura davanti a sé, quindi teoricamente può realizzare il proprio programma elettorale. Per questo il Presidente Berlusconi, a mio sommesso parere, dovrebbe avere il coraggio del programma elettorale per il quale è stato eletto e realizzarlo, accettando che in caso di fallimento si vada tutti a casa, anche prima del termine naturale della legislatura.
Un cenno ai processi. Il Presidente ha la fortuna di potersi avvalere dei migliori avvocati, quindi lasci che le questioni giudiziarie, quali che siano, vengano discusse nelle aule dei tribunali, e per i processi si affidi fiducioso nelle mani dei tecnici. I giornalisti si sbizzarriscano pure, nei limiti delle loro facoltà; i giornalisti sono il sale della democrazia, anche quando sono "nemici"; un grande uomo non può che avere grandi nemici.

12 aprile 2011

Europa e immigrazione.

Viviamo momenti davvero difficili. A ridosso delle nostre coste meridionali c'è un gruppo di Nazioni che sognano l'Occidente e l'Europa. Queste Nazioni sono molto giovani e vogliono vivere nelle economie occidentali, ma dell'Occidente non accettano tutto, dell'Occidente vogliono il reddito, delle sue regole della sua cultura non si interessano più di tanto, anzi alle regole e alla cultura dell'Occidente preferiscono regole, cultura e religioni patrie.
I mass media e internet raccontano l'Occidente, ma il racconto non è sincero. Le televisioni e internet sono comunque descrizioni dell'Occidente, ma la realtà, naturalmente, è un'altra cosa. Uno schiaffo sul nostro viso e uno schiaffo sul viso di un personaggio visto al cinema sono enormemente diversi, il primo è reale il secondo è solo una rappresentazione. I mass media descrivono, rappresentano, la realtà, inevitabilmente la deformano. Il problema è tutto qui. La realtà è lo schiaffo sul nostro viso, con il dolore, il rimbombo e il sibilo nell'orecchio, il sangue che accorre sottopelle e arrossa il viso, la frustrazione, la rabbia che seguono, insomma la realtà ci morde la carne, i mass media fanno finta, ciò vale anche quando sono sinceri.
Certo, vivere in un regime democratico è molto diverso dal vivere in un regime dittatoriale, e certamente è molto più diverso di quanto io riesca a immaginare, posto che non ho mai vissuto in un regime dittatoriale. Ma vivere in una democrazia non vuole certo dire vivere in paradiso, né si può ridurre tutto al PIL pro capite. I numeri, letti così, non significano nulla. Dire che i libici hanno un reddito pro capite che è la metà di quello degli italiani non dice quasi nulla, perché non parla della distribuzione reale di quel reddito, il confronto tra i redditi medi è ingannevole. Nonostante i numeri dicano che i libici hanno meno reddito medio a disposizione, nella realtà quel minor reddito potrebbe essere distribuito meglio che in Italia, e dunque un numero più piccolo potrebbe esprimere male una situazione economica che appunto sfugge al numero ed è molto migliore di come viene raccontata. Inoltre, posto che i valori economici non sono assoluti, più che di confronti tra numeri estrapolati da realtà diversissime tra loro, sarebbe già un passo avanti confrontare i poteri d'acquisto reali del reddito medio pro capite. Se una cinquecento in Italia costa, per esempio, 20.000 euro e in Libia, per esempio, costasse 9.000 euro, ecco che un reddito pari al cinquanta per cento di quello italiano avrebbe un potere d'acquisto maggiore di quello italiano.
Ora vengo al punto. L'Italia è uno dei paesi fondatori dell'Europa economica, che nel suo cammino storico, almeno finora, non è mai andata oltre l'economia. Dal punto di vista economico, gli Stati Uniti d'Europa, che ovviamente non esistono, se esistessero sarebbero la prima potenza economica mondiale, e conseguentemente diventerebbero la prima potenza mondiale tout court. Questo altererebbe gli equilibri mondiali attuali e dunque creerebbe a dir poco scompiglio, perché cambierebbero i padroni del Mondo, gli attuali padroni del Mondo dovrebbero consegnare a questo luogo dell'utopia le chiavi del sistema. Insomma, gli attuali padroni non permetteranno mai che qualcun altro (l'Europa politica) li spodesti. Quindi l'Europa si rassegni e si accontenti dell'Euro che, pur tra tante critiche, infine è riuscito faticosamente a venire alla luce. Ma anche qui, uno dei paesi più significativi d'Europa, e quindi anche dell'utopia Stati Uniti d'Europa, a tutt'oggi non l'ha adottato ..., ma questa, come dicono i narratori, è un'altra storia.
La sollevazione delle masse del Maghreb è un evento gigantesco, legato ai mass media e a internet, ma porta con sé gravi e non risolti problemi. Il primo è chi reggerà quei governi dopo la cacciata dei dittatori? il secondo è chi si farà carico delle conseguenze immediate dei disordini? come quella, per esempio, della migrazione di massa.
L'Italia è un paese europeo ed è esposta in modo immediato al fenomeno della migrazione di massa. Della migrazione innanzitutto andrebbe colpita duramente la criminalità che lucra sul fenomeno; in secondo luogo bisogna affrontare il problema senza dimenticare che i migranti sono bambini, donne e uomini e non animali; in terzo luogo il problema dovrebbe affrontarlo chi ce l'ha e non chi per un fattore casuale come l'ubicazione geografica semplicemente lo subisce. Quindi, in primis i migranti sono bambini, donne e uomini, e questo non dobbiamo dimenticarlo mai. Il paese che intendono raggiungere i migranti, che ovviamente attraverso i mass media e internet non hanno informazioni corrette sulla realtà europea ma informazioni deformate dai medium, il paese che desiderano i migranti, dicevo, è l'Europa, anzi gli Stati Uniti d'Europa, che in realtà non esistono. Lo Stato più a portata di mano è l'Italia, che come sappiamo è membro dell'Unione Europea ma che i migranti credono che sia uno degli Stati Uniti d'Europa che come abbiamo visto non esistono, dunque essi giungendo a Lampedusa o in un altra porzione del territorio italiano credono di esser giunti in Europa ma nei fatti non è così.
La questione però non è di poco conto, mi chiedo con quale coerenza l'Europa dei ventisette non si occupa di un evento europeo, solo perché l'evento per ragioni casuali prende corpo in una parte del territorio europeo e non in un'altra parte? l'Europa dovrebbe, non dimenticando che parliamo di bambini, donne e uomini, affrontare il problema della migrazione e dargli una soluzione o perlomeno tentare di dargli una soluzione. In caso contrario, l'Europa emetterebbe un rumore e non un suono armonioso quale vorremmo ascoltare.

02 aprile 2011

Fantapolitica?

Da molti anni non faccio viaggi in giro per il mondo, ma ricordo che quando ho visitato paesi lontani, molto prima del 1994, dal tassista al cittadino del paese lontano visitato, quando hanno scoperto che ero italiano hanno sempre, subito dopo, pronunciato le fatidiche parole: spaghetti, pizza, mafia. Come biglietto da visita non è granché, ma tant'è.
Su molti giornali, nei talk show, nelle interviste i politici delle opposizioni ripetono il solito pregiudizio: Berlusconi è deriso in tutto il mondo e via dicendo su questa linea.
E' difficile esprimere un giudizio su questioni che riguardano i "popoli del mondo" perché, più che guardare gli articoli di giornale e i servizi giornalistici delle tivvù, per avere un dato, almeno bisognerebbe fare dei sondaggi con il rispetto delle leggi statistiche. Quindi l'assunto che siccome i mass media parlano male di Berlusconi questo significa che i cittadini del mondo pensano male del nostro Presidente del Consiglio non è provato, ma per portare avanti il mio ragionamento teniamolo per vero.
L'Italia dunque non aveva già da prima del suo avvento una grande fama, ma questa nomea è stata aggravata da Berlusconi? ammesso e non concesso che sia così, non sarà un po' diversa la ragione per cui Berlusconi è fatto oggetto di attacchi violenti dai mass media internazionali?
Berlusconi è un  outsider in Italia, voglio dire che è un uomo che si è fatto da sé, che non discende né da una famiglia aristocratica né da una famiglia ricca, e non gli si perdona la sua attuale ricchezza. I suoi peccati sono stati commessi, nel tempo e nello spazio, dal fior fiore dei politici, degli imprenditori e degli intellettuali, ma quando gli stessi peccati li commette Berlusconi non si possono, né si devono, perdonare.
Berlusconi rompe gli schemi, nel quadro politico italiano ma anche in quello internazionale. Egli non segue le linee tradizionali della politica italiana, applica un metodo sui generis per costituire e sviluppare relazioni con gli stati esteri, coltiva un rapporto personale con Putin, con Gheddafi, con Bush, e con molti altri capi di stato, anche molto discussi. Questo modo di fare consente all'Italia di avvantaggiarsi sul piano industriale ed energetico, ma nel contempo altera i delicati equilibri cui sono molto attente le grandi potenze mondiali. Nei libri e nei film dedicati a Enrico Mattei si ipotizza che il suo agire fuori degli schemi gli sia costata la vita. Si pensa questo perché Mattei non rispettava le regole non scritte delle sette sorelle. Berlusconi non rispetta le regole non scritte che vorrebbero gli italiani in posizione prona come paria della comunità internazionale, egli si rapporta con il resto del mondo alla pari.
Gli attacchi internazionali al nostro premier sono la reazione ai "danni" ai propri interessi che gli stati "primi della classe" subiscono o temono di subire per opera delle azioni da outsider di Silvio Berlusconi.